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PMI e micro imprese: definizione, parametri e soglie

Definizione PMI: quando un'azienda è micro, piccola o media per l'Unione europea, le soglie su dipendenti, fatturato e attivo, e cosa cambia per il bilancio.

di Redazione Imprenditore VeroL’imprenditore

Secondo la definizione PMI dell'Unione europea, un'azienda è una piccola o media impresa se ha meno di 250 occupati e un fatturato fino a 50 milioni di euro, oppure un totale di bilancio fino a 43 milioni. Dentro le PMI ci sono le piccole imprese, sotto i 50 occupati, e le micro imprese, sotto i 10.

Vediamo le soglie una per una, come si contano dipendenti e fatturato quando ci sono più società, e perché il codice civile usa soglie diverse per il bilancio.

Cosa si intende per PMI?

PMI significa piccola e media impresa. La definizione usata in Italia viene dalla raccomandazione della Commissione europea 2003/361/CE, recepita con un decreto del Ministero delle attività produttive del 2005. È quella a cui fanno riferimento bandi, agevolazioni e aiuti pubblici rivolti alle PMI.

I parametri sono tre: gli occupati, il fatturato annuo e il totale dell'attivo di bilancio. Il numero degli occupati deve stare sotto la soglia sempre. Per gli altri due basta rispettarne uno.

Quali sono le soglie per micro, piccole e medie imprese?

CategoriaOccupatiFatturato annuooppure Totale di bilancio
Micro impresameno di 10fino a 2 milioni €fino a 2 milioni €
Piccola impresameno di 50fino a 10 milioni €fino a 10 milioni €
Media impresameno di 250fino a 50 milioni €fino a 43 milioni €

Facciamo un esempio. Un'azienda di esempio con 45 dipendenti, 12 milioni di fatturato e 11 milioni di attivo non è una piccola impresa, anche se ha meno di 50 persone: supera sia la soglia di fatturato sia quella di bilancio, entrambe a 10 milioni. È una media impresa. Se l'attivo fosse 9 milioni, rispettando la soglia di bilancio sarebbe piccola.

Come si contano i dipendenti?

Non si contano le teste, ma le unità lavorative annue. Un dipendente a tempo pieno per tutto l'anno vale 1. Un part-time al 50% vale 0,5. Chi ha lavorato sei mesi vale 0,5. Nel conteggio rientrano anche i soci che lavorano stabilmente in azienda e ne ricevono un vantaggio economico. Gli apprendisti con contratto di formazione non si contano.

Per questo un'azienda con 55 persone in organico, molte part-time o stagionali, può risultare sotto la soglia dei 50.

Se ho più società, conta solo la mia?

No, ed è il punto in cui molti imprenditori sbagliano. La raccomandazione distingue tre casi:

  • impresa autonoma: non partecipa ad altre società e non è partecipata, oppure le quote sono sotto il 25%. Conta solo i suoi numeri.
  • imprese associate: una possiede tra il 25% e il 50% dell'altra. Ai propri numeri si aggiunge la quota dell'altra in proporzione alla partecipazione.
  • imprese collegate: una controlla l'altra, di solito con più del 50%. I numeri si sommano per intero.

Prendiamo un imprenditore che ha una holding con il 60% di una società di produzione da 30 dipendenti e il 100% di una società commerciale da 25 dipendenti. Prese una per una, sono due piccole imprese. Sommate, come chiede la regola per le imprese collegate, fanno 55 occupati: è una media impresa. Se partecipa a un bando riservato alle piccole imprese, la domanda rischia di essere respinta.

E per il bilancio quali soglie valgono?

Qui le soglie sono diverse, perché le fissa il codice civile e servono a un altro scopo: decidere quanto dettagliato deve essere il bilancio.

Con l'art. 2435-bis una società può fare il bilancio in forma abbreviata se, per il primo esercizio o per due esercizi consecutivi, non supera due di questi tre limiti:

  • totale dell'attivo 5.500.000 €
  • ricavi delle vendite e delle prestazioni 11.000.000 €
  • 50 dipendenti occupati in media nell'anno

Con l'art. 2435-ter sono micro imprese, con un bilancio ancora più semplice, quelle che non superano due di questi limiti: attivo 220.000 €, ricavi 440.000 €, 5 dipendenti.

Queste soglie sono state alzate dal decreto legislativo 125 del 2024. Se ricordi numeri più bassi, sono quelli di prima. Il commercialista sa quale forma di bilancio si applica alla tua società.

Perché a un imprenditore interessa sapere se è una PMI?

Per tre motivi pratici.

  1. Bandi e agevolazioni. Molti contributi pubblici sono riservati alle PMI, o danno percentuali diverse a micro, piccole e medie imprese. Sbagliare categoria significa perdere un contributo o doverlo restituire.
  2. Il bilancio che depositi. Un bilancio abbreviato contiene meno informazioni. Va bene per il registro delle imprese, ma da solo dice poco su come va l'azienda. Ne abbiamo parlato nell'articolo sul bilancio d'esercizio.
  3. Il modo di guardarsi. Molti titolari pensano che strumenti come budget e controllo di gestione siano roba da grandi aziende. In realtà in Italia le PMI sono la gran parte delle imprese, e sono proprio le aziende più piccole a non avere margine per gli errori.

Cosa cambia quando l'azienda passa da piccola a media?

Sul piano della definizione europea cambiano l'accesso ad alcuni aiuti e le percentuali di contributo. Sul piano pratico cambia molto di più. Un'azienda da 8 milioni e 40 persone che arriva a 15 milioni e 70 persone non si può più guidare come prima: il titolare non vede più ogni commessa e ogni cliente con i propri occhi. Servono numeri che arrivano ogni mese senza doverli chiedere, e persone che sanno leggerli. È spesso in questo passaggio che le aziende in crescita scoprono di fatturare di più e guadagnare meno.

Una PMI ha bisogno del controllo di gestione?

Sì, e per una ragione semplice. In una grande azienda un errore di prezzo su un cliente si perde fra mille altri. In un'azienda da 2 milioni di fatturato con un utile del 3%, un errore che vale 60.000 € si porta via l'intero guadagno dell'anno.

Il controllo di gestione per una PMI non richiede un ufficio dedicato. Richiede pochi numeri letti ogni mese: fatturato, margine, costi fissi, punto di pareggio, cassa. Come si imposta lo spieghiamo nella guida al controllo di gestione per PMI, e il ragionamento da cui parte è quello del nostro metodo.

Cosa fare lunedì mattina?

Apri l'ultimo bilancio e scrivi tre numeri: ricavi, totale dell'attivo, dipendenti medi. Se hai partecipazioni in altre società, o altre società hanno quote della tua, fai lo stesso per ciascuna e chiedi al commercialista come sommarle. Così sai in quale categoria sei prima di presentare la prossima domanda di contributo, non dopo.

Domande frequenti

Quanti dipendenti ha una piccola impresa?

Meno di 50 unità lavorative annue, con un fatturato fino a 10 milioni di euro oppure un totale di bilancio fino a 10 milioni.

Una ditta individuale può essere una PMI?

Sì. La definizione europea guarda all'attività economica, non alla forma giuridica. Una ditta individuale con meno di 10 occupati e fatturato fino a 2 milioni è una micro impresa.

Le soglie PMI e quelle del bilancio abbreviato sono le stesse?

No. Le soglie PMI vengono dalla raccomandazione europea e servono soprattutto per aiuti e agevolazioni. Quelle del bilancio abbreviato e delle micro imprese sono negli articoli 2435-bis e 2435-ter del codice civile.

Se supero le soglie per un anno cambio subito categoria?

Per la definizione europea, la categoria cambia solo se le soglie vengono superate per due esercizi consecutivi. Anche per il bilancio abbreviato il codice civile ragiona su due esercizi consecutivi.


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