Webinar gratuito del 23 novembre: Mirco Gasparotto e Alessandro Palumbo mostrano come calcolare i 5 indicatori da cui dipende il 100% dei guadagni di un’azienda. Iscriviti gratis

Lavori in corso su ordinazione: come si leggono in bilancio

Lavori in corso su ordinazione: cosa sono, dove stanno nel bilancio, i due metodi di valutazione con un esempio e perché spostano l'utile da un anno all'altro.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

I lavori in corso su ordinazione sono le commesse fatte su contratto per un cliente preciso e non ancora finite alla chiusura del bilancio. Stanno nello stato patrimoniale fra le rimanenze, alla voce C.I.3, e il modo in cui vengono valutati decide in quale anno compare il margine della commessa.

Per un'impresa edile, un impiantista o un costruttore di macchine su misura è spesso la voce che pesa di più sull'utile. Vediamo dove trovarla, come si valuta e cosa guardare.

Cosa sono i lavori in corso su ordinazione?

Sono lavori che fai per un cliente in base a un contratto: costruire un edificio, realizzare un impianto, progettare e montare una linea di produzione. La commessa dura mesi, a volte anni, e a fine esercizio una parte è fatta e una parte no.

Non vanno confusi con i prodotti in corso di lavorazione (voce C.I.2), che sono beni che produci per il magazzino, senza un cliente già definito. La differenza conta: per i lavori su ordinazione il prezzo è già fissato nel contratto, quindi il margine si può stimare prima della fine.

Dove si trovano nel bilancio?

In tre punti, collegati fra loro:

  • stato patrimoniale, attivo C.I.3 «lavori in corso su ordinazione»: il valore delle commesse aperte a fine anno, secondo lo schema dell'art. 2424 del codice civile
  • conto economico, voce A.3 «variazioni dei lavori in corso su ordinazione»: la differenza tra il valore di fine anno e quello di inizio anno. Se è positiva aumenta il valore della produzione, se è negativa lo riduce
  • stato patrimoniale, passivo D.6 «acconti»: gli anticipi e gli stati di avanzamento incassati dal cliente prima che il lavoro sia accettato in via definitiva

Nel bilancio in forma abbreviata vedi solo il totale delle rimanenze (voce C.I). Il dettaglio sta nella nota integrativa, oppure lo chiedi a chi tiene la contabilità.

Come si valutano?

Il codice civile, all'art. 2426 n. 11, dice che i lavori in corso su ordinazione «possono essere iscritti sulla base dei corrispettivi contrattuali maturati con ragionevole certezza». Il principio contabile OIC 23, pubblicato dalla Fondazione OIC, spiega come farlo. I metodi sono due.

Metodo della percentuale di completamento. La commessa vale la quota del prezzo che corrisponde al lavoro fatto. Il margine si riconosce un po' ogni anno, man mano che il lavoro avanza. Il modo più usato per misurare l'avanzamento è il rapporto tra costi:

Avanzamento = Costi sostenuti ÷ Costi totali stimati

Valore dei lavori in corso = Prezzo del contratto × Avanzamento

Metodo della commessa completata. La commessa resta valutata al costo finché non è finita. Il margine compare tutto nell'anno in cui il lavoro viene consegnato.

Secondo l'OIC 23, quando ci sono le condizioni per stimare in modo attendibile ricavi, costi e avanzamento si usa la percentuale di completamento. Le commesse di durata inferiore all'anno possono essere valutate anche con il metodo della commessa completata.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'impresa di impianti inventata che fattura 3 milioni. Ha una commessa da 800.000 € con costi stimati di 640.000 €, quindi un margine atteso di 160.000 €. Al 31 dicembre ha sostenuto 400.000 € di costi e ha incassato 350.000 € di acconti.

Percentuale di completamentoCommessa completata
Avanzamento400.000 ÷ 640.000 = 62,5%non si calcola
Valore dei lavori in corso800.000 × 62,5% = 500.000400.000 (il costo)
Margine riconosciuto quest'anno100.0000
Margine riconosciuto l'anno dopo60.000160.000
Acconti nel passivo (D.6)350.000350.000

La commessa è la stessa, il lavoro è lo stesso, ma l'utile di quest'anno cambia di 100.000 €. Se l'impresa ha più commesse a cavallo d'anno, la scelta del metodo e la precisione delle stime possono spostare molto il risultato.

C'è una regola che vale sempre: se una commessa è destinata a chiudersi in perdita, la perdita prevista va riconosciuta subito, nell'anno in cui diventa probabile. Se nell'esempio i costi stimati salissero a 820.000 €, i 20.000 € di perdita andrebbero in bilancio quest'anno, non quando la commessa finisce.

Perché all'imprenditore interessano?

Per tre motivi molto pratici.

1. L'utile dipende dalle stime. Il valore dei lavori in corso si basa sui costi a finire, cioè su quanto pensi di spendere ancora. Se le stime sono ottimistiche, l'utile di quest'anno è gonfiato e l'anno prossimo arriva la sorpresa.

2. Il conto economico mensile senza lavori in corso non dice niente. Un mese con tanti costi e nessuna fattura sembra in perdita, uno con un grosso stato avanzamento sembra un mese d'oro. Solo se valuti l'avanzamento delle commesse ogni mese il margine diventa leggibile. È il cuore del controllo di gestione su commessa.

3. La cassa segue un'altra strada. Lavori in corso alti e acconti bassi vogliono dire che stai finanziando il cliente. Un'impresa può avere un buon utile e la banca in rosso, perché il margine è dentro commesse non ancora fatturate.

Il caso di Carmelo Minauda, con la sua Stone Export SRL che produce e trasforma marmi per l'edilizia e l'arredamento, lo mostra bene. Con il controller Luca ha introdotto un monitoraggio mensile delle commesse, con il calcolo del margine durante lo sviluppo dei lavori. «Abbiamo strutturato un file molto semplice dove loro mensilmente controllano i costi di ogni commessa, quanto prevedono di fatturare e di ricavare da quella singola commessa», spiega il controller. I risultati sono nel caso studio di Carmelo.

Cosa fare lunedì mattina?

Fai l'elenco delle commesse aperte. Per ognuna scrivi prezzo del contratto, costi sostenuti finora, costi stimati per finire, acconti incassati. Calcola avanzamento e margine atteso. Se il margine atteso di una commessa è sceso rispetto al preventivo, lo sai adesso e non a fine anno. Per capire perché i lavori stanno fra le rimanenze, rileggi l'articolo sulla valutazione delle rimanenze di magazzino.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra lavori in corso su ordinazione e prodotti in corso di lavorazione?

I lavori su ordinazione sono fatti per un cliente preciso con un contratto. I prodotti in corso di lavorazione sono beni destinati al magazzino, senza un cliente già definito.

Gli acconti ricevuti riducono i lavori in corso?

Finché il lavoro non è accettato in via definitiva, no: i lavori in corso stanno nell'attivo e gli acconti nel passivo, alla voce D.6. Quando uno stato di avanzamento viene liquidato in via definitiva, diventa ricavo.

Si può scegliere il metodo che conviene?

No. L'OIC 23 indica quando usare la percentuale di completamento. La commessa completata è ammessa per le commesse sotto l'anno o quando le stime non sono attendibili.

Cosa succede se una commessa va in perdita?

La perdita prevista si iscrive per intero nell'anno in cui diventa probabile, anche se la commessa finisce dopo.


Nel webinar gratuito Mirco Gasparotto e Alessandro Palumbo spiegano come leggere il bilancio di un'azienda che lavora su commessa e capire quanto guadagna ogni lavoro. Ricevi i file Excel per rifare i calcoli sui tuoi numeri.