Controllo di gestione su commessa: come sapere se guadagni
Controllo di gestione su commessa: come calcolare costo orario, costi diretti e quota dei costi fissi di ogni lavoro, con un esempio da preventivo a consuntivo.
di Redazione Imprenditore VeroControllo di gestione
Il controllo di gestione su commessa è il sistema che ti dice, per ogni lavoro, quanto hai incassato, quanto ti è costato e quanto ti ha lasciato, prima di farlo, mentre lo fai e quando l'hai finito. Si basa su tre numeri: i costi diretti della commessa, il costo orario vero del personale e la quota di costi fissi che ogni ora di lavoro deve pagare.
Vediamo come si calcolano, con un esempio di una commessa da 60.000 € seguita dal preventivo al consuntivo, cosa controllare mentre il lavoro è in corso e come si fissa un prezzo sotto cui non scendere.
Cos'è il controllo di gestione su commessa?
Molte aziende non vendono prodotti a catalogo ma lavori unici: un impianto, una ristrutturazione, una carpenteria su disegno, un macchinario su misura, un software, un evento. Ogni lavoro è una commessa, con un suo prezzo, i suoi materiali e le sue ore.
In queste aziende il conto economico di fine anno dice solo se l'insieme delle commesse ha reso. Non dice quali hanno guadagnato e quali hanno perso. E spesso poche commesse sbagliate si mangiano il margine di quelle buone. Il controllo su commessa serve proprio a vedere questa differenza, lavoro per lavoro.
Funziona in tre momenti:
- Preventivo: stimi costi e margine prima di firmare.
- Avanzamento: confronti ore e costi reali con quelli previsti mentre il lavoro procede.
- Consuntivo: a lavoro chiuso misuri il margine vero e lo confronti con il preventivo.
Come si calcola il costo di una commessa?
Si parte dai costi che puoi attribuire con certezza a quel lavoro, i costi diretti:
Costi diretti = Materiali + Ore × Costo orario + Lavorazioni esterne + Trasferte e noli
Margine di commessa = Ricavo − Costi diretti
Il margine di commessa deve pagare i costi fissi dell'azienda: ufficio tecnico, amministrazione, capannone, mezzi, il compenso del titolare. Se non li paga, la commessa è in perdita anche se il margine è positivo. La differenza fra le due famiglie di costi è spiegata nell'articolo su costi diretti e indiretti.
Come si calcola il costo orario del personale?
È il punto in cui sbagliano molti preventivi. Il costo orario non è la paga oraria in busta, e nemmeno il costo aziendale diviso per le ore di contratto.
Prendiamo un operaio di un'azienda di esempio con un costo aziendale di 42.000 € l'anno, contributi, TFR e tredicesima compresi. Le ore pagate sono circa 1.700, ma fra ferie, permessi, malattia, formazione, spostamenti e tempi morti le ore che finiscono davvero sulle commesse sono 1.400.
Costo orario diretto = 42.000 ÷ 1.400 = 30 € l'ora
Se avessi diviso per 1.700 ore, avresti ottenuto 24,71 €. Su una commessa da 400 ore sono più di 2.000 € di costo che non compaiono nel preventivo.
Poi c'è la quota dei costi fissi. Se l'azienda ha 300.000 € di costi fissi di struttura e 10 operai che fanno in tutto 14.000 ore produttive, ogni ora deve portare:
Quota costi fissi per ora = 300.000 ÷ 14.000 = 21,43 € l'ora
Costo orario pieno = 30 + 21,43 = 51,43 € l'ora
È il costo in full costing: quello che ogni ora venduta deve coprire perché l'azienda non perda. Per raccogliere questi costi in modo ordinato si usano i centri di costo.
Un esempio dal preventivo al consuntivo
Prendiamo una commessa di esempio venduta a 60.000 €.
| Voce | Preventivo | Consuntivo |
|---|---|---|
| Materiali | 24.000 | 25.500 |
| Ore × 30 € | 400 ore = 12.000 | 520 ore = 15.600 |
| Subappalti | 6.000 | 6.000 |
| Trasferte e noli | 2.000 | 2.000 |
| Costi diretti | 44.000 | 49.100 |
| Margine di commessa | 16.000 (26,7%) | 10.900 (18,2%) |
| Quota costi fissi (21,43 € × ore) | 8.571 | 11.143 |
| Risultato pieno | +7.429 | −243 |
Il preventivo prometteva 7.400 € di guadagno. A consuntivo la commessa ha perso 243 €. Il motivo principale sono 120 ore in più, che pesano due volte: come costo del personale e come ore che non sono andate su altre commesse a pagare i costi fissi.
Senza controllo su commessa, questa perdita sparisce nel conto economico di fine anno, mescolata con le altre. E la commessa successiva dello stesso tipo verrà preventivata con le stesse 400 ore.
Cosa controllare mentre la commessa è in corso?
Due cose, ogni settimana o almeno ogni due.
- Ore consumate rispetto all'avanzamento. Se il lavoro è al 50% e hai già usato il 70% delle ore previste, sai già che il preventivo non regge. Puoi intervenire sull'organizzazione o parlare con il cliente delle varianti.
- Materiali e varianti. Ogni lavoro extra chiesto dal cliente va registrato e, se possibile, fatturato. Le varianti non scritte sono margine regalato al cliente.
Come si fissa il prezzo minimo di una commessa?
Il prezzo minimo è quello che copre i costi diretti e la quota dei costi fissi: è il punto di pareggio della commessa.
Prezzo minimo = Costi diretti + Ore previste × Quota costi fissi per ora
Nell'esempio, a preventivo: 44.000 + 400 × 21,43 = 52.571 €. Sotto questa cifra la commessa fa perdere soldi. Fra 52.571 e il prezzo di vendita c'è il guadagno, e lo spazio per trattare. Conoscere questo numero ti permette di dire no a un lavoro con serenità, perché sai cosa ti costerebbe dire sì.
Cosa c'entrano le commesse con il bilancio?
Le commesse aperte a fine anno finiscono nel bilancio fra le rimanenze, alla voce «lavori in corso su ordinazione». L'art. 2426 del codice civile, al punto 11, permette di iscriverle sulla base dei corrispettivi maturati con ragionevole certezza. Per l'imprenditore vuol dire una cosa pratica: il risultato dell'anno dipende anche da come vengono valutate le commesse non ancora finite. Un controllo su commessa aggiornato dà al commercialista dati più solidi per quella valutazione.
Cosa succede quando ogni commessa ha il suo conto?
Roberta Curti, titolare con il marito Mario di F.F.C SRL, carpenteria metallica e meccanica impiantistica, ha analizzato con il controller Matteo Branchini preventivi e commesse e valorizzato il costo orario reale dei dipendenti. «Mappando meglio i costi ci si è resi conto dell'anomalia», spiega Matteo: costi di trasferta da imputare alla commessa ma assorbiti dall'azienda, e mai considerati nel preventivo. In 18 mesi, con un fatturato quasi uguale, l'EBITDA è passato da 116.290 a 204.718 €. La storia è nel caso studio di Roberta.
Alfonso Cinque, impianti elettrici, metteva tutto «nel calderone» e non sapeva su quali cantieri guadagnava di più. Con il controller Danilo ha diviso l'azienda per business unit e analizzato la marginalità di ogni commessa. In 10 mesi l'EBITDA è passato da 57.244 a 253.500 € e il punto di pareggio dal 14 ottobre al 3 maggio, come racconta il caso studio di Alfonso.
Cosa fare lunedì mattina?
- Calcola il costo orario vero dei tuoi operai: costo aziendale annuo diviso le ore che finiscono davvero sulle commesse.
- Prendi le ultime cinque commesse chiuse e confronta le ore preventivate con quelle reali.
- Da domani, per ogni commessa nuova, registra le ore ogni giorno, anche su un foglio semplice.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra margine di commessa e utile di commessa?
Il margine di commessa è il ricavo meno i costi diretti. L'utile di commessa toglie anche la quota dei costi fissi. Una commessa può avere un margine positivo e un utile negativo.
Come si attribuiscono i costi fissi alle commesse?
Il modo più semplice è in base alle ore: si dividono i costi fissi per le ore produttive dell'anno e si ottiene una quota per ogni ora lavorata.
Ogni quanto vanno aggiornati i dati di commessa?
Le ore ogni giorno, il confronto con il preventivo ogni settimana o due. A fine lavoro è troppo tardi per correggere.
Il controllo su commessa serve anche alle piccole imprese?
Sì, forse ancora di più. In una piccola impresa due o tre commesse sbagliate in un anno possono cancellare l'utile di tutte le altre.
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