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Risultato netto su valore della produzione: cosa indica

Risultato netto su valore della produzione: cosa indica, come si calcola dal conto economico, un esempio con i numeri e come capire dove si perde il margine.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

Il rapporto tra risultato netto e valore della produzione indica quanti euro di utile restano all'azienda ogni 100 euro che produce, dopo aver pagato tutto: costi, ammortamenti, interessi e imposte. Si calcola dividendo l'utile (o la perdita) dell'esercizio per il valore della produzione.

È il numero che riassume l'anno in una percentuale. Da solo dice poco, ma confrontato con gli altri margini mostra dove si ferma il guadagno. Vediamo come si calcola, come si legge e cosa ci fai.

Come si calcola il risultato netto su valore della produzione?

Risultato netto su valore della produzione = Utile (perdita) dell'esercizio ÷ Valore della produzione × 100

Tutti e due i numeri sono nel conto economico, secondo lo schema dell'art. 2425 del codice civile:

  • il risultato netto è l'ultima riga, la voce 21 «utile (perdite) dell'esercizio», cioè quello che resta dopo le imposte. Ne parliamo nella voce sul risultato di esercizio
  • il valore della produzione è il totale della voce A: ricavi delle vendite, variazioni delle rimanenze di prodotti e lavori in corso, lavori interni capitalizzati, altri ricavi

Il valore della produzione è più ampio del fatturato. Se vuoi capire cosa ci finisce dentro, trovi tutto nella voce sul valore della produzione.

Che cosa indica questo rapporto?

Indica la redditività finale dell'azienda rispetto a tutto quello che ha prodotto. Se è il 4%, vuol dire che su 100 euro di produzione restano 4 euro di utile da reinvestire o distribuire ai soci.

È diverso dal ROS, che mette a confronto il reddito operativo con le vendite e si ferma prima di interessi e imposte. Il ROS dice quanto rende l'attività tipica. Il risultato netto su valore della produzione dice quanto resta alla fine, dopo che anche banche e Stato hanno avuto la loro parte. Il ROS lo spieghiamo nella voce sulla redditività delle vendite.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio che lavora la lamiera per conto terzi. Mettiamo in fila i margini, ognuno in percentuale sul valore della produzione.

VoceEuro% sul valore della produzione
Valore della produzione2.500.000100%
EBITDA250.00010,0%
Ammortamenti−80.000−3,2%
Reddito operativo170.0006,8%
Oneri finanziari−40.000−1,6%
Imposte−40.000−1,6%
Risultato netto90.0003,6%

Il calcolo:

Risultato netto su valore della produzione = 90.000 ÷ 2.500.000 × 100 = 3,6%

La parte interessante è la cascata. L'attività tipica produce un buon 10% di EBITDA. Poi 3,2 punti se ne vanno in ammortamenti, cioè il consumo di macchinari e impianti. Altri 1,6 punti vanno alla banca e 1,6 allo Stato. Alla fine restano 3,6 euro ogni 100.

Come si legge la differenza tra EBITDA e risultato netto?

È qui che l'indice diventa utile. Se il risultato netto è basso, la tabella ti dice dove guardare.

  • EBITDA basso: il problema sta nell'attività. Prezzi, costi diretti, costi fissi, mix di prodotti.
  • Ammortamenti alti: l'azienda ha investito molto. Può essere un buon segno, se gli investimenti stanno producendo reddito, o un peso, se l'impianto è sovradimensionato.
  • Oneri finanziari alti: il debito costa troppo rispetto a quello che si produce.
  • Imposte: dipendono dalle regole fiscali e dai risultati, e vanno lette con il commercialista.

Due aziende con lo stesso risultato netto del 3% possono avere problemi opposti. Una ha un EBITDA del 5% e quasi niente debiti, l'altra un EBITDA del 12% e interessi pesanti. Alla prima serve più margine, alla seconda meno debito. Il numero finale è uguale, la cura no.

Che valore deve avere il risultato netto su valore della produzione?

Non esiste un valore giusto per tutti. Dipende dal settore: il commercio all'ingrosso vive di volumi alti e margini sottili, i servizi professionali possono avere margini più alti.

Il confronto più utile è con te stesso, anno su anno. E con l'andamento del valore della produzione. Se la produzione cresce e la percentuale scende, stai lavorando di più per guadagnare meno in proporzione.

Un caso concreto, con il fatturato al posto del valore della produzione. Daniel Mascia, titolare di un'azienda di impiantistica elettrica e termoidraulica, fatturava 453.575 € con un utile di 49.098 €, circa il 10,8% del fatturato. Con il controller Davide Giovanni La Francesca ha calcolato il costo orario della struttura e reso i preventivi coerenti con i costi. In 11 mesi il fatturato è sceso a 433.825 € e l'utile è salito a 75.397 €, circa il 17,4% del fatturato. Meno lavoro, più utile su ogni 100 euro. La storia è nel caso studio di Daniel.

Cosa fare lunedì mattina?

Prendi l'ultimo bilancio e costruisci la tabella dell'esempio con i tuoi numeri: valore della produzione, EBITDA, ammortamenti, oneri finanziari, imposte, risultato netto, ognuno in percentuale. Fai lo stesso con l'anno prima. Guarda quale riga si è mossa di più. È lì che c'è il lavoro da fare.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra risultato netto e utile?

Nessuna, quando è positivo. Il risultato netto dell'esercizio è l'utile se positivo, la perdita se negativo. Nel bilancio è la voce 21 del conto economico.

Meglio usare il valore della produzione o il fatturato?

Il valore della produzione è più completo per aziende che producono o lavorano su commessa, perché tiene conto del magazzino e dei lavori in corso. Per un'azienda commerciale i due valori sono quasi uguali. Scegli uno dei due e usalo sempre.

Un risultato netto basso vuol dire che l'azienda va male?

Non per forza. Può dipendere da un anno di investimenti con ammortamenti alti o da un'imposta straordinaria. Diventa un segnale quando scende per più anni o quando nasce da un EBITDA debole.

Ogni quanto conviene calcolarlo?

Una volta l'anno sul bilancio. Con un controllo di gestione mensile puoi stimarlo anche durante l'anno, sapendo che imposte e alcune voci di fine anno vanno calcolate a parte.


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