Report integrato: cos'è e a cosa serve a un'azienda
Report integrato: cos'è, cosa contiene, che differenza c'è con il bilancio di sostenibilità e come una PMI può usarlo con la banca e i clienti. Con un esempio.
di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio
Il report integrato è un documento che racconta in poche pagine come un'azienda crea valore nel tempo, mettendo insieme i numeri del bilancio con quelli che il bilancio non mostra: persone, clienti, competenze, impianti, impatto sull'ambiente. Serve a far capire a chi lo legge, banca, clienti, soci, perché i risultati di oggi dovrebbero ripetersi domani.
Per una PMI non è obbligatorio. Ma il ragionamento che c'è dietro, collegare la strategia ai numeri e i numeri economici a quelli non economici, è utile anche a un'azienda da 3 milioni di fatturato. Vediamo cos'è, cosa contiene e come usarlo senza produrre un documento da 80 pagine.
Cos'è un report integrato?
Il riferimento è l'International Integrated Reporting Framework, pubblicato nel 2013 dall'International Integrated Reporting Council e aggiornato nel 2021. Oggi il framework è curato dalla IFRS Foundation, la stessa organizzazione che emana i principi contabili internazionali.
L'idea di fondo è semplice. Il bilancio d'esercizio dice quanto l'azienda ha guadagnato nell'anno e cosa possiede a fine anno. Non dice se ha i clienti, le persone e le competenze per guadagnare anche nei prossimi anni. Il report integrato prova a rispondere a questa seconda domanda, partendo dalla strategia e tenendo tutto collegato.
La parola chiave è «integrato». Non è un bilancio con qualche pagina sull'ambiente in fondo. È un racconto unico in cui si vede, per esempio, come la formazione del personale ha ridotto gli scarti e quanto margine ha liberato.
Che differenza c'è con il bilancio d'esercizio e con quello di sostenibilità?
Sono tre documenti con scopi diversi.
| Bilancio d'esercizio | Bilancio di sostenibilità | Report integrato | |
|---|---|---|---|
| Cosa racconta | risultato e patrimonio dell'anno | impatti su ambiente, persone e comunità | come l'azienda crea valore nel tempo |
| Per chi | soci, fisco, banche, terzi | stakeholder interessati agli impatti | chi deve finanziare o scegliere l'azienda |
| Obbligo per una PMI | sì, se è una società di capitali | in generale no | no |
| Guarda | soprattutto al passato | al passato e agli impegni | anche al futuro |
Il bilancio d'esercizio è il punto di partenza obbligato. Il report integrato non lo sostituisce, lo usa come una delle sue fonti.
Quali sono i sei capitali del report integrato?
Il framework parte da un'idea: un'azienda usa e trasforma diverse forme di «capitale», non solo i soldi. Ne individua sei.
- Capitale finanziario: i mezzi propri e i debiti, cioè quello che trovi nello stato patrimoniale.
- Capitale produttivo: capannoni, impianti, macchinari, mezzi.
- Capitale intellettuale: marchi, brevetti, procedure, software, il sapere su come si fanno le cose.
- Capitale umano: le competenze, l'esperienza e la motivazione delle persone.
- Capitale sociale e relazionale: i rapporti con clienti, fornitori, banca, territorio, la reputazione.
- Capitale naturale: energia, acqua, materie prime, suolo.
Il bilancio misura bene il primo e in parte il secondo. Gli altri quattro, che in una PMI fanno spesso la differenza, nel bilancio non si vedono o compaiono solo come costi.
Cosa contiene un report integrato?
Il framework indica otto elementi di contenuto. Tradotti per un imprenditore, sono otto domande:
- Chi siamo e in che mercato lavoriamo? La panoramica dell'organizzazione e del contesto.
- Chi decide e come? La governance.
- Come guadagniamo? Il modello di business, cioè cosa entra, cosa facciamo, cosa vendiamo e a chi.
- Cosa potrebbe andare storto, o meglio del previsto? Rischi e opportunità.
- Dove vogliamo andare e con quali risorse? Strategia e allocazione delle risorse.
- Come è andata? La performance, con numeri economici e non.
- Cosa ci aspettiamo? Le prospettive.
- Come abbiamo preparato questo documento? Le basi di preparazione.
Accanto ai contenuti, il framework chiede alcuni principi: concentrarsi su ciò che conta davvero per l'azienda (la materialità), essere sintetici, collegare le informazioni tra loro, essere attendibili e comparabili negli anni.
Il report integrato è obbligatorio?
In Italia nessuna norma obbliga una PMI a redigere un report integrato. È un documento volontario.
Diverso è il discorso della rendicontazione di sostenibilità. Il decreto legislativo 125 del 2024 ha recepito la direttiva europea che la rende obbligatoria per le imprese più grandi, e nel 2025 l'Unione europea ha avviato una revisione di tempi e perimetro. Prima di dare per scontato che riguardi o non riguardi la tua azienda, verifica la situazione aggiornata con il commercialista.
Anche quando la legge non lo chiede, può capitare che lo chieda il mercato. Un cliente grande che deve rendicontare la propria filiera manda questionari ai fornitori. Una banca vuole capire se il modello di business regge. Avere già i numeri pronti fa risparmiare tempo e fa una figura diversa.
A cosa serve un report integrato a una PMI?
Più che il documento, alla PMI serve il metodo. Ecco dove si vede il vantaggio.
Con la banca. Il bilancio dice com'è andato l'anno scorso. Un documento che spiega come l'azienda guadagna, quanto dipende dai primi clienti e cosa sta facendo per ridurre i rischi aiuta l'analista a leggere i numeri nel modo giusto.
Con i clienti grandi. Molti capitolati chiedono informazioni su persone, sicurezza, energia, qualità. Chi le ha già misurate risponde in un giorno invece che in un mese.
Con le persone. Un collaboratore che vede come il suo lavoro si collega ai risultati capisce perché gli si chiede qualcosa. Ne abbiamo parlato nell'articolo sugli stakeholder, cioè tutti quelli che hanno un interesse nell'azienda.
Con te stesso. Qui sta il vantaggio pratico. Costringe a collegare la strategia ai numeri, e a guardare ogni anno indicatori che di solito restano nella testa dell'imprenditore.
Un esempio con i numeri
Prendiamo un'azienda di esempio che fa componenti in plastica, fattura 3,5 milioni e ha 24 dipendenti. Al posto di un documento lungo, prepara una pagina con due o tre numeri per ciascun capitale, confrontati con l'anno prima.
| Capitale | Indicatore | Anno scorso | Quest'anno |
|---|---|---|---|
| Finanziario | EBITDA sul fatturato | 7% | 9% |
| Finanziario | Debiti finanziari netti ÷ EBITDA | 3,0 | 2,1 |
| Produttivo | Ore macchina usate sulle disponibili | 64% | 72% |
| Intellettuale | Fatturato da prodotti lanciati negli ultimi 3 anni | 8% | 14% |
| Umano | Ore di formazione per dipendente | 6 | 16 |
| Umano | Persone uscite nell'anno | 5 | 2 |
| Relazionale | Peso dei primi 5 clienti sul fatturato | 55% | 48% |
| Naturale | Scarti sulle materie prime | 4,0% | 2,5% |
Fin qui è un elenco. Diventa un report integrato quando si collegano le righe. In questo esempio la formazione sugli stampi ha ridotto gli scarti. Con 1,4 milioni di materie prime l'anno, passare dal 4% al 2,5% di scarti vale 1,4 milioni × 1,5% = 21.000 € di costi in meno. Gli scarti più bassi e le ore macchina sfruttate meglio spiegano una parte del margine salito dal 7% al 9%. I nuovi prodotti hanno portato clienti nuovi e ridotto la dipendenza dai primi cinque, quindi il rischio che la banca vede è più basso.
Una pagina così si legge in cinque minuti e racconta più di molte tabelle.
Come si comincia senza farne un progetto enorme?
Il punto di partenza sono numeri economici affidabili e aggiornati. Se il conto economico arriva solo a bilancio chiuso, non c'è niente da integrare. Per questo il primo passo è un controllo di gestione che produca i numeri ogni mese, come raccontiamo nella pagina sul nostro metodo.
Poi si procede così:
- Scegli pochi indicatori, due o tre per capitale, che contano davvero per la tua azienda. Meglio otto numeri letti ogni anno che quaranta compilati una volta. Per orientarti puoi partire dall'articolo sui KPI aziendali.
- Scrivi una pagina sul modello di business: cosa vendi, a chi, perché ti scelgono, dove guadagni.
- Collega i numeri tra loro, come nell'esempio: quale azione ha mosso quale risultato.
- Aggiorna ogni anno con le stesse definizioni, così il confronto regge.
Non serve un consulente per la prima versione. Serve qualcuno in azienda che raccolga i dati e un imprenditore che si prenda un pomeriggio per collegarli.
Cosa fare lunedì mattina?
Prendi un foglio e dividilo in sei righe, una per capitale. Per ognuna scrivi un numero che conosci già e uno che vorresti conoscere ma non misuri. La seconda colonna è la tua lista di lavoro per i prossimi mesi.
Domande frequenti
Il report integrato sostituisce il bilancio d'esercizio?
No. Il bilancio d'esercizio resta obbligatorio per le società di capitali. Il report integrato è un documento in più, che usa il bilancio come fonte e lo collega alle informazioni non economiche.
Che differenza c'è tra report integrato e bilancio di sostenibilità?
Il bilancio di sostenibilità racconta gli impatti dell'azienda su ambiente, persone e comunità. Il report integrato racconta come l'azienda crea valore nel tempo, collegando quegli aspetti ai risultati economici e alla strategia.
Una piccola azienda può fare un report integrato?
Sì, in forma semplice. Bastano poche pagine con gli indicatori che contano e i collegamenti tra loro. Il framework non impone una lunghezza.
Chi legge il report integrato di una PMI?
Soprattutto la banca, i clienti grandi, i soci e i collaboratori chiave. E l'imprenditore stesso, che ha una sintesi annuale di come sta cambiando l'azienda.
Nel webinar gratuito Mirco Gasparotto e Alessandro Palumbo mostrano i numeri che dicono quanto guadagna davvero l'azienda, il punto di partenza di qualsiasi report da presentare a banca e soci. Ricevi i file Excel per rifare i calcoli sui tuoi conti.


