Passività correnti: quali debiti scadono entro l'anno
Passività correnti: quali debiti scadono entro 12 mesi, dove trovarli nel bilancio, come si calcolano e perché vanno confrontate con l'attivo corrente.
di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio
Le passività correnti sono tutti i debiti dell'azienda che vanno pagati entro i prossimi 12 mesi: fornitori, banche a breve, rate dei mutui in scadenza nell'anno, tasse, contributi, stipendi da pagare. Sono i soldi che dovranno uscire presto, e per questo si confrontano con quelli che entreranno presto.
Vediamo quali voci ci finiscono, dove le trovi nel bilancio, come si calcolano e cosa ti dicono, con un esempio su un'azienda da 1,5 milioni di fatturato.
Cosa sono le passività correnti?
Sono la parte del passivo che scade a breve. Si chiamano anche «passività a breve» o «debiti a breve termine». Il confine è l'anno: tutto quello che va pagato entro 12 mesi dalla data del bilancio è corrente, il resto è consolidato.
Le voci che ci finiscono di solito sono queste:
- debiti verso fornitori
- debiti verso banche a breve: scoperto di conto, anticipi su fatture, finanziamenti a breve
- quota dei mutui che scade nei prossimi 12 mesi
- debiti tributari: IVA, ritenute, imposte da versare
- debiti verso enti previdenziali: INPS, INAIL, fondi
- debiti verso dipendenti: stipendi di dicembre pagati a gennaio, ferie maturate
- acconti ricevuti dai clienti per lavori non ancora consegnati
- altri debiti a breve e, nella riclassificazione, i ratei e risconti passivi
Il TFR e i fondi per rischi di solito vanno tra le passività consolidate, salvo la parte che si prevede di pagare nell'anno.
Dove si trovano nel bilancio?
Nello stato patrimoniale civilistico non c'è una riga che si chiama «passività correnti». I debiti stanno tutti nella sezione D del passivo, divisi per natura: verso banche, verso fornitori, tributari, previdenziali e così via. L'art. 2424 del codice civile chiede però di indicare per ogni voce gli importi esigibili oltre l'esercizio successivo.
Ecco la chiave: per ogni debito il bilancio ti dice quanto scade oltre l'anno. Quello che resta è corrente. Per averle in una riga sola serve la riclassificazione finanziaria dello stato patrimoniale, che divide il passivo in passività correnti, passività consolidate e patrimonio netto. La struttura completa la trovi nell'articolo sullo stato patrimoniale.
Come si calcolano?
La formula è una somma:
Passività correnti = Debiti esigibili entro 12 mesi (compresa la quota a breve di mutui e finanziamenti) + Ratei e risconti passivi
Prendiamo un'azienda inventata che fattura 1,5 milioni. Dal bilancio, voce per voce, prendi la parte entro l'anno:
| Voce | Euro |
|---|---|
| Fornitori | 210.000 |
| Banche a breve (anticipi fatture e scoperto) | 120.000 |
| Quota del mutuo in scadenza nei 12 mesi | 60.000 |
| Debiti tributari | 35.000 |
| Debiti previdenziali | 18.000 |
| Dipendenti | 22.000 |
| Altri debiti | 15.000 |
| Passività correnti | 480.000 |
Nei prossimi 12 mesi l'azienda deve pagare 480.000 €, oltre ai costi che maturerà nel frattempo.
Che differenza c'è tra passività correnti e consolidate?
Le passività consolidate sono i debiti che scadono oltre i 12 mesi: la parte lunga dei mutui, i finanziamenti dei soci a lungo termine, il TFR, i fondi per rischi. Non pesano sul conto corrente di quest'anno, ma su quello degli anni successivi.
La distinzione conta per una regola di buon senso: quello che dura a lungo si finanzia con debiti lunghi o con il capitale dei soci, quello che gira in fretta con debiti brevi. Un capannone pagato con debiti a 12 mesi costringe a rinnovarli ogni anno, e se un anno la banca dice di no il problema arriva tutto insieme. Guardare quanto del tuo debito è corrente e quanto consolidato ti dice quanto sei esposto a questo rischio.
Perché le passività correnti interessano a te?
Da sole dicono poco. Diventano utili quando le metti accanto all'attivo corrente: cassa, crediti verso clienti incassabili entro l'anno, magazzino.
Se l'azienda dell'esempio ha 560.000 € di attivo corrente, il rapporto è 560.000 ÷ 480.000 = 1,17. È l'indice di liquidità secondaria, o current ratio, che spieghiamo nell'articolo sul current ratio. La differenza, 80.000 €, è il capitale circolante netto: il cuscinetto che resta dopo aver pagato i debiti a breve con le attività a breve.
Tre segnali da guardare ogni anno:
- debiti tributari e previdenziali che crescono più del fatturato: spesso vuol dire che l'azienda sta usando le scadenze fiscali come fido
- banche a breve che finanziano investimenti lunghi: una macchina pagata con lo scoperto di conto mette pressione su ogni mese
- fornitori pagati sempre più tardi: a volte è una scelta, a volte è il primo sintomo di una tensione di cassa
Cosa è successo a chi ha messo in fila le scadenze?
Andrea Cimadomo, Cima Domus SRL, ristrutturazioni di interni. Fatturava 1.700.000 € ma il conto corrente era negativo, e 140.000 € di ritenute d'acconto erodevano la liquidità. Con il controllo di gestione ha pianificato le scadenze e monitorato la liquidità ogni mese. In 12 mesi la liquidità effettiva sul conto è aumentata di 70.000 €. Le sue parole: «Non c'è cosa più figa di arrivare già a metà mese sapendo quello che dobbiamo pagare, quanti soldi abbiamo già nel conto corrente, quanto dobbiamo incassare». Il resto è nel caso studio di Andrea.
Cosa fare lunedì mattina?
Chiedi al commercialista il dettaglio dei debiti con la divisione entro e oltre l'anno. Somma le parti a breve e mettile accanto a cassa, crediti e magazzino. Poi prepara uno scadenziario dei prossimi 90 giorni: chi devi pagare, quanto e quando.
Domande frequenti
Il mutuo è una passività corrente?
Solo in parte. Le rate che scadono nei prossimi 12 mesi sono correnti, il debito residuo oltre l'anno è una passività consolidata.
Che differenza c'è tra passività correnti e debiti a breve?
Nell'uso comune sono la stessa cosa. Nella riclassificazione, le passività correnti comprendono anche voci che non sono debiti in senso stretto, come i ratei passivi.
Quanto devono essere le passività correnti?
Non esiste un valore giusto in assoluto. Conta il rapporto con l'attivo corrente e con i tempi di incasso dei clienti.
Il TFR va nelle passività correnti?
Di solito no. Va tra le consolidate, salvo la parte che si prevede di liquidare entro l'anno per uscite già note.
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