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Valore recuperabile e valore d'uso: quando svalutare un bene

Valore recuperabile e valore d'uso: cosa sono, come si calcolano, quando un macchinario va svalutato in bilancio e cosa cambia nel tuo utile, con un esempio.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

Il valore recuperabile di un bene è il più alto tra due numeri: il suo valore d'uso, cioè quanto vale per i flussi di cassa che produrrà lavorando in azienda, e il suo fair value meno i costi per venderlo. Quando il valore scritto in bilancio supera in modo durevole il valore recuperabile, il bene va svalutato.

È la regola che impedisce di tenere in bilancio un impianto a 400.000 € quando ormai ne vale molto meno. Vediamo come funziona, con un esempio su una linea produttiva.

Quando si deve svalutare un'immobilizzazione?

Il codice civile lo dice in una frase: l'immobilizzazione che alla data di chiusura risulti durevolmente di valore inferiore a quello scritto in bilancio deve essere iscritta a quel minor valore (art. 2426, numero 3). Il principio contabile OIC 9, pubblicato dalla Fondazione OIC, spiega come si fa.

Il test non va fatto ogni anno su ogni bene. A ogni chiusura si controlla se ci sono segnali di una perdita di valore. I più comuni:

  • il valore di mercato del bene è sceso più di quanto ci si aspettava con l'uso normale
  • sono cambiati la tecnologia, il mercato o le norme in modo sfavorevole
  • il bene è obsoleto, danneggiato o usato molto meno di prima
  • i risultati prodotti dal bene, o dal reparto in cui lavora, sono peggiori del previsto
  • i tassi di interesse sono saliti, e quindi i flussi futuri valgono meno oggi

Se nessun segnale è presente, non serve calcolare nulla. Se ce n'è almeno uno, si calcola il valore recuperabile. Vale per le immobilizzazioni materiali e per quelle immateriali, avviamento compreso.

Cos'è il valore recuperabile?

È il valore che l'azienda può ancora recuperare dal bene, in uno dei due modi possibili: continuando a usarlo o vendendolo.

Valore recuperabile = il maggiore tra Valore d'uso e (Fair value − Costi di vendita)

Si prende il maggiore perché un'azienda ragionevole sceglie la strada che rende di più. Se vendendo il macchinario ricavi più di quanto ti renderà usandolo, lo vendi. Se ti rende di più usarlo, lo tieni.

Il fair value è il prezzo che pagherebbe un compratore qualsiasi sul mercato. Ne parliamo nell'articolo sul fair value.

Come si calcola il valore d'uso?

Il valore d'uso è il valore attuale dei flussi di cassa che il bene produrrà da qui alla fine della sua vita utile. Servono tre ingredienti:

  1. I flussi di cassa attesi. Quanto margine in denaro porterà il bene ogni anno, al netto dei costi per farlo funzionare. Si basano sui piani dell'azienda, con ipotesi ragionevoli e documentate.
  2. La durata. Gli anni di vita utile che restano.
  3. Il tasso di attualizzazione. Un euro tra quattro anni vale meno di un euro oggi. Il tasso tiene conto del costo del denaro e del rischio.

Spesso un singolo macchinario non produce flussi da solo: produce insieme al resto della linea. In questi casi si calcola il valore d'uso dell'insieme più piccolo di beni che genera flussi autonomi, che l'OIC 9 chiama unità generatrice di flussi di cassa. Può essere una linea, un reparto, un punto vendita.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 4 milioni di euro e ha una linea di produzione dedicata a un prodotto. In bilancio la linea vale 400.000 €, al netto degli ammortamenti già fatti, e le restano 4 anni di vita. Quest'anno il cliente principale di quel prodotto ha spostato gli ordini su un concorrente. È un segnale: si fa il test.

Valore d'uso. Il piano prevede che la linea porti 90.000 € di flussi netti l'anno per 4 anni. Con un tasso dell'8%:

Valore d'uso = 90.000 x 3,3121 = circa 298.000 €

dove 3,3121 è il valore attuale di 1 euro incassato ogni anno per 4 anni all'8%.

Fair value meno costi di vendita. Un'altra azienda pagherebbe la linea 240.000 €. Smontarla e trasportarla costa 20.000 €. Restano 220.000 €.

Valore recuperabile. Il maggiore tra 298.000 € e 220.000 €, quindi 298.000 €.

VoceEuro
Valore in bilancio400.000
Valore recuperabile298.000
Svalutazione102.000
Ammortamento annuo prima100.000
Ammortamento annuo dopo74.500

La svalutazione di 102.000 € va nel conto economico, tra le altre svalutazioni delle immobilizzazioni (voce B.10.c), e riduce l'utile di quest'anno. Negli anni successivi l'ammortamento scende da 100.000 a 74.500 €, perché si ammortizza un valore più basso.

C'è un metodo più semplice per le PMI?

Sì. L'OIC 9 consente alle società che possono redigere il bilancio in forma abbreviata un approccio semplificato, basato sulla capacità di ammortamento. In pratica si verifica se i risultati economici attesi negli anni futuri bastano a coprire gli ammortamenti dei beni. Se bastano, non serve svalutare. Se non bastano, la differenza indica la svalutazione da fare. Quale approccio usare lo decide chi prepara il bilancio, ma è utile che tu sappia che esistono entrambi.

Una svalutazione si può recuperare?

Sì, salvo due eccezioni. Se negli anni successivi vengono meno i motivi della svalutazione, il bene si rivaluta fino al valore che avrebbe avuto senza svalutazione. Per l'avviamento invece no: il codice civile vieta di ripristinarne il valore. E l'OIC 9 non ammette il ripristino nemmeno per i costi di impianto e ampliamento e per i costi di sviluppo.

Perché ti interessa?

Perché il test ti costringe a fare una domanda che conta più del bilancio: questo investimento si sta ripagando? Se il valore d'uso di una linea è più basso di quanto l'hai pagata, quei soldi non torneranno. Meglio saperlo presto, quando puoi ancora decidere se rilanciare il prodotto, cambiare cliente o vendere la linea.

E la banca lo sa. Un bilancio con immobilizzazioni gonfiate mostra un patrimonio netto che non c'è, e prima o poi la differenza emerge.

Cosa fare lunedì mattina?

Fai l'elenco dei tuoi investimenti più importanti degli ultimi cinque anni. Per ognuno chiediti se oggi produce i margini che ti aspettavi quando l'hai comprato. Dove la risposta è no, stima quanto margine porterà negli anni che restano e confrontalo con il valore in bilancio. Se i conti non tornano, parlane con il commercialista prima della chiusura.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra valore d'uso e valore recuperabile?

Il valore d'uso è uno dei due elementi del calcolo. Il valore recuperabile è il maggiore tra il valore d'uso e il fair value meno i costi di vendita.

Il test di svalutazione va fatto ogni anno?

Va fatto solo se ci sono segnali di una perdita di valore. Ogni anno però bisogna verificare se questi segnali ci sono.

Dove si vede la svalutazione nel bilancio?

Nel conto economico, alla voce B.10.c «altre svalutazioni delle immobilizzazioni», e nella nota integrativa, che deve spiegarla.

Una svalutazione cambia anche la cassa?

No. È un costo che non si paga: riduce l'utile e il valore del bene, ma i soldi in banca restano gli stessi.


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