Webinar gratuito del 23 novembre: Mirco Gasparotto e Alessandro Palumbo mostrano come calcolare i 5 indicatori da cui dipende il 100% dei guadagni di un’azienda. Iscriviti gratis

Principi di redazione del bilancio: quali sono e cosa dicono

Principi di redazione del bilancio: prudenza, competenza, continuità, sostanza, costanza e rilevanza spiegati con esempi, e perché cambiano i tuoi numeri.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

I principi di redazione del bilancio sono le regole di base con cui si preparano tutti i numeri: chiarezza, rappresentazione veritiera e corretta, prudenza, continuità aziendale, prevalenza della sostanza, competenza, valutazione separata, costanza dei criteri e rilevanza. Sono scritti negli articoli 2423 e 2423-bis del codice civile.

Sembrano formule da manuale, ma decidono cose molto concrete: se un ricavo entra quest'anno o il prossimo, se una causa in corso pesa sull'utile, se puoi confrontare il bilancio di quest'anno con quello dell'anno scorso. Vediamoli uno per uno, dal punto di vista di chi guida un'azienda.

Cosa dice l'articolo 2423 del codice civile?

L'art. 2423 è la regola generale. Dice che il bilancio è composto da stato patrimoniale, conto economico, rendiconto finanziario e nota integrativa, e che deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria e il risultato dell'esercizio.

Aggiunge altre tre regole utili da conoscere:

  • se le informazioni richieste dalla legge non bastano a dare un quadro veritiero, se ne devono aggiungere altre
  • non serve rispettare un obbligo di rilevazione, valutazione o informativa quando l'effetto è irrilevante, cioè non cambia il quadro per chi legge
  • in casi eccezionali, se una regola porta a un quadro non veritiero, non si applica, e la nota integrativa deve spiegare perché e con quale effetto

Come è fatto il bilancio nel suo insieme lo trovi nella guida sul bilancio d'esercizio.

Quali sono i principi di redazione dell'articolo 2423-bis?

L'art. 2423-bis li elenca. Ecco cosa significano in pratica.

1. Prudenza e continuità. Le voci si valutano con prudenza e pensando che l'azienda continuerà a lavorare. Prudenza vuol dire non gonfiare i valori: un credito difficile si svaluta, una merce invendibile non si tiene a magazzino al prezzo pieno. Continuità vuol dire che un macchinario vale per quello che rende negli anni, non per quanto lo pagherebbe un rottamaio domani.

1-bis. Sostanza dell'operazione. Si guarda cosa succede davvero, non solo la forma del contratto. Se un contratto si chiama «noleggio» ma di fatto trasferisce il bene, conta il contenuto.

2. Solo utili realizzati. In bilancio entrano solo gli utili già realizzati alla data di chiusura. Una causa che pensi di vincere, un terreno che oggi vale il doppio di quanto l'hai pagato: finché non incassi o non vendi, non sono utili.

3. Competenza. Ricavi e costi si attribuiscono all'anno in cui sono maturati, indipendentemente da quando incassi o paghi. È il principio che separa l'utile dalla cassa, e lo spieghiamo per esteso nell'articolo sul principio di competenza.

4. Rischi e perdite anche se conosciuti dopo. Una perdita che riguarda l'anno chiuso va in bilancio anche se la scopri a febbraio. È la regola dietro i fatti dopo la chiusura dell'esercizio.

5. Valutazione separata. Gli elementi diversi si valutano uno per uno. Non puoi compensare il magazzino svalutato di un prodotto con la rivalutazione di un altro.

6. Costanza dei criteri. I criteri di valutazione non si cambiano da un anno all'altro. Si possono modificare solo in casi eccezionali, spiegando in nota integrativa il motivo e l'effetto sui numeri.

Questi principi sono poi approfonditi dal principio contabile OIC 11, pubblicato dalla Fondazione OIC.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 1,8 milioni di euro. A fine anno l'utile provvisorio, calcolato guardando incassi e pagamenti, è di 95.000 €. Applichiamo i principi.

  • Prudenza. Un cliente ha fatto causa chiedendo 40.000 € di danni per una fornitura difettosa. Il legale ritiene probabile una condanna intorno a 30.000 €. Si accantonano 30.000 € a un fondo rischi.
  • Solo utili realizzati. L'azienda ha una causa contro un fornitore e conta di ottenere 25.000 €. Finché la somma non è certa, non entra nell'utile.
  • Competenza. Il 1° ottobre ha pagato 12.000 € di assicurazione annuale. Di competenza dell'anno ci sono 3 mesi, cioè 3.000 €. Gli altri 9.000 € sono un costo dell'anno prossimo.
  • Competenza sui ricavi. Un lavoro da 20.000 € finito il 18 dicembre sarà fatturato a gennaio. È un ricavo di quest'anno.
VoceEffetto sull'utile
Utile provvisorio95.000 €
Fondo rischi per la causa−30.000 €
Causa contro il fornitore0 €
Assicurazione di competenza del prossimo anno+9.000 €
Lavoro finito a dicembre e fatturato a gennaio+20.000 €
Utile secondo i principi di redazione94.000 €

Il totale sembra quasi uguale, ma dentro è cambiato tutto. Se l'imprenditore avesse contato anche i 25.000 € della causa che spera di vincere, avrebbe visto 119.000 € di utile e magari deciso un investimento su un numero che non c'è.

Perché ti interessa la costanza dei criteri?

Perché è quella che ti permette di confrontare un anno con l'altro. Se quest'anno passi dal FIFO al costo medio per valutare il magazzino, l'utile può cambiare senza che l'azienda lavori meglio. Il codice civile lo ammette solo in casi eccezionali e vuole che la nota integrativa spieghi il motivo e l'effetto. Qualcosa di simile succede quando allunghi la vita utile dei macchinari, per esempio da 8 a 12 anni: è un cambio di stima, non di criterio, ma anche questo abbassa gli ammortamenti, alza l'utile e va spiegato in nota integrativa.

Quando la banca o un possibile acquirente legge due bilanci di fila, guarda proprio la sezione dei criteri di valutazione. Un utile che cresce per un cambio di criterio vale meno di un utile che cresce perché i margini sono migliorati.

Cosa significa principio di rilevanza?

Significa che non serve applicare una regola alla perfezione quando l'effetto è così piccolo da non cambiare il giudizio di chi legge. Una bolletta da 300 € a cavallo d'anno, in un'azienda da 5 milioni, non sposta nulla. Non è un permesso a fare le cose male: la contabilità va comunque tenuta in ordine, e la nota integrativa deve dire come la società ha applicato questo principio.

Cosa fare lunedì mattina?

Apri la nota integrativa dell'ultimo bilancio e cerca la sezione «criteri di valutazione». Mettila accanto a quella dell'anno prima e controlla se è cambiato qualcosa: ammortamenti, magazzino, crediti. Se sì, chiedi al commercialista quanto ha pesato sull'utile. Poi applica gli stessi principi ai tuoi numeri mensili: un controllo di gestione che segue la competenza ti dice ogni mese quanto guadagni, non solo quanto hai incassato.

Domande frequenti

Dove sono scritti i principi di redazione del bilancio?

Negli articoli 2423 e 2423-bis del codice civile. Il principio contabile OIC 11 li spiega e ne chiarisce l'applicazione.

Che differenza c'è tra principi di redazione e criteri di valutazione?

I principi di redazione sono le regole generali, valide per tutto il bilancio. I criteri di valutazione dicono come si valuta ogni singola voce, e sono nell'art. 2426 del codice civile.

Si può derogare a un principio di redazione?

Solo in casi eccezionali, quando la regola porterebbe a un quadro non veritiero. La deroga va motivata in nota integrativa, con il suo effetto sui numeri.

La prudenza vuol dire sottovalutare tutto?

No. Vuol dire non iscrivere utili non realizzati e tener conto dei rischi probabili. Sottovalutare apposta l'azienda darebbe un quadro altrettanto falso.


Nel webinar gratuito Mirco Gasparotto e Alessandro Palumbo mostrano come leggere il bilancio della tua azienda e quali numeri guardare ogni mese. Ricevi i file Excel per rifare i conti sui tuoi dati.