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Capitale permanente: cos'è e perché copre gli investimenti

Capitale permanente: cos'è, come si calcola dal bilancio sommando patrimonio netto e debiti a lungo, perché deve coprire gli investimenti. Con esempio.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

Il capitale permanente è la somma dei soldi che restano in azienda per più di un anno: il patrimonio netto più i debiti a medio e lungo termine. Serve a capire se gli investimenti che durano anni, come macchinari e capannoni, sono pagati con soldi che durano altrettanto.

Vediamo dove si trova nel bilancio, come si calcola, come si confronta con le immobilizzazioni e cosa fare se non basta.

Cos'è il capitale permanente?

Nel lato destro dello stato patrimoniale ci sono le fonti, cioè da dove arrivano i soldi che l'azienda usa. Si possono dividere in due gruppi in base a quanto tempo restano in azienda.

  • Fonti a breve: debiti da restituire entro 12 mesi. Fornitori, scoperti di conto, anticipi fatture, rate dei mutui in scadenza nell'anno, tasse e contributi da versare.
  • Fonti permanenti: soldi che restano oltre i 12 mesi. È il capitale permanente.

Il capitale permanente si forma con due blocchi:

Capitale permanente = Patrimonio netto + Passività consolidate

Il patrimonio netto sono i soldi dei soci: capitale versato, riserve, utili lasciati in azienda. Le passività consolidate sono i debiti che scadono oltre l'anno: la quota a lungo dei mutui e dei finanziamenti, il TFR dei dipendenti, i fondi rischi, i finanziamenti dei soci senza scadenza vicina. Le abbiamo viste nel dettaglio nell'articolo sulle passività consolidate.

Dove si trova nel bilancio?

Non c'è una riga con scritto «capitale permanente». Va costruito dallo stato patrimoniale. Il patrimonio netto è la lettera A del passivo. Per i debiti, l'art. 2424 del codice civile chiede di indicare per ogni voce la parte esigibile oltre l'esercizio successivo: è quella che va nel capitale permanente. Si aggiungono il fondo TFR (lettera C) e i fondi per rischi e oneri (lettera B), che di solito hanno tempi lunghi.

Se il bilancio è in forma abbreviata e la divisione tra breve e lungo non è chiara, la trovi nella nota integrativa o la chiedi al commercialista. Senza quella divisione il calcolo non si può fare.

Perché deve coprire gli investimenti?

Per una regola di buon senso: chi compra un macchinario che si ripaga in otto anni non dovrebbe pagarlo con soldi da restituire fra tre mesi. Se lo fa, ogni trimestre deve trovare altri soldi per rimborsare quelli di prima, e basta un cliente che paga tardi o una banca che riduce un fido per andare in difficoltà.

Il confronto si fa così:

Margine di struttura secondario = Capitale permanente − Immobilizzazioni

Se il risultato è positivo, le fonti a lungo coprono tutti gli investimenti a lungo e avanzano soldi per finanziare anche una parte del magazzino e dei crediti. Se è negativo, una parte di macchinari e immobili è pagata con debiti a breve. Il calcolo completo, con la versione «primaria» che usa solo il patrimonio netto, è nell'articolo sul margine di struttura.

Lo stesso confronto si può fare come rapporto:

Indice di copertura = Capitale permanente ÷ Immobilizzazioni

Sopra 1 la copertura c'è, sotto 1 manca.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 3 milioni e lavora la lamiera. Lo stato patrimoniale, in sintesi:

VoceEuro
Immobilizzazioni (macchinari, capannone)1.400.000
Patrimonio netto600.000
Mutui oltre 12 mesi450.000
TFR e fondi150.000
Capitale permanente1.200.000

Il calcolo:

  • Margine di struttura secondario: 1.200.000 − 1.400.000 = −200.000 €
  • Indice di copertura: 1.200.000 ÷ 1.400.000 = 0,86

Ci sono 200.000 € di macchinari pagati con soldi a breve, cioè con lo scoperto di conto e con i fornitori pagati più tardi del dovuto. Nel conto economico l'azienda può anche andare bene, ma ogni mese la tesoreria è tesa e la banca, guardando il bilancio, vede una struttura sbilanciata.

Supponiamo che l'azienda trasformi 250.000 € di scoperto in un mutuo a sette anni. Il totale dei debiti resta uguale. Tolta la quota che scade nei prossimi 12 mesi, circa 35.000 €, il capitale permanente sale a circa 1.415.000 €, l'indice va a 1,01 e il margine torna positivo di circa 15.000 €. Non è cambiato quanto l'azienda deve, è cambiato quando lo deve restituire.

Come si aumenta il capitale permanente?

Le strade sono tre, e conviene conoscerle prima di fare un investimento, non dopo.

  1. Lasciare gli utili in azienda. Ogni utile non distribuito aumenta le riserve e quindi il patrimonio netto. È la strada più lenta ma la più solida.
  2. Versamenti dei soci. Aumento di capitale o versamenti in conto capitale portano soldi che non vanno restituiti.
  3. Allungare i debiti. Finanziare un investimento con un mutuo della stessa durata, invece che con il fido di conto, sposta il debito tra le fonti permanenti.

C'è poi la strada al contrario: non comprare con soldi a breve. Prima di firmare un ordine per un macchinario chiediti come lo pagherai e per quanti anni. Ne parliamo anche nell'articolo sulla copertura finanziaria delle immobilizzazioni.

Cosa guarda la banca?

La banca legge lo stesso bilancio che leggi tu. Un'azienda che copre i suoi investimenti con fonti a lungo mostra di aver pianificato. Una che li copre con lo scoperto mostra di averli subiti. Lo racconta Giuliano Irrati, titolare di Kepler SRL, software per yacht e imbarcazioni, che in 12 mesi ha portato il fatturato da 132.000 a 525.000 €. Con il controller ha costruito budget, pianificazione dei flussi di cassa e piano industriale quinquennale, e ha visto il problema prima che arrivasse: «Grazie al controllo di gestione sono riuscito a prevedere con 5 mesi di anticipo una sofferenza di cassa a dicembre e ho potuto pianificare per tempo un intervento bancario». La storia è nel caso studio di Giuliano.

Domande frequenti

Il TFR fa parte del capitale permanente?

Sì. Il fondo TFR è un debito verso i dipendenti che si paga quando lasciano l'azienda, quindi in gran parte oltre i 12 mesi. Per questo si mette tra le passività consolidate.

I finanziamenti dei soci sono capitale permanente?

Di solito sì, se non c'è un rimborso previsto entro l'anno. I versamenti in conto capitale stanno nel patrimonio netto, i finanziamenti con obbligo di restituzione tra i debiti, ma in entrambi i casi sono soldi che restano a lungo.

Che differenza c'è tra capitale permanente e capitale investito?

Il capitale permanente guarda alle fonti, cioè da dove arrivano i soldi a lungo termine. Il capitale investito guarda agli impieghi, cioè dove sono finiti tutti i soldi dell'azienda.

Ogni quanto conviene controllarlo?

Almeno a ogni bilancio e prima di ogni investimento importante. Se fai un budget patrimoniale, puoi vedere in anticipo come cambierà.


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