Costi di impianto e ampliamento: quando si capitalizzano
Costi di impianto e ampliamento: cosa sono, quando si possono capitalizzare, perché vanno ammortizzati entro cinque anni e il limite che mettono ai dividendi.
di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio
I costi di impianto e ampliamento sono le spese sostenute per far nascere l'azienda o per allargare la sua attività in modo nuovo, come aprire una sede in un'altra regione o entrare in un nuovo mercato. Si possono capitalizzare, cioè iscrivere nella voce B.I.1 dell'attivo, solo se hanno un'utilità per più anni, e vanno ammortizzati entro cinque anni.
Capitalizzarli o no è una scelta che cambia l'utile dell'anno, ma non cambia di un euro la cassa. E porta con sé un vincolo sui dividendi che molti imprenditori scoprono tardi. Vediamo come funziona.
Cosa sono i costi di impianto e ampliamento?
Sono la prima voce delle immobilizzazioni immateriali nello schema dell'art. 2424 del codice civile. Le due parole indicano due momenti diversi.
Costi di impianto, cioè quelli per avviare l'impresa:
- le spese per costituire la società: notaio, imposte di registro, consulenze per la costituzione
- i costi di avvio di una nuova attività sostenuti prima che cominci a produrre ricavi
Costi di ampliamento, cioè quelli per allargare l'attività in una direzione nuova:
- l'apertura di una sede o di un'unità in un altro territorio
- l'ingresso in un mercato o in un'attività che prima l'azienda non aveva
Possono rientrare nella voce anche alcune spese legate al capitale, come quelle notarili per un aumento di capitale. Non ci stanno invece la crescita ordinaria, la pubblicità e i costi di ricerca, che restano costi dell'anno. Le regole di dettaglio sono nel principio contabile OIC 24, sul sito della Fondazione OIC. La mappa di tutte le voci immateriali è nella guida sulle immobilizzazioni immateriali.
Quando si possono capitalizzare?
L'art. 2426 del codice civile, al numero 5, fissa quattro regole:
- devono avere utilità pluriennale, cioè servire all'azienda per più anni
- serve il consenso del collegio sindacale, se la società ce l'ha
- vanno ammortizzati entro cinque anni al massimo
- finché l'ammortamento non è finito, si possono distribuire dividendi solo se restano riserve disponibili sufficienti a coprire i costi non ancora ammortizzati
La logica sta nel principio di competenza: se una spesa serve a produrre ricavi per più anni, è corretto distribuirla su quegli anni. Ma il legislatore sa che sono costi che non si possono rivendere, e per questo mette un tetto alla durata e un limite ai dividendi.
Un esempio con i numeri
Prendiamo una SRL di esempio che fattura 2,2 milioni e decide di aprire una seconda sede in un'altra regione. Prima dell'apertura spende 75.000 € tra selezione del personale, consulenze legali e amministrative e stipendi dei mesi prima dell'apertura. Ipotizziamo che queste spese abbiano davvero utilità per più anni.
| Senza capitalizzare | Capitalizzando in 5 anni | |
|---|---|---|
| Costo nel conto economico del primo anno | 75.000 | 15.000 |
| Valore in B.I.1 a fine anno | 0 | 60.000 |
| Utile prima delle imposte | 40.000 | 100.000 |
| Cassa uscita | 75.000 | 75.000 |
L'utile cambia di 60.000 €, la cassa no. È lo stesso investimento, raccontato in due modi diversi.
Ora il vincolo sui dividendi. Con 60.000 € ancora da ammortizzare, per distribuire utili servono riserve disponibili che, dopo la distribuzione, coprano almeno quei 60.000 €. Se l'azienda ha poche riserve, l'utile più alto ottenuto capitalizzando non si può distribuire per intero. Il vincolo si allenta anno dopo anno, man mano che l'ammortamento riduce la cifra da coprire.
Perché interessano all'imprenditore?
Perché un utile più alto non è più cassa. Capitalizzare migliora il risultato del primo anno, ma i soldi sono già usciti. Se guardi l'utile per decidere quanto prelevare o quanto investire, rischi di sbagliare.
Perché la banca lo vede. Chi analizza il bilancio per concedere credito sa che queste voci non si vendono e spesso le toglie dal patrimonio quando ne valuta la solidità. Una voce B.I.1 grande in un'azienda giovane racconta che l'utile è stato sostenuto dalla capitalizzazione.
Perché vanno giudicati come investimenti. Una nuova sede che costa 75.000 € di avvio deve ripagarli con il suo margine. Nel controllo di gestione quella cifra si assegna alla sede, così sai dopo quanti mesi l'apertura comincia a rendere.
Dove li trovi in bilancio?
Nel bilancio ordinario alla voce B.I.1, già al netto degli ammortamenti. Nel bilancio abbreviato vedi solo il totale delle immobilizzazioni immateriali, e i movimenti di ogni voce sono nella nota integrativa. Le ragioni della capitalizzazione sono obbligatorie solo nel bilancio ordinario: se non le trovi, chiedile al commercialista. Se ci sono lavori su locali in affitto legati alla nuova sede, quelli stanno tra le altre immobilizzazioni immateriali.
Cosa fare lunedì mattina?
Apri il bilancio e guarda se nella voce B.I.1 c'è un importo. Se c'è, chiedi al commercialista tre cose: a quali spese si riferisce, quanto resta da ammortizzare e quante riserve disponibili ha la società oggi. Poi rileggi l'utile degli ultimi due anni togliendo l'effetto della capitalizzazione. È l'utile che avresti avuto mettendo tutto nei costi, e ti dice quanto rende davvero l'attività.
Domande frequenti
Le spese del notaio per costituire la società si capitalizzano?
Possono essere capitalizzate tra i costi di impianto e ampliamento, se hanno utilità pluriennale, e ammortizzate entro cinque anni. In alternativa si mettono tra i costi dell'anno.
In quanti anni si ammortizzano i costi di impianto e ampliamento?
In un periodo non superiore a cinque anni, come stabilisce l'art. 2426 del codice civile.
Perché i costi di impianto limitano i dividendi?
Perché finché non sono ammortizzati si possono distribuire dividendi solo se restano riserve disponibili sufficienti a coprire la parte non ancora ammortizzata.
La pubblicità per il lancio di una nuova attività è un costo di impianto?
No. Con i principi contabili in vigore la pubblicità è un costo dell'anno in cui la sostieni, anche quando serve a lanciare un'attività nuova.
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