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Conto economico a margine di contribuzione: come si fa

Conto economico a margine di contribuzione: come si costruisce dal bilancio, quali costi sono fissi e quali variabili e cosa ti dice, con un esempio.

di Redazione Imprenditore VeroMargini e profitti

Il conto economico a margine di contribuzione riordina ricavi e costi separando i costi variabili da quelli fissi: dai ricavi togli i costi variabili e ottieni il margine di contribuzione, poi togli i costi fissi e arrivi all'EBITDA e al risultato. Si fa prendendo le voci del bilancio civilistico, o meglio del bilancio di verifica, e classificando ogni costo come fisso o variabile.

È lo schema che risponde alle domande che un imprenditore si fa davvero: quanto mi resta su ogni vendita, quanto devo fatturare per stare in pari, quale prodotto rende e quale no. Vediamo come si costruisce, passo per passo.

Perché il conto economico del bilancio non basta?

Il conto economico civilistico, quello che deposita il commercialista, classifica i costi per natura: materie prime, servizi, godimento di beni di terzi, personale, ammortamenti, oneri diversi. Lo schema lo trovi voce per voce nella guida sul conto economico civilistico.

Questo schema serve al fisco, alle banche e a chiunque debba confrontare bilanci di aziende diverse. Ma non risponde alla domanda che conta per chi decide: cosa succede ai costi se vendo di più o di meno?

Nella voce «servizi», per esempio, convivono le lavorazioni esterne, che crescono con le vendite, e la bolletta della luce dell'ufficio, che arriva uguale anche ad agosto. Finché restano nella stessa riga, non puoi calcolare né il margine né il punto di pareggio.

Com'è fatto lo schema a margine di contribuzione?

RigaCosa contiene
Ricavivendite e prestazioni
− Costi variabilimaterie prime e merci consumate, lavorazioni esterne, trasporti sulle vendite, provvigioni
= Margine di contribuzionequello che resta per pagare i costi fissi
− Costi fissipersonale, affitti, utenze, consulenze, assicurazioni, compenso dell'amministratore, oneri diversi
= EBITDAquanto produce la gestione
− Ammortamenti e accantonamenti
= EBIT (reddito operativo)
− Oneri finanziari
− Imposte
= Utile netto

Il margine di contribuzione si chiama anche primo margine. Si guarda in euro e in percentuale sui ricavi:

Margine di contribuzione % = (Ricavi − Costi variabili) ÷ Ricavi × 100

Come si fa, passo per passo?

1. Parti dal bilancio di verifica. Il bilancio depositato raggruppa troppo. Il bilancio di verifica, l'elenco di tutti i conti con i loro saldi, ti dice cosa c'è dentro ogni voce. Lo ha il tuo commercialista, o il tuo gestionale.

2. Classifica ogni conto. Per ogni conto fai una domanda sola: se il mese prossimo vendessi il doppio, questo costo raddoppierebbe? Se sì, è variabile. Se resterebbe uguale, è fisso.

3. Decidi i casi dubbi e scrivi la regola. Il personale di produzione con contratto a tempo indeterminato si paga anche se le vendite calano, quindi di solito si mette nei fissi. Gli interinali chiamati solo per i picchi sono variabili. L'energia di un reparto produttivo è in parte fissa e in parte variabile. Non esiste una scelta perfetta: conta scegliere una regola e tenerla uguale ogni mese, altrimenti i confronti non reggono.

4. Correggi gli acquisti con il magazzino. I costi variabili sono i consumi, non gli acquisti:

Consumi = Acquisti + Rimanenze iniziali − Rimanenze finali

Nel bilancio civilistico questa correzione sta nella voce B11, variazione delle rimanenze.

5. Fai quadrare. Alla fine il risultato prima delle imposte deve essere identico a quello del bilancio. Se non torna, hai perso o duplicato un conto.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio, un'impresa di produzione che fattura 1,2 milioni di euro. Ecco il suo conto economico civilistico, in sintesi:

Voce civilisticaEuro
A1 Ricavi delle vendite1.200.000
B6 Materie prime480.000
B7 Servizi210.000
B8 Godimento beni di terzi (affitto)36.000
B9 Personale300.000
B10 Ammortamenti40.000
B11 Variazione rimanenze materie prime20.000
B14 Oneri diversi di gestione14.000
Differenza A − B100.000
Interessi passivi15.000
Risultato prima delle imposte85.000

Aprendo il bilancio di verifica scopriamo che i 210.000 € di servizi sono fatti così: 90.000 di lavorazioni esterne, 30.000 di trasporti sulle vendite, 24.000 di provvigioni agli agenti, 66.000 fra utenze, consulenze, assicurazioni e manutenzioni. Il magazzino materie prime è calato di 20.000 €, quindi i consumi sono 500.000 €.

Ecco lo stesso conto economico a margine di contribuzione:

VoceEuro
Ricavi1.200.000
Consumi di materie prime500.000
Lavorazioni esterne90.000
Trasporti sulle vendite30.000
Provvigioni24.000
Margine di contribuzione556.000 (46,3%)
Personale300.000
Affitto36.000
Utenze, consulenze, assicurazioni, manutenzioni66.000
Oneri diversi14.000
EBITDA140.000
Ammortamenti40.000
EBIT100.000
Interessi passivi15.000
Risultato prima delle imposte85.000

Il risultato è lo stesso, ma adesso si leggono cose nuove. Su ogni 100 € venduti restano 46 € per pagare 416.000 € di costi fissi. Il punto di pareggio è:

416.000 ÷ 0,463 = circa 898.000 €

L'azienda deve fatturare quasi 900.000 € solo per pagare i costi. Tutto quello che sta sopra produce il risultato. Come usare questo numero sul calendario lo spieghiamo nell'articolo sul punto di pareggio.

Come si scende al margine per prodotto o per commessa?

Il passo successivo è fare lo stesso conto per ogni linea di prodotto, reparto, cliente o commessa. Ricavi meno costi variabili di quella linea danno il suo margine di contribuzione. Se poi togli i costi fissi che esistono solo per quella linea, un macchinario dedicato o un tecnico assegnato, ottieni il margine di secondo livello: quanto quella linea contribuisce davvero a pagare il resto dell'azienda.

Qui di solito arrivano le sorprese. Alfonso Cinque, titolare di Studio Cinque, impianti elettrici, lo racconta così: «Mettevo tutto nel calderone, non sapevo dove guadagnavo di più». Con il controller Danilo ha analizzato la marginalità di ogni commessa, dividendo l'azienda per business unit, e ha lavorato sull'incidenza delle materie prime, che partiva dal 59%. In 10 mesi l'EBITDA è passato da 57.244 € a 253.500 €. Il percorso è nel caso studio di Alfonso.

Il margine di contribuzione serve anche a scegliere con chi lavorare. Simone Mazza, titolare di Benfatto SRL, impresa di pulizie, lavanderie e autolavaggi, ha diviso l'azienda in business unit con il controller Luca Andriolo e calcolato il costo orario in full costing. Ha scoperto che «qualche cliente faceva girare i soldi ma non creava profitto» e ha tolto i clienti non marginali. In 9 mesi il fatturato è sceso da 1.560.617 € a 1.432.896 €, mentre l'EBITDA è salito da 105.823 € a 140.175 €. La differenza è che la scelta adesso si fa sapendo quanto costa. La sua storia è nel caso studio di Simone.

Ogni quanto va aggiornato?

Ogni mese. Il conto economico a margine di contribuzione annuale ti dice com'è andata. Quello mensile, messo accanto al budget, ti dice in tempo se il margine sta scendendo per uno sconto, un aumento del fornitore o un mix di vendite peggiore. Per farlo ogni mese servono ammortamenti, ratei del personale e variazione del magazzino stimati mese per mese, altrimenti i primi mesi sembrano sempre migliori di quello che sono.

Cosa fare lunedì mattina?

Chiedi al commercialista il bilancio di verifica dell'ultimo anno. Prendi un foglio con due colonne, «fisso» e «variabile», e assegna ogni conto. Calcola il margine di contribuzione in euro e in percentuale, poi il punto di pareggio. Se il margine percentuale è più basso di quello che pensavi, comincia a cercare il perché nei prezzi e negli sconti.

Domande frequenti

Margine di contribuzione e primo margine sono la stessa cosa?

Sì. Sono due nomi dello stesso numero: ricavi meno costi variabili.

Il personale è un costo fisso o variabile?

Il personale assunto a tempo indeterminato di solito si considera fisso, perché si paga anche se le vendite calano. Il lavoro interinale o a chiamata, legato ai volumi, è variabile. Conta tenere la stessa regola nel tempo.

Il conto economico a margine di contribuzione sostituisce il bilancio?

No. Il bilancio civilistico resta obbligatorio e serve per fisco, banche e soci. Lo schema a margine di contribuzione è uno strumento interno per decidere. Servono entrambi.

Che differenza c'è con il conto economico a valore aggiunto?

Lo schema a valore aggiunto separa i costi esterni dal costo del personale, ed è quello che usano spesso le banche. Non distingue fra fissi e variabili, quindi non permette di calcolare il punto di pareggio.


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