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Valutazione delle rimanenze di magazzino: metodi ed esempi

Valutazione delle rimanenze di magazzino: cosa dice la legge, i metodi (costo, media, FIFO, LIFO), un esempio con i numeri e perché sposta il tuo utile.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

La valutazione delle rimanenze di magazzino è il valore in euro che dai alla merce, alle materie prime e ai prodotti che hai in casa a fine anno. Per legge si iscrivono al costo di acquisto o di produzione, oppure al valore di realizzo se è più basso, e ogni euro in più o in meno su quel valore cambia di un euro l'utile dell'anno.

Il magazzino è la voce che più facilmente fa sembrare un anno migliore o peggiore di com'è andato. Vediamo come si valuta e cosa guardare.

Cosa sono le rimanenze di magazzino nel bilancio?

Sono i beni che l'azienda possiede alla data di chiusura e che servono a produrre o a vendere. Nello stato patrimoniale le trovi nell'attivo circolante, alla voce C.I, divisa in cinque righe dall'art. 2424 del codice civile:

  • materie prime, sussidiarie e di consumo
  • prodotti in corso di lavorazione e semilavorati
  • lavori in corso su ordinazione
  • prodotti finiti e merci
  • acconti

Nel conto economico invece compaiono come «variazione delle rimanenze», cioè la differenza fra il magazzino di fine anno e quello di inizio anno. È qui che il magazzino tocca l'utile.

Perché il valore del magazzino cambia l'utile?

Perché il costo di quello che hai venduto non è uguale a quello che hai comprato. Si calcola così:

Costo del venduto = Rimanenze iniziali + Acquisti − Rimanenze finali

Prendiamo un'azienda di esempio, un commercio all'ingrosso che fattura 1,8 milioni. A inizio anno ha merce per 300.000 €, durante l'anno compra per 1.250.000 €, a fine anno conta merce per 360.000 €.

Costo del venduto = 300.000 + 1.250.000 − 360.000 = 1.190.000 €

Ora supponiamo che 40.000 € di quella merce finale siano articoli fermi da tre anni che nessuno comprerà più al prezzo pieno. Se restano a bilancio al costo, il magazzino vale 360.000 €. Se li svaluti a zero, vale 320.000 € e il costo del venduto sale a 1.230.000 €.

Magazzino non svalutatoMagazzino svalutato
Rimanenze finali360.000 €320.000 €
Costo del venduto1.190.000 €1.230.000 €
Effetto sull'utilenessuno− 40.000 €

Stesse vendite, stessi acquisti, 40.000 € di utile in meno. Il denaro in banca è identico nei due casi: cambia solo quanto è vero il numero che leggi.

Quali sono i criteri di valutazione previsti dalla legge?

La regola base è nell'art. 2426 del codice civile, al numero 9: le rimanenze si iscrivono al costo di acquisto o di produzione, oppure al valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato, se è minore. Se poi i motivi della svalutazione vengono meno, il minor valore non si può mantenere.

Tradotto: il magazzino non sale mai sopra il costo, anche se il mercato è salito. E se una merce vale meno di quanto l'hai pagata, devi scendere.

Il valore di realizzo è il prezzo a cui pensi di vendere, meno i costi che ti servono per venderlo. Un articolo comprato a 20 € che oggi riesci a vendere solo a 15 €, con 2 € di trasporto e provvigioni, ha un valore di realizzo di 13 €. A bilancio va a 13 €, non a 20 €.

Le regole di dettaglio le scrive il principio contabile OIC 13 sulle rimanenze, pubblicato dalla Fondazione OIC.

Quali metodi si usano per calcolare il costo?

Quando compri lo stesso articolo più volte a prezzi diversi, devi decidere quale prezzo dare ai pezzi rimasti. Il numero 10 dello stesso art. 2426 ammette, per i beni fungibili, tre metodi, a cui si aggiunge il costo specifico per i beni che si possono identificare uno per uno.

  • Costo specifico: ogni pezzo ha il suo prezzo. Si usa per beni unici o di valore, come macchine usate o gioielli.
  • Media ponderata: fai la media dei prezzi pagati, pesata sulle quantità.
  • FIFO, primo entrato primo uscito: si immagina che escano prima i pezzi comprati prima. Il magazzino resta valutato ai prezzi più recenti.
  • LIFO, ultimo entrato primo uscito: escono prima gli ultimi comprati. Il magazzino resta valutato ai prezzi più vecchi.

Un esempio veloce. Compri 1.000 pezzi a 10 € e poi 1.000 pezzi a 12 €. Ne vendi 1.200, te ne restano 800.

MetodoValore degli 800 pezzi rimasti
FIFO800 × 12 = 9.600 €
Media ponderata800 × 11 = 8.800 €
LIFO800 × 10 = 8.000 €

Con i prezzi in salita, il FIFO dà il magazzino più alto e quindi l'utile più alto. Il LIFO il contrario. Qualunque metodo scegli, le quantità vengono dall'inventario fisico: come si fa bene lo spieghiamo nell'articolo sull'inventario di magazzino.

Come si valutano i prodotti finiti e i semilavorati?

Al costo di produzione, che comprende materie prime, lavoro diretto e la quota di costi di fabbrica ragionevolmente imputabile al prodotto. I costi di distribuzione invece non si possono mettere nel costo di produzione: lo dice sempre il numero 9 dell'art. 2426.

La trappola: se non sai quanto ti costa produrre un pezzo, il valore dei prodotti finiti è una stima a occhio. E lo diventa anche l'utile.

Il magazzino è anche un problema di cassa?

Sì. Ogni euro di merce ferma è un euro pagato al fornitore e non ancora incassato dal cliente. Per capire quante volte all'anno lo rigiri, c'è l'indice che spieghiamo nell'articolo sulla rotazione del magazzino.

Lo racconta bene il caso di Marco Caporossi, Alema Professional, commercio all'ingrosso di cosmetici. All'inizio del percorso l'azienda aveva un magazzino pieno di prodotti fuori mercato. Il controller Giuseppe Barbarani lo dice così: «un costo anche finanziario, perché il magazzino è un investimento». Analisi della composizione del magazzino, eliminazione dei prodotti obsoleti, budget dei costi fissi: in 14 mesi l'azienda è passata da una perdita di 71.539 € a un utile di 24.000 €. Tutti i numeri sono nel caso studio di Marco.

Cosa fare lunedì mattina?

  1. Apri il bilancio e confronta le rimanenze degli ultimi tre anni con il fatturato. Se il magazzino cresce più delle vendite, chiediti perché.
  2. Fatti dare la lista degli articoli fermi da più di dodici mesi. Per ognuno chiediti a che prezzo lo venderesti oggi.
  3. Chiedi al commercialista quale metodo di valutazione usa e se l'ha cambiato negli anni. Servono entrambi: lui per il bilancio, tu per sapere quanto vale davvero quello che hai in casa.

Domande frequenti

Chi decide il valore del magazzino a fine anno?

Lo propone l'azienda, partendo dall'inventario fisico e dal metodo scelto. Il commercialista controlla i criteri, ma quantità e stato della merce li conosci tu.

Posso cambiare metodo di valutazione da un anno all'altro?

I criteri di valutazione non si cambiano a piacere: vanno mantenuti da un esercizio all'altro e, se in casi eccezionali si cambiano, la nota integrativa deve spiegare perché e con quale effetto. Cambiare metodo per sistemare l'utile di un anno è proprio quello che la regola vuole evitare.

Cosa succede se sopravvaluto il magazzino?

L'utile risulta più alto del vero e paghi tasse su un guadagno che non c'è. Quando la merce si vende sottocosto o si butta, la perdita arriva tutta insieme.

Ogni quanto conviene valutare il magazzino?

La legge chiede l'inventario a fine anno. Per decidere bene serve almeno una stima mensile: senza, il margine di ogni mese è un numero approssimato.


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