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Riclassificazione del bilancio: perché farla e come si fa

Riclassificazione del bilancio: cosa significa, perché lo schema civilistico non basta e come si riclassificano stato patrimoniale e conto economico.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

Riclassificare il bilancio vuol dire riordinare le voci dello stato patrimoniale e del conto economico secondo una logica utile a chi decide, invece che secondo lo schema fissato dalla legge. Si fa per capire se l'azienda guadagna con la sua attività, se riesce a pagare i debiti in scadenza e per calcolare gli indici che guardano le banche.

I numeri sono gli stessi del bilancio depositato. Cambia l'ordine, e con l'ordine cambia quello che riesci a vedere. Vediamo perché serve, come si fa e cosa salta fuori, con un esempio.

Cosa significa riclassificare il bilancio?

Lo stato patrimoniale e il conto economico seguono gli schemi degli articoli 2424 e 2425 del codice civile. Sono schemi pensati per essere uguali per tutte le società, così chiunque, un fornitore, una banca, il fisco, può leggere il bilancio di qualunque azienda.

Riclassificare significa prendere quelle stesse voci e spostarle in un altro schema, costruito per rispondere a una domanda precisa:

  • l'azienda riesce a pagare i debiti dei prossimi dodici mesi? Si riclassifica lo stato patrimoniale in base alla scadenza.
  • quanto capitale assorbe l'attività e come è finanziato? Si riclassifica lo stato patrimoniale in base alla funzione.
  • dove si forma il guadagno? Si riclassifica il conto economico in base al comportamento dei costi o alla loro destinazione.

Perché lo schema civilistico non basta?

Prendi lo stato patrimoniale civilistico. I crediti verso clienti stanno tutti nell'attivo circolante, anche quello che un cliente in difficoltà ti restituirà in tre anni. I debiti verso banche stanno in un'unica voce, la D4, con a parte la quota oltre l'esercizio: il mutuo e il fido di cassa finiscono vicini, anche se uno lo restituisci in sette anni e l'altro la banca può chiedertelo domani.

Lo stesso vale per il conto economico, che classifica i costi per natura. Ti dice quanto hai speso in servizi, non quanto ti costa produrre o quanto ti resta su ogni vendita.

Lo schema civilistico è corretto. Semplicemente risponde a domande diverse dalle tue. Come è fatto lo trovi nella guida sullo stato patrimoniale.

Come si riclassifica lo stato patrimoniale?

I criteri principali sono due.

Criterio finanziario, o di liquidità ed esigibilità. Divide l'attivo in base a quando diventerà soldi e il passivo in base a quando andrà pagato. Il confine è l'anno.

AttivoPassivo
Attivo fisso: immobilizzazioni e crediti oltre 12 mesiPatrimonio netto
MagazzinoPassivo consolidato: debiti oltre 12 mesi, TFR, fondi
Liquidità differite: crediti entro 12 mesiPassivo corrente: debiti entro 12 mesi
Liquidità immediate: cassa e banca

È lo schema che usano le banche per gli indici di liquidità e di solidità.

Criterio funzionale, o di pertinenza gestionale. Mette da una parte il capitale che serve per lavorare (immobilizzazioni operative e capitale circolante: magazzino più crediti commerciali meno debiti commerciali) e dall'altra le fonti che lo finanziano: patrimonio netto e debiti finanziari al netto della liquidità. Risponde alla domanda: quanto capitale assorbe la mia attività, e chi l'ha messo?

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 2,4 milioni di euro. Dallo stato patrimoniale civilistico e dalla nota integrativa ricaviamo queste informazioni:

  • immobilizzazioni per 900.000 €
  • rimanenze per 300.000 €
  • crediti verso clienti per 600.000 €, di cui 50.000 € con un piano di rientro oltre l'anno
  • crediti tributari per 40.000 € e liquidità per 60.000 €
  • patrimonio netto 500.000 €, TFR 150.000 €
  • debiti verso banche 700.000 €: un mutuo da 500.000 € con 100.000 € di rate in scadenza entro l'anno, e 200.000 € fra fido e anticipi fatture
  • fornitori 420.000 €, debiti tributari e previdenziali 80.000 €, finanziamento dei soci 50.000 €

Riclassificato con il criterio finanziario diventa:

AttivoEuroPassivoEuro
Attivo fisso950.000Patrimonio netto500.000
Magazzino300.000Passivo consolidato600.000
Liquidità differite590.000Passivo corrente800.000
Liquidità immediate60.000
Totale1.900.000Totale1.900.000

Nel passivo consolidato ci sono il TFR, la parte del mutuo oltre l'anno (400.000 €) e il finanziamento dei soci, che qui ipotizziamo non venga chiesto indietro a breve. Nel passivo corrente ci sono le rate del mutuo dell'anno, il fido, i fornitori e i debiti tributari.

Ora si calcolano tre margini:

  • Capitale circolante netto = Attivo corrente − Passivo corrente = 950.000 − 800.000 = +150.000 €
  • Margine di tesoreria = Liquidità immediate e differite − Passivo corrente = 650.000 − 800.000 = −150.000 €
  • Margine di struttura = Patrimonio netto − Attivo fisso = 500.000 − 950.000 = −450.000 €

Tradotto: le attività a breve coprono i debiti a breve solo contando il magazzino. Senza vendere la merce, mancano 150.000 €. E il patrimonio netto copre poco più della metà delle immobilizzazioni: il resto lo finanziano il mutuo, il TFR e il finanziamento dei soci. Niente di drammatico, ma è un'azienda che dipende dalla velocità con cui gira il magazzino. Dal bilancio civilistico, così com'è, non si vedeva.

Con questo schema si calcolano poi gli indici: liquidità, indipendenza finanziaria, copertura delle immobilizzazioni. Li trovi spiegati uno per uno nella guida sugli indici di bilancio.

Come si riclassifica il conto economico?

Anche qui ci sono più schemi, ognuno per una domanda diversa.

  • A valore aggiunto: separa i costi esterni dal costo del personale e fa emergere l'EBITDA. È lo schema che usano spesso le banche.
  • A costo del venduto: raggruppa i costi per destinazione (produzione, vendita, amministrazione) e mostra il margine industriale. Utile per chi produce.
  • A margine di contribuzione: separa i costi variabili da quelli fissi. Permette di calcolare il punto di pareggio e il margine di ogni prodotto. Lo spieghiamo passo per passo nell'articolo sul conto economico a margine di contribuzione.

Per chi guida una PMI lo schema a margine di contribuzione è quello che risponde più direttamente alle domande di tutti i giorni: quanto mi resta su ogni vendita, quanto devo fatturare, quale prodotto tenere.

Cosa cambia quando il bilancio è riclassificato?

Cambia la conversazione, prima di tutto con la banca. Ivano Zordan, titolare di Zordan Logistica Srl, logistica nazionale e internazionale, lo racconta così: «Con la riclassificazione, solamente con la riclassificazione del bilancio, il rapporto con le banche è subito cambiato». Prima, spiega il controller Danilo, «i numeri venivano letti in chiave contabile e non gestionale».

Dalla riclassificazione del conto economico il lavoro è passato all'analisi per area di business, alla separazione fra costi fissi e variabili e al controllo mensile degli scostamenti. In 8 mesi l'EBITDA è passato dal 7,37% all'11,43% del fatturato. Il percorso completo è nel caso studio di Ivano.

Quali sono gli errori più comuni?

  • Mettere tutto il mutuo fra i debiti a lungo. Le rate dei prossimi dodici mesi sono passivo corrente.
  • Lasciare nel circolante i crediti che non incasserai. Un credito verso un cliente fallito o in contenzioso da anni non è liquidità.
  • Dimenticare il TFR. È un debito verso i dipendenti, di solito consolidato, ma va pagato quando qualcuno se ne va.
  • Contare il magazzino al valore di bilancio senza guardarlo. Se una parte è ferma da anni, vale meno di quello che c'è scritto.
  • Riclassificare una volta e basta. Il confronto che insegna qualcosa è fra tre anni di fila, o mese per mese.

Cosa fare lunedì mattina?

Prendi gli ultimi due bilanci e la nota integrativa. Chiedi al commercialista la quota del mutuo in scadenza entro l'anno e il dettaglio dei crediti verso clienti. Rifai lo stato patrimoniale con il criterio finanziario e calcola capitale circolante netto e margine di tesoreria. Se il margine di tesoreria è negativo e peggiora da un anno all'altro, la priorità è il magazzino o gli incassi, prima delle vendite.

Domande frequenti

La riclassificazione del bilancio è obbligatoria?

No. Il bilancio si deposita negli schemi del codice civile. La riclassificazione è uno strumento di analisi interno, anche se le banche la fanno comunque per conto loro.

Che differenza c'è tra criterio finanziario e funzionale?

Il criterio finanziario ordina attivo e passivo per scadenza, entro o oltre l'anno. Il criterio funzionale separa il capitale che serve per lavorare dalle fonti che lo finanziano.

Chi deve fare la riclassificazione?

Può farla l'imprenditore con un foglio di calcolo, partendo dal bilancio di verifica. Il commercialista fornisce i dati, il controllo di gestione li legge in ottica di decisione. Servono entrambi.

Ogni quanto conviene riclassificare il bilancio?

Il conto economico ogni mese, lo stato patrimoniale almeno ogni trimestre. Una volta l'anno serve solo a sapere com'è andata.


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