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Attivo fisso: cos'è il capitale immobilizzato in bilancio

Attivo fisso: cos'è il capitale immobilizzato, quali voci del bilancio comprende, come si calcola e perché va finanziato con fonti a lungo termine.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

L'attivo fisso è la parte del capitale dell'azienda che resta bloccata per più di un anno: capannoni, macchinari, automezzi, software, partecipazioni e crediti che incasserai oltre i dodici mesi. Si chiama anche attivo immobilizzato o capitale immobilizzato, e per l'imprenditore conta perché va finanziato con soldi che non devono tornare indietro a breve.

Vediamo dove si trova nel bilancio, come si calcola, che differenza c'è con le immobilizzazioni e cosa ci dice sulla salute dell'azienda.

Cos'è l'attivo fisso?

Nello stato patrimoniale le attività si possono dividere in due gruppi, in base a quanto tempo serve perché tornino a essere soldi in cassa:

  • attivo fisso: gli impieghi che diventano denaro in più di dodici mesi
  • attivo circolante: gli impieghi che diventano denaro entro dodici mesi, cioè liquidità, crediti a breve e magazzino

Un macchinario da 200.000 € torna in cassa poco alla volta, attraverso i prodotti che fabbrica negli anni. Un credito verso un cliente a 60 giorni torna in cassa tra due mesi. Il primo è attivo fisso, il secondo è circolante. Questa divisione è alla base dello stato patrimoniale riclassificato con il criterio finanziario, quello che usano le banche.

Attivo fisso e immobilizzazioni sono la stessa cosa?

Quasi, ma non del tutto. Nel bilancio civilistico, lo schema dell'articolo 2424 del codice civile mette nella voce B dell'attivo le immobilizzazioni, divise in tre gruppi:

  • B.I immateriali: software, brevetti, marchi, avviamento, costi di sviluppo
  • B.II materiali: terreni, fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature, automezzi
  • B.III finanziarie: partecipazioni in altre società, crediti finanziari a lungo, titoli tenuti come investimento

Il criterio del codice civile è la destinazione: secondo l'articolo 2424-bis, va tra le immobilizzazioni quello che è destinato a essere usato durevolmente. Il criterio finanziario guarda invece al tempo. Per questo, quando si riclassifica, si fanno due aggiustamenti:

  • i crediti commerciali esigibili oltre l'esercizio successivo, che nel civilistico stanno nell'attivo circolante (voce C.II), passano nell'attivo fisso
  • le quote di immobilizzazioni finanziarie che scadono entro l'anno, per esempio un prestito a una controllata che rientra fra sei mesi, passano nel circolante

Le immobilizzazioni si leggono sempre al netto dei fondi di ammortamento. Ne abbiamo parlato nella voce sulle immobilizzazioni.

Come si calcola l'attivo fisso?

La formula in testo semplice:

Attivo fisso = Immobilizzazioni immateriali nette + Immobilizzazioni materiali nette + Immobilizzazioni finanziarie oltre 12 mesi + Crediti esigibili oltre 12 mesi

Prendiamo un'azienda di esempio, una carpenteria con 3,5 milioni di fatturato. Dal suo bilancio:

VoceEuro
Immobilizzazioni immateriali nette60.000
Immobilizzazioni materiali nette1.150.000
Immobilizzazioni finanziarie50.000
di cui esigibili entro 12 mesi−20.000
Crediti verso clienti oltre 12 mesi40.000
Attivo fisso1.280.000

Il totale dell'attivo è 3.000.000 €. Il peso dell'attivo fisso sul totale, che a volte si chiama indice di rigidità degli impieghi, è:

Rigidità degli impieghi = Attivo fisso ÷ Totale attivo = 1.280.000 ÷ 3.000.000 = 42,7%

Quasi 43 € su 100 investiti nell'azienda sono bloccati per anni. Non è un valore buono o cattivo in sé: una carpenteria con macchine pesanti ha per forza un attivo fisso alto, un'azienda di servizi molto più basso. Il numero va confrontato con quello degli anni precedenti e con le fonti che lo finanziano.

Perché l'attivo fisso interessa all'imprenditore?

Per una regola semplice, che vale in casa come in azienda: quello che resta bloccato a lungo va pagato con soldi che restano a lungo. Cioè con il patrimonio netto e con i debiti a medio e lungo termine, come i mutui.

Torniamo all'esempio. Se la carpenteria ha 700.000 € di patrimonio netto e 450.000 € di debiti a lungo termine, le fonti stabili sono 1.150.000 €. L'attivo fisso è 1.280.000 €. Mancano 130.000 €, che oggi sono finanziati con debiti a breve: fido di cassa, anticipi fatture, fornitori pagati in ritardo. È il segnale che misura il margine di struttura, e la banca lo guarda con attenzione.

In pratica succede così: l'azienda compra un macchinario nuovo pagandolo con la cassa o con il fido, perché il mutuo richiede tempo. Il macchinario funziona bene, ma da quel giorno il conto corrente è sempre tirato. Il problema non è l'investimento. È come è stato finanziato.

Tre domande da fare a ogni bilancio:

  1. L'attivo fisso è cresciuto più del fatturato? Se sì, gli investimenti degli ultimi anni stanno producendo meno di quanto costano.
  2. Patrimonio netto e debiti a lungo coprono tutto l'attivo fisso? Se no, stai usando il breve per finanziare il lungo.
  3. Ci sono immobilizzazioni che non lavorano? Macchine ferme, immobili vuoti, partecipazioni che non rendono. Sono soldi bloccati che potrebbero tornare in cassa.

Domande frequenti

Il magazzino fa parte dell'attivo fisso?

Di regola no: sta nell'attivo circolante. Alcuni analisti spostano nell'attivo fisso la scorta minima che l'azienda tiene sempre, perché di fatto non torna mai in cassa. È una scelta di analisi, non una regola del bilancio.

Attivo fisso e capitale immobilizzato sono sinonimi?

Sì. Si dice anche attivo immobilizzato. Indicano tutti gli impieghi che tornano in cassa in più di dodici mesi.

Un attivo fisso alto è un problema?

No, se è coerente con il settore e se è finanziato con fonti a lungo termine. Diventa un problema quando cresce senza far crescere margini e fatturato, o quando lo paghi con il fido.

Dove trovo i crediti oltre 12 mesi nel bilancio?

Nello stato patrimoniale, alla voce C.II dell'attivo, ogni credito riporta separatamente gli importi esigibili oltre l'esercizio successivo.


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