Fatti dopo la chiusura dell'esercizio: cosa va in bilancio
Fatti intervenuti dopo la chiusura dell'esercizio: quali cambiano i numeri del bilancio, quali vanno solo in nota integrativa e cosa fare, con un esempio.
di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio
I fatti intervenuti dopo la chiusura dell'esercizio sono gli eventi che succedono tra il 31 dicembre e il giorno in cui gli amministratori preparano il bilancio. Alcuni cambiano i numeri, perché chiariscono una situazione che esisteva già a fine anno. Altri non li cambiano, ma vanno spiegati nella nota integrativa.
La differenza tra i due casi può spostare l'utile di decine di migliaia di euro. Vediamo come si distinguono, con un esempio su un'azienda da 3 milioni di fatturato.
Quali sono i fatti intervenuti dopo la chiusura dell'esercizio?
Il bilancio fotografa l'azienda al 31 dicembre (o alla data di chiusura scelta). Ma non si scrive il 31 dicembre: si prepara nei mesi successivi. Gli amministratori approvano il progetto di bilancio, poi l'assemblea dei soci lo approva in via definitiva. In quei mesi l'azienda continua a vivere: un cliente fallisce, arriva una sentenza, un capannone prende fuoco, si firma un grosso contratto.
Il principio contabile che regola la materia è l'OIC 29, pubblicato dalla Fondazione OIC. Considera gli eventi, positivi e negativi, che avvengono tra la data di chiusura e la data in cui gli amministratori formano il bilancio. Se dopo quella data, ma prima dell'assemblea, succede qualcosa di molto rilevante, gli amministratori devono valutare se rifare il progetto.
L'OIC 29 divide questi eventi in tre gruppi.
Quali fatti cambiano i numeri del bilancio?
Sono i fatti che danno informazioni nuove su condizioni che esistevano già alla data di chiusura. Il fatto avviene dopo, ma la sua causa era già lì a fine anno. In questo caso i valori del bilancio vanno corretti.
Lo dice anche il codice civile: tra i principi di redazione c'è l'obbligo di tener conto «dei rischi e delle perdite di competenza dell'esercizio, anche se conosciuti dopo la chiusura di questo» (art. 2423-bis).
Alcuni esempi:
- un cliente che a dicembre pagava già in ritardo entra in liquidazione giudiziale a febbraio
- arriva la sentenza di una causa che era già in corso a fine anno
- a gennaio vendi merce di magazzino a un prezzo più basso del costo, segno che a dicembre valeva già meno
Sono correzioni che si fanno con le scritture di assestamento, insieme agli altri aggiustamenti di fine anno.
Quali fatti vanno solo nella nota integrativa?
Sono i fatti che dipendono da situazioni nate dopo la chiusura. A fine anno non c'erano, quindi i numeri non si toccano. Ma se sono rilevanti, chi legge il bilancio deve saperlo. L'art. 2427 del codice civile, al numero 22-quater, chiede di indicare nella nota integrativa «la natura e l'effetto patrimoniale, finanziario ed economico dei fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell'esercizio». La richiesta vale anche per il bilancio in forma abbreviata.
Esempi tipici:
- un incendio o un'alluvione che danneggia il magazzino a marzo
- l'acquisto di un'azienda o di un ramo d'azienda
- un nuovo finanziamento importante o un aumento di capitale
- la perdita di un grande cliente per una sua decisione presa a febbraio
Se vuoi sapere dove cercare queste informazioni, la guida sulla nota integrativa spiega come è fatta e cosa leggere per prima cosa.
E se è in gioco la continuità aziendale?
È il terzo gruppo, e chiede molta attenzione. Ci sono fatti successivi alla chiusura che mettono in dubbio la capacità dell'azienda di continuare a lavorare: la revoca dei fidi, la perdita del cliente che vale metà del fatturato, una sanzione che l'azienda non può pagare.
Il bilancio si prepara di regola pensando che l'azienda continui la sua attività. Se questo presupposto viene meno, cambiano i criteri con cui si valutano magazzino, macchinari e crediti, e il bilancio va preparato tenendone conto, con un'informativa chiara. Qui serve il commercialista, subito.
Un esempio con i numeri
Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 3 milioni di euro. A fine marzo l'amministratore sta chiudendo il bilancio e l'utile prima delle imposte è di 120.000 €. Nelle settimane precedenti sono successe due cose.
Primo fatto. Il cliente Alfa, che a fine anno doveva 85.000 €, a febbraio ha chiesto l'apertura della liquidazione giudiziale. Pagava in ritardo da settembre e a dicembre aveva già chiesto una dilazione. La difficoltà esisteva a fine anno: è un fatto del primo gruppo. Si stima di recuperare il 20%, cioè 17.000 €. Il credito va svalutato di 68.000 €.
Secondo fatto. A metà marzo un incendio ha danneggiato una parte del magazzino, con merce per 200.000 €. L'assicurazione ne coprirà una parte. A dicembre la merce era integra: è un fatto del secondo gruppo. Il valore del magazzino al 31 dicembre non cambia, ma l'evento va descritto in nota integrativa con il suo effetto atteso.
| Prima | Dopo i fatti successivi | |
|---|---|---|
| Utile prima delle imposte | 120.000 € | 52.000 € |
| Crediti verso clienti | 640.000 € | 572.000 € |
| Magazzino al 31/12 | 410.000 € | 410.000 € (con nota) |
L'utile scende di oltre la metà per un fatto avvenuto a febbraio. Se l'imprenditore avesse distribuito utili guardando la prima riga, avrebbe distribuito soldi che non c'erano.
Perché tutto questo interessa all'imprenditore?
Per tre motivi concreti.
- La banca legge la nota integrativa. Un incendio, un cliente perso, un contenzioso: se lo scopre dopo, la fiducia cala. Se lo legge spiegato bene, con i numeri, la conversazione è diversa.
- Decidi i dividendi su numeri veri. Un utile che non tiene conto di un credito perso è un utile che non esiste.
- Più tardi chiudi, più fatti si accumulano. Chiudere il bilancio presto riduce il tempo in cui le cose possono cambiare e ti dà prima i numeri per decidere.
Andrea Cimadomo, titolare di Cima Domus SRL, ristrutturazioni di interni, ha anticipato la chiusura del bilancio a marzo invece che a metà anno, anche per usare prima 200.000 € di crediti fiscali. Nei 12 mesi di lavoro con il controller, l'EBITDA è passato da 62.000 € a 202.000 €. Tutti i numeri sono nel caso studio di Andrea.
Cosa fare lunedì mattina?
Prendi un foglio e scrivi tutto quello che è successo dal 31 dicembre a oggi: clienti in difficoltà, cause, contratti firmati o persi, danni, finanziamenti. Per ogni voce chiediti: la causa c'era già a fine anno? Se sì, porta l'elenco al commercialista prima che chiuda i conti. Lui sa come trattarlo in bilancio, tu sai cosa è successo in azienda. Servono entrambi.
Domande frequenti
Fino a quando un fatto successivo può cambiare il bilancio?
Fino alla data in cui gli amministratori formano il progetto di bilancio. Se dopo quella data succede qualcosa di molto rilevante, prima dell'assemblea, gli amministratori valutano se modificarlo.
Il fallimento di un cliente dopo il 31 dicembre va sempre in bilancio?
Dipende dalla causa. Se il cliente era già in difficoltà a fine anno, il credito va svalutato. Se la crisi nasce da un evento successivo, si descrive in nota integrativa.
Anche i fatti positivi vanno indicati?
Sì. Un grande contratto firmato a febbraio va descritto in nota integrativa, se rilevante.
Le micro imprese devono indicarli?
Le micro imprese possono non redigere la nota integrativa, se danno in calce allo stato patrimoniale alcune informazioni richieste dalla legge. Per capire cosa scrivere nel tuo caso, chiedi al commercialista.
Nel webinar gratuito Mirco Gasparotto e Alessandro Palumbo spiegano come leggere il bilancio della tua azienda e quali numeri guardare ogni mese, per non scoprire le sorprese solo a fine anno.


