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Costi di sviluppo: quando si possono capitalizzare davvero

Costi di sviluppo: quando si possono capitalizzare, le tre condizioni del principio OIC 24, come si ammortizzano e cosa cambia per l'utile e per la banca.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

I costi di sviluppo si possono capitalizzare, cioè iscrivere nell'attivo dello stato patrimoniale invece che tra i costi dell'anno, solo se riguardano un progetto chiaramente definito, tecnicamente fattibile e da cui l'azienda si aspetta ricavi sufficienti a ripagarli. Se manca una di queste condizioni, sono costi dell'esercizio e basta.

Vediamo cosa sono, dove li trovi nel bilancio, come si ammortizzano e perché ti conviene sapere se nel tuo attivo ce ne sono.

Cosa sono i costi di sviluppo?

Sono le spese che l'azienda sostiene per trasformare un'idea o una conoscenza in un prodotto, un processo o un servizio nuovo, o molto migliorato, prima di cominciare a venderlo o a usarlo. Qualche esempio concreto:

  • la progettazione e i prototipi di una nuova linea di macchine
  • le prove di laboratorio per una nuova ricetta da mettere in produzione
  • lo sviluppo di un software che l'azienda venderà ai clienti
  • le ore dei tecnici interni dedicate a un nuovo processo produttivo

La parola chiave è applicazione. Lo sviluppo parte da qualcosa che sai già e lo porta verso un risultato preciso. La ricerca di base, quella che serve ad ampliare le conoscenze senza un prodotto in vista, è un'altra cosa: per i principi contabili è sempre un costo dell'anno.

Dove si trovano nel bilancio?

Nello stato patrimoniale, tra le immobilizzazioni immateriali, alla voce B.I.2 «costi di sviluppo» dello schema dell'art. 2424 del codice civile. Fino al 2015 la voce si chiamava «costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità». Dal 2016 ricerca e pubblicità sono uscite e restano solo i costi di sviluppo.

Nel conto economico li trovi in due punti. Se lo sviluppo lo fanno persone e materiali interni, i costi restano nelle loro voci (personale, materie prime) e in alto, nel valore della produzione, compare la voce A.4 «incrementi di immobilizzazioni per lavori interni», che li compensa. Poi, ogni anno, compare la quota di ammortamento tra gli ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali. Ne parliamo nella guida sulle immobilizzazioni immateriali.

Quando si possono capitalizzare i costi di sviluppo?

La regola di partenza è l'art. 2426, n. 5 del codice civile: i costi di sviluppo «aventi utilità pluriennale» possono essere iscritti nell'attivo, con il consenso del collegio sindacale se c'è. È una possibilità, non un obbligo.

Il principio contabile OIC 24 della Fondazione OIC precisa quando quella utilità pluriennale c'è davvero. In parole semplici, servono tre cose insieme:

  1. Un progetto chiaro, con costi misurabili. Devi poter dire a quale prodotto o processo si riferiscono le spese e quanto valgono, una per una.
  2. Un progetto fattibile. Tecnicamente si può realizzare e l'azienda ha, o può procurarsi, le risorse per finirlo.
  3. Costi recuperabili. Ci sono prospettive concrete di ricavi dal progetto, almeno sufficienti a coprire quanto speso.

Se il prototipo non funziona, se il progetto è fermo o se nessuno sa dire quanto venderà, quei costi non hanno i requisiti e vanno a conto economico nell'anno in cui li sostieni.

Come si ammortizzano?

Secondo la loro vita utile, cioè il periodo in cui il nuovo prodotto o processo porterà benefici. Solo nei casi eccezionali in cui la vita utile non si riesce a stimare in modo attendibile, il codice civile fissa un tetto di cinque anni.

C'è anche un vincolo che interessa direttamente i soci: finché l'ammortamento non è completato, si possono distribuire dividendi solo se restano riserve disponibili sufficienti a coprire la parte non ancora ammortizzata. In più, la nota integrativa deve spiegare la composizione della voce, perché è stata iscritta e con che criterio si ammortizza (art. 2427, n. 3).

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 4 milioni e produce attrezzature per la ristorazione. In un anno spende 180.000 € per sviluppare un nuovo forno:

VoceEuro
Ore dei tecnici interni120.000
Materiali per i prototipi40.000
Prove in un laboratorio esterno20.000
Totale180.000

Il progetto ha tutti i requisiti e la vita utile stimata è di cinque anni. Ecco cosa cambia sul risultato del primo anno a seconda della scelta:

Tutto a costoCapitalizzato
Costi di sviluppo a conto economico180.0000
Ammortamento dell'anno036.000
Effetto sull'utile prima delle imposte−180.000−36.000

Ammortamento annuo = Costi capitalizzati ÷ Anni di vita utile = 180.000 ÷ 5 = 36.000 €

Con la capitalizzazione l'utile del primo anno è più alto di 144.000 €. Negli anni dal secondo al quinto, però, ogni bilancio porta 36.000 € di ammortamento in più. Il costo totale è lo stesso, cambia solo come si distribuisce negli anni. Il meccanismo dell'ammortamento è sempre questo.

Cosa cambia per la cassa?

Niente. I 180.000 € escono dal conto corrente nell'anno in cui paghi stipendi, materiali e laboratorio, comunque tu li scriva in bilancio. Capitalizzare migliora l'utile del primo anno, non la liquidità. Attenzione a non leggere un buon utile come soldi da spendere: una parte di quell'utile sono ore di tecnici già pagate.

Perché all'imprenditore conviene guardarli con attenzione?

Per tre motivi pratici.

  • La banca li legge con prudenza. Un attivo immateriale fatto di ore interne è difficile da vendere se le cose vanno male. Chi analizza il tuo bilancio spesso ragiona anche sul patrimonio senza gli immateriali, e un patrimonio netto gonfiato da costi capitalizzati può sembrare più robusto di quello che è.
  • Possono nascondere un progetto fallito. Se il nuovo forno non vende, quei costi non sono più recuperabili e vanno svalutati. Meglio accorgersene dal controllo di gestione, mese per mese, che scoprirlo a bilancio chiuso con una svalutazione tutta in un anno.
  • Ti dicono quanto costa davvero innovare. Se tieni separati i costi di ogni progetto, sai quanto hai speso, quanto ti aspetti di ricavare e quando rientri. Come per un macchinario.

Il dettaglio di questa voce lo trovi nella nota integrativa: è il primo posto dove guardare se nell'attivo compare una cifra alla B.I.2.

Cosa fare lunedì mattina?

Apri l'ultimo bilancio e guarda la voce B.I.2. Se c'è un importo, chiedi al tuo commercialista a quali progetti si riferisce, con che vita utile si ammortizza e se quei progetti stanno portando i ricavi previsti. Se invece stai per partire con un progetto di sviluppo, apri da subito un centro di costo dedicato e registra le ore e le spese. Senza quei dati non potrai né capitalizzarli né sapere se ne è valsa la pena.

Domande frequenti

I costi di ricerca si possono capitalizzare?

No. La ricerca di base, che serve ad ampliare le conoscenze senza un prodotto preciso in vista, è sempre un costo dell'esercizio. Si capitalizzano solo i costi di sviluppo che rispettano le condizioni dell'OIC 24.

In quanti anni si ammortizzano i costi di sviluppo?

In base alla vita utile del progetto. Solo se non si riesce a stimarla in modo attendibile, il codice civile fissa un massimo di cinque anni.

Capitalizzare i costi di sviluppo è obbligatorio?

No. Il codice civile dice che «possono» essere iscritti nell'attivo. Se i requisiti ci sono, l'azienda sceglie, con il consenso del collegio sindacale se esiste.


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