Stato patrimoniale riclassificato: come si fa e cosa mostra
Stato patrimoniale riclassificato: criterio finanziario e criterio funzionale, un esempio completo con i numeri e cosa ti dice sulla solidità dell'azienda.
di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio
Lo stato patrimoniale riclassificato è lo stesso stato patrimoniale del bilancio, con le voci spostate in un ordine diverso: per scadenza (entro o oltre l'anno) oppure per funzione (gestione operativa o finanziaria). Serve a rispondere a domande che lo schema del codice civile non rende evidenti: l'azienda riesce a pagare i debiti a breve? Gli investimenti sono finanziati nel modo giusto? Quanto debito finanziario c'è davvero?
Il bilancio depositato non cambia. Cambia il modo di leggerlo. Vediamo i due metodi più usati, con un esempio completo dall'inizio alla fine.
Perché riclassificare lo stato patrimoniale?
Lo schema dell'art. 2424 del codice civile ordina l'attivo per destinazione: immobilizzazioni, magazzino, crediti, liquidità. Il passivo è diviso in patrimonio netto, fondi, TFR e debiti. È uno schema pensato per essere uguale per tutti, non per rispondere alle domande dell'imprenditore o della banca.
Per esempio i debiti verso le banche stanno tutti nella stessa voce, che siano un fido da rientrare domani o la rata di un mutuo che scade tra otto anni. E i crediti verso clienti includono sia quelli che incasserai il mese prossimo sia quelli dilazionati a tre anni.
La riclassificazione rimette ordine. È il primo passo di ogni analisi seria, come abbiamo visto nell'articolo sulla riclassificazione del bilancio.
Quali sono i criteri di riclassificazione?
Due, e rispondono a domande diverse.
Criterio finanziario (detto anche di liquidità ed esigibilità). Divide le voci in base al tempo:
- attivo fisso: quello che tornerà in forma di soldi oltre i dodici mesi
- attivo corrente: quello che tornerà in forma di soldi entro i dodici mesi
- passività consolidate: i debiti da pagare oltre i dodici mesi
- passività correnti: i debiti da pagare entro i dodici mesi
Risponde alla domanda: l'azienda è in equilibrio tra quello che incassa e quello che deve pagare? È il criterio che usano di più le banche per gli indici di liquidità.
Criterio funzionale (detto anche gestionale o di pertinenza). Divide le voci in base alla gestione a cui appartengono:
- capitale investito nella gestione operativa: immobilizzazioni più capitale circolante operativo
- fonti di finanziamento: patrimonio netto più posizione finanziaria netta
Risponde alla domanda: quanto capitale assorbe l'attività e come è finanziato? È il criterio più utile per l'imprenditore che vuole capire dove sono fermi i soldi.
Come si riclassifica con il criterio finanziario?
Prendiamo un'azienda di esempio con questo stato patrimoniale civilistico, in euro:
| Attivo | Passivo | ||
|---|---|---|---|
| Immobilizzazioni nette | 1.100.000 | Patrimonio netto | 600.000 |
| Rimanenze | 450.000 | Fondi rischi | 40.000 |
| Crediti verso clienti (di cui 50.000 oltre 12 mesi) | 700.000 | TFR | 160.000 |
| Altri crediti | 60.000 | Debiti verso banche (di cui 520.000 oltre 12 mesi) | 820.000 |
| Disponibilità liquide | 90.000 | Debiti verso fornitori | 580.000 |
| Ratei e risconti attivi | 20.000 | Debiti tributari e previdenziali | 110.000 |
| Altri debiti | 90.000 | ||
| Ratei e risconti passivi | 20.000 | ||
| Totale | 2.420.000 | Totale | 2.420.000 |
Le regole sono poche:
- i crediti oltre i 12 mesi vanno nell'attivo fisso, anche se nel bilancio stanno nell'attivo circolante
- il magazzino va nell'attivo corrente, alla voce disponibilità
- la quota del mutuo che scade entro l'anno va nelle passività correnti
- TFR e fondi rischi, salvo uscite previste a breve, vanno nelle passività consolidate
- ratei e risconti seguono la scadenza: qui, per semplicità, entro l'anno
Il risultato:
| Impieghi | Euro | Fonti | Euro |
|---|---|---|---|
| Attivo fisso | 1.150.000 | Patrimonio netto | 600.000 |
| Immobilizzazioni | 1.100.000 | Passività consolidate | 720.000 |
| Crediti oltre 12 mesi | 50.000 | Mutuo oltre 12 mesi | 520.000 |
| Attivo corrente | 1.270.000 | TFR e fondi | 200.000 |
| Disponibilità (magazzino) | 450.000 | Passività correnti | 1.100.000 |
| Liquidità differite | 730.000 | Banche entro 12 mesi | 300.000 |
| Liquidità immediate | 90.000 | Fornitori, fisco, altri, ratei | 800.000 |
| Totale | 2.420.000 | Totale | 2.420.000 |
Cosa mostra lo stato patrimoniale riclassificato?
Dai totali escono gli indici di solidità e liquidità.
Capitale circolante netto = Attivo corrente − Passività correnti = 1.270.000 − 1.100.000 = 170.000 €
È positivo: le attività che diventano cassa entro l'anno coprono i debiti in scadenza entro l'anno. Ne parliamo nella voce sul capitale circolante netto.
Margine di tesoreria = Liquidità immediate + Liquidità differite − Passività correnti = 820.000 − 1.100.000 = −280.000 €
È negativo: senza vendere il magazzino, l'azienda non riesce a pagare i debiti a breve. Dipende quindi da quanto velocemente il magazzino diventa fatturato e il fatturato diventa incasso.
Margine di struttura primario = Patrimonio netto − Attivo fisso = 600.000 − 1.150.000 = −550.000 €
Margine di struttura secondario = Patrimonio netto + Passività consolidate − Attivo fisso = 1.320.000 − 1.150.000 = 170.000 €
I soci da soli non coprono gli investimenti, ma con il mutuo sì. È una situazione comune nelle PMI e non preoccupante, a patto che il secondario resti positivo. Il calcolo e la lettura sono nell'articolo sul margine di struttura.
Come si riclassifica con il criterio funzionale?
Si separano le voci operative da quelle finanziarie. Con gli stessi numeri:
| Voce | Euro |
|---|---|
| Immobilizzazioni operative | 1.100.000 |
| Rimanenze + crediti verso clienti + altri crediti + ratei attivi | 1.230.000 |
| − Fornitori, debiti tributari, altri debiti, ratei passivi | −800.000 |
| = Capitale circolante operativo | 430.000 |
| − TFR e fondi rischi | −200.000 |
| Capitale investito netto | 1.330.000 |
| Patrimonio netto | 600.000 |
| Posizione finanziaria netta (820.000 debiti bancari − 90.000 liquidità) | 730.000 |
| Totale fonti | 1.330.000 |
Questa vista dice una cosa che il criterio finanziario non mostra con la stessa chiarezza: l'attività assorbe 1.330.000 €, e più della metà è finanziata con debito bancario. E i 430.000 € di circolante operativo sono soldi fermi tra magazzino e clienti: se i clienti pagassero 30 giorni prima, una parte di quel debito sparirebbe.
Che errori si fanno quando si riclassifica?
- Lasciare il mutuo tutto nelle passività correnti o tutto nelle consolidate. La quota oltre l'anno è indicata a parte nello stato patrimoniale, il dettaglio è nella nota integrativa: va separata.
- Contare tra le liquidità crediti che non verranno incassati. Se un cliente non paga da un anno, quel credito non è liquidità differita.
- Valutare il magazzino al valore di bilancio senza chiedersi se si vende. Merce ferma da anni gonfia l'attivo corrente.
- Usare un solo anno. La riclassificazione dice molto di più se confronti almeno tre bilanci.
Per sapere cosa c'è in ogni riga dell'attivo prima di spostarla, trovi la spiegazione nella voce sulle attività dello stato patrimoniale.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra stato patrimoniale civilistico e riclassificato?
Il civilistico è lo schema obbligatorio del bilancio depositato. Il riclassificato usa gli stessi numeri in un ordine diverso, per scadenza o per funzione, per calcolare indici di liquidità e solidità.
Quale criterio di riclassificazione è meglio usare?
Servono entrambi. Il finanziario dice se l'azienda paga i debiti a breve. Il funzionale dice quanto capitale assorbe l'attività e quanto è finanziato con debito.
Dove trovo le quote dei debiti oltre i 12 mesi?
Nello stato patrimoniale, accanto a ogni voce di credito e debito, deve essere indicata separatamente la parte esigibile oltre l'esercizio successivo. Altri dettagli sono nella nota integrativa.
Ogni quanto conviene riclassificare lo stato patrimoniale?
Almeno una volta l'anno sul bilancio. Meglio ogni trimestre su una situazione contabile aggiornata, così vedi cambiare circolante e debiti mentre puoi ancora intervenire.
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