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Passività consolidate: i debiti a lungo termine in bilancio

Passività consolidate: cosa sono, quali debiti comprendono, dove trovarle nel bilancio e perché devono coprire gli investimenti a lungo termine. Con un esempio.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

Le passività consolidate sono i debiti e gli impegni dell'azienda che vanno pagati oltre i prossimi dodici mesi: la parte a lungo dei mutui e dei finanziamenti, il fondo TFR, i fondi per rischi futuri, i debiti rateizzati su più anni. Insieme al patrimonio netto sono le fonti stabili, quelle con cui un'azienda sana paga capannoni, macchinari e investimenti.

Vediamo quali voci comprendono, dove si trovano nel bilancio e cosa ci deve guardare l'imprenditore.

Cosa sono le passività consolidate?

Nello stato patrimoniale riclassificato con il criterio finanziario, le fonti di finanziamento si dividono in tre gruppi:

  • patrimonio netto: i soldi dei soci e gli utili lasciati in azienda
  • passività consolidate: i debiti che scadono oltre dodici mesi
  • passività correnti: i debiti che scadono entro dodici mesi, come fornitori, fido e rate dell'anno

Il criterio è il tempo, non il tipo di debito. Lo stesso mutuo si divide in due: le rate dei prossimi dodici mesi vanno tra le passività correnti, il resto tra le consolidate.

Quali voci rientrano nelle passività consolidate?

Le più comuni in una PMI sono queste:

  • mutui e finanziamenti bancari, per la quota capitale che scade oltre l'anno
  • leasing, per la parte di debito residuo oltre l'anno, quando il bilancio o la riclassificazione li espongono come debito
  • finanziamenti dei soci con scadenza oltre l'anno o senza scadenza
  • fondo TFR, perché la gran parte verrà pagata quando i dipendenti lasceranno l'azienda, di solito tra molti anni. Lo spieghiamo nella voce sul TFR
  • fondi per rischi e oneri, come quelli per cause in corso o garanzie sui prodotti, quando l'uscita è attesa oltre l'anno
  • debiti tributari e previdenziali rateizzati, per le rate che scadono oltre l'anno

Dove si trovano nel bilancio?

Il bilancio civilistico non ha una voce chiamata «passività consolidate». Le trovi sparse nello schema dell'articolo 2424 del codice civile:

  • voce B del passivo, fondi per rischi e oneri
  • voce C del passivo, trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato
  • voce D del passivo, debiti: per ognuno il codice civile chiede di indicare a parte gli importi esigibili oltre l'esercizio successivo

È proprio quel «di cui oltre l'esercizio successivo» accanto a ogni debito che permette di separare le consolidate dalle correnti. Se nel tuo bilancio non c'è, chiedi il dettaglio al commercialista: senza quel dato ogni analisi della struttura finanziaria è approssimativa.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio con questi debiti a fine anno:

VoceTotaleEntro 12 mesiOltre 12 mesi
Mutuo per il capannone500.000100.000400.000
Finanziamento soci150.0000150.000
Fondo TFR180.0000180.000
Fondo rischi per una causa50.000050.000
Debiti tributari rateizzati60.00020.00040.000
Totale940.000120.000820.000

Le passività consolidate sono 820.000 €. I 120.000 € entro l'anno vanno nelle correnti.

Il patrimonio netto è 900.000 € e l'attivo fisso, cioè gli investimenti a lungo termine, vale 1.500.000 €. Le fonti stabili sono 900.000 + 820.000 = 1.720.000 €. Coprono tutto l'attivo fisso e avanzano 220.000 €, che finanziano una parte del magazzino e dei crediti. È una struttura equilibrata.

Margine di struttura secondario = Patrimonio netto + Passività consolidate − Attivo fisso

Nell'esempio: 900.000 + 820.000 − 1.500.000 = +220.000 €. Ne parliamo nell'articolo sul margine di struttura.

Perché le passività consolidate interessano all'imprenditore?

Per tre motivi pratici.

Dicono se gli investimenti sono finanziati nel modo giusto. Un macchinario che lavorerà dieci anni va pagato con un debito che dura anni, non con il fido. Se le fonti stabili non bastano a coprire l'attivo fisso, l'azienda usa i debiti a breve per pagare cose che rendono a lungo, e la cassa resta sempre tirata.

Ogni anno una parte diventa corrente. Nell'esempio, l'anno prossimo altri 100.000 € di mutuo passeranno da consolidati a correnti. Sono soldi da trovare nella cassa di quell'anno. Il budget di cassa deve tenerne conto, insieme al TFR di chi andrà in pensione.

La banca le guarda. Un'azienda con molti debiti a breve e pochi a lungo appare più fragile, anche a parità di debito totale. Trasformare una parte del fido in un finanziamento a medio termine, quando i numeri lo permettono, migliora la struttura e la lettura che ne fa la banca.

Domande frequenti

Passività consolidate e debiti a lungo termine sono la stessa cosa?

Quasi. Le passività consolidate comprendono i debiti a lungo termine e anche fondi come il TFR e i fondi rischi, che non sono debiti verso una banca o un fornitore ma impegni futuri dell'azienda.

Il TFR è sempre una passività consolidata?

Di solito sì. Se però sai che alcuni dipendenti lasceranno l'azienda nei prossimi dodici mesi, la parte che pagherai va spostata tra le passività correnti.

Il finanziamento soci è una passività consolidata?

Se non deve essere rimborsato entro l'anno, sì. Alcune analisi lo avvicinano al patrimonio netto, soprattutto se i soci si sono impegnati a non chiederlo indietro prima delle banche.

Avere molte passività consolidate è un buon segno?

Non da solo. Conta che siano proporzionate agli investimenti e che l'azienda produca abbastanza cassa per pagare le rate. Un debito lungo ben usato è una scelta sana, un debito lungo per coprire perdite è un campanello d'allarme.


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