Riclassificazione del conto economico: i metodi spiegati
Riclassificazione del conto economico: valore aggiunto, costo del venduto e margine di contribuzione applicati alla stessa azienda, e quale scegliere.
di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio
Riclassificare il conto economico significa riordinare costi e ricavi del bilancio per far emergere i margini che servono a decidere, come l'EBITDA, il margine di contribuzione e il reddito operativo. I metodi principali sono tre: a valore aggiunto, a costo del venduto e a margine di contribuzione, e ognuno risponde a una domanda diversa.
Il risultato finale non cambia mai: l'utile è sempre lo stesso. Cambia il percorso per arrivarci, e quindi quello che vedi lungo la strada. In questo articolo applichiamo i tre metodi alla stessa azienda, così le differenze si vedono sui numeri.
Perché riclassificare il conto economico?
Il conto economico civilistico segue lo schema dell'art. 2425 del codice civile e classifica i costi per natura: materie prime, servizi, godimento di beni di terzi, personale, ammortamenti, oneri diversi. È lo schema che leggi nel bilancio depositato, e lo spieghiamo voce per voce nella guida sul conto economico civilistico.
Ha due limiti per chi guida l'azienda. Non dice quali costi crescono con le vendite e quali no. E non dice quanto costa produrre rispetto a quanto costa vendere o amministrare. Per vederlo, bisogna spostare le voci.
L'azienda dell'esempio
Prendiamo un'azienda di esempio che produce componenti meccanici e fattura 2 milioni di euro. Dal bilancio di verifica conosciamo il dettaglio dei costi:
| Voce | Euro |
|---|---|
| Ricavi | 2.000.000 |
| Materie prime consumate | 800.000 |
| Lavorazioni esterne | 120.000 |
| Energia del reparto produttivo | 30.000 |
| Trasporti sulle vendite | 40.000 |
| Provvigioni agli agenti | 60.000 |
| Consulenze e spese amministrative | 50.000 |
| Affitto del capannone | 60.000 |
| Personale di produzione | 380.000 |
| Personale commerciale | 80.000 |
| Personale amministrativo | 100.000 |
| Ammortamenti macchinari | 80.000 |
| Ammortamenti ufficio | 10.000 |
| Oneri diversi | 20.000 |
Il totale dei costi operativi è 1.830.000 €. Il reddito operativo, l'EBIT, è 170.000 €. Ora vediamo i tre modi di arrivarci.
Come funziona il metodo a valore aggiunto?
Separa quello che l'azienda compra all'esterno da quello che produce con le sue persone.
| Voce | Euro |
|---|---|
| Valore della produzione | 2.000.000 |
| − Costi esterni (materie, servizi, affitto, oneri diversi) | 1.180.000 |
| = Valore aggiunto | 820.000 |
| − Costo del personale | 560.000 |
| = EBITDA | 260.000 |
| − Ammortamenti | 90.000 |
| = EBIT | 170.000 |
Il valore aggiunto è la ricchezza che l'azienda crea trasformando quello che compra. Qui è 820.000 €, e il personale se ne prende il 68%. È lo schema che usano spesso le banche, perché porta dritto all'EBITDA, e funziona bene per confrontare aziende dello stesso settore. Non dice però niente su quanto pesa produrre rispetto a vendere, né su cosa succede se le vendite calano.
Come funziona il metodo a costo del venduto?
Raggruppa i costi per destinazione: quanto serve per produrre, quanto per vendere, quanto per amministrare.
| Voce | Euro |
|---|---|
| Ricavi | 2.000.000 |
| − Costo industriale del venduto | 1.470.000 |
| = Margine lordo industriale | 530.000 (26,5%) |
| − Costi commerciali | 180.000 |
| − Costi amministrativi | 180.000 |
| = EBIT | 170.000 |
Nel costo industriale ci sono materie prime, lavorazioni esterne, energia del reparto, affitto del capannone, personale di produzione e ammortamenti dei macchinari. Nei costi commerciali trasporti, provvigioni e personale commerciale. Negli amministrativi consulenze, personale d'ufficio, ammortamenti dell'ufficio e oneri diversi.
Questo schema risponde a una domanda da industriale: la fabbrica rende? Qui il 26,5% dei ricavi resta dopo i costi di produzione, e la struttura commerciale e amministrativa se ne mangia due terzi. È utile per chi produce, ma ha un limite: dentro il costo industriale ci sono sia costi che crescono con i volumi sia costi fissi, come l'affitto e i macchinari. Quindi non permette di calcolare il punto di pareggio.
Come funziona il metodo a margine di contribuzione?
Divide i costi in base al loro comportamento: quelli che crescono con le vendite e quelli che restano uguali.
| Voce | Euro |
|---|---|
| Ricavi | 2.000.000 |
| − Costi variabili (materie, lavorazioni esterne, trasporti, provvigioni) | 1.020.000 |
| = Margine di contribuzione | 980.000 (49%) |
| − Costi fissi (personale, affitto, energia, consulenze, oneri diversi) | 720.000 |
| = EBITDA | 260.000 |
| − Ammortamenti | 90.000 |
| = EBIT | 170.000 |
Ora si leggono cose che gli altri schemi non mostrano. Su ogni 100 € venduti ne restano 49 per pagare i costi fissi. Il punto di pareggio è 720.000 ÷ 0,49 = circa 1.470.000 € di fatturato a livello di EBITDA, cioè prima degli ammortamenti. Uno sconto medio del 3% su tutte le vendite costerebbe 60.000 €, quasi un quarto dell'EBITDA.
Abbiamo scelto di mettere l'energia del reparto fra i costi fissi, perché in questa azienda dipende più dalle ore di apertura che dai pezzi prodotti. In un'altra potrebbe essere variabile. Il metodo passo per passo è nell'articolo sul conto economico a margine di contribuzione.
Quale metodo scegliere?
Dipende dalla domanda.
| Domanda | Metodo |
|---|---|
| Quanta ricchezza crea l'azienda e quanta va al personale? | Valore aggiunto |
| Quanto costa produrre rispetto a vendere e amministrare? | Costo del venduto |
| Quanto devo fatturare per stare in pari? Quale prodotto rende? Posso fare quello sconto? | Margine di contribuzione |
Per l'imprenditore di una PMI le domande dell'ultima riga sono quelle di tutti i giorni. Per questo nel controllo di gestione si lavora soprattutto con lo schema a margine di contribuzione, tenendo pronto quello a valore aggiunto per gli incontri con la banca.
Da dove si parte nella pratica?
Dal piano dei conti. Se tutti i servizi finiscono in un unico conto, nessuna riclassificazione può separare le lavorazioni esterne dalle consulenze. È il primo lavoro da fare, e spesso richiede tempo.
Vincenzo Nardo, titolare di Golden Goal Real Estate, agenzia immobiliare nella parte nord-orientale della Sardegna, è partito da qui. Compravendita e locazione non erano distinte e non sapeva quale delle due business unit gli rendesse di più. Il controller lo spiega così: «Il fatto di prendere in mano tutto il piano dei conti, andare a distribuire i conti di una business unit, i ricavi di una business unit e i ricavi dell'altra, ci ha permesso di fare ordine nel conto economico e di renderlo immediatamente leggibile». In 12 mesi l'EBITDA è passato da 40.000 € a 128.000 €. La storia è nel caso studio di Vincenzo.
Quando si riclassifica, poi, conviene isolare le voci che non si ripetono, come plusvalenze, rimborsi assicurativi e sopravvenienze, che nel civilistico stanno dentro «altri ricavi» o «oneri diversi». Lo stesso lavoro va fatto sullo stato patrimoniale, come spieghiamo nella guida sulla riclassificazione del bilancio.
Cosa fare lunedì mattina?
Chiedi al commercialista il bilancio di verifica dell'ultimo anno. Guarda quanti conti ci sono dentro «servizi» e «personale»: se sono pochi e generici, la prima cosa da fare è dividerli. Poi prova a costruire lo schema a margine di contribuzione e calcola il punto di pareggio. Quando il risultato prima delle imposte coincide con quello del bilancio, hai una riclassificazione che puoi rifare ogni mese.
Domande frequenti
Quali sono i metodi di riclassificazione del conto economico?
I principali sono tre: a valore aggiunto, a costo del venduto (o per destinazione) e a margine di contribuzione. Tutti arrivano allo stesso utile, con margini intermedi diversi.
Quale metodo usano le banche?
Spesso quello a valore aggiunto, perché porta all'EBITDA e permette di confrontare aziende diverse. Ma ogni banca ha i suoi modelli di analisi.
La riclassificazione cambia l'utile?
No. Cambia l'ordine delle voci e i margini intermedi. Se alla fine l'utile non coincide con quello del bilancio, c'è un errore nella riclassificazione.
Si può riclassificare il conto economico ogni mese?
Sì, ed è lì che diventa utile. Servono ammortamenti, ratei del personale e variazione del magazzino stimati mese per mese.
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