IVA a credito e a debito: come pesa sulla cassa dell'azienda
IVA a credito e a debito: cosa sono, come funziona la liquidazione, perché l'IVA si versa prima di incassare e come prevedere il suo peso sulla cassa.
di Redazione Imprenditore VeroTasse e patrimonio
L'IVA a debito è quella che addebiti ai clienti nelle fatture di vendita e che devi versare allo Stato. L'IVA a credito è quella che paghi ai fornitori sugli acquisti e che puoi detrarre. Ogni mese o ogni trimestre si fa la differenza: se il debito supera il credito si versa, altrimenti il credito si riporta in avanti.
Per il conto economico l'IVA è neutra. Per la cassa no, e il motivo è semplice: di regola l'IVA si versa quando emetti la fattura, non quando il cliente ti paga. Vediamo come funziona e quanto pesa davvero.
Che differenza c'è tra IVA a credito e IVA a debito?
L'azienda fa da esattore per lo Stato. Quando vendi a 1.000 € più IVA al 22%, il cliente ti deve 1.220 €: 1.000 sono tuoi, 220 sono dello Stato. Quei 220 € sono IVA a debito.
Quando compri a 500 € più IVA, paghi al fornitore 610 €. I 110 € di IVA li hai anticipati tu, e lo Stato te li riconosce: sono IVA a credito, che sottrai da quella a debito.
IVA da versare = IVA a debito − IVA a credito
Dal 2027 le regole stanno nel testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026), che ha preso il posto del vecchio decreto del 1972 riordinandone le norme.
Come funziona la liquidazione IVA?
La liquidazione è il calcolo periodico della differenza tra IVA a debito e IVA a credito.
- Mensile: si calcola sul mese e si versa entro il 16 del mese successivo.
- Trimestrale: le aziende con un volume d'affari sotto le soglie previste per la contabilità semplificata possono liquidare ogni tre mesi, pagando una piccola maggiorazione a titolo di interessi.
- Acconto di dicembre: entro il 27 dicembre si versa un acconto, di norma pari all'88% di quanto versato per dicembre dell'anno prima, con regole simili per chi liquida a trimestri.
- Dichiarazione annuale: riepiloga l'anno e determina il saldo a debito o a credito.
Se in un periodo il credito supera il debito, la differenza passa al periodo successivo.
Un esempio con i numeri
Prendiamo un'azienda di servizi inventata che a marzo fattura 100.000 € più IVA e riceve fatture da fornitori per 60.000 € più IVA.
| Voce | Imponibile | IVA |
|---|---|---|
| Fatture di vendita di marzo | 100.000 | 22.000 a debito |
| Fatture di acquisto di marzo | 60.000 | 13.200 a credito |
| IVA da versare entro il 16 aprile | 8.800 |
Ora guardiamo i tempi. I clienti pagano a 90 giorni, cioè a fine giugno. I fornitori vengono pagati a 60 giorni, a fine maggio.
| Data | Movimento | Effetto sulla cassa |
|---|---|---|
| 16 aprile | Versamento IVA di marzo | −8.800 |
| fine maggio | Pagamento fornitori (60.000 + IVA) | −73.200 |
| fine giugno | Incasso clienti (100.000 + IVA) | +122.000 |
Per due mesi e mezzo l'azienda ha anticipato allo Stato 8.800 € di IVA su soldi che non ha ancora incassato. Su un mese sembra poco. Ma succede ogni mese.
Quanto pesa l'IVA sulla cassa in un anno?
Allarghiamo l'esempio. Un'azienda che fattura 1,2 milioni l'anno, in modo regolare, con clienti che pagano a 90 giorni, ha sempre circa tre mesi di fatture da incassare: 300.000 € di imponibile e 66.000 € di IVA. Se paga i fornitori a 60 giorni e compra per il 60% del fatturato, ha circa due mesi di fatture da pagare: 120.000 € di imponibile e 26.400 € di IVA.
La differenza, 39.600 €, è IVA che l'azienda ha già versato allo Stato prima di incassarla, in modo stabile. È un finanziamento che fai tu all'erario, e che di solito paghi con il fido. Più si allungano i tempi di incasso, più cresce. È la stessa logica che spieghiamo nell'articolo su quanto ti costano i clienti che pagano in ritardo: ogni giorno di ritardo vale l'imponibile più l'IVA.
C'è un caso peggiore: il cliente che non paga affatto. L'IVA su quella fattura l'hai già versata. Si può recuperare con una nota di variazione solo nei casi previsti dalla legge, come una procedura concorsuale o un'esecuzione rimasta senza esito, e con tempi lunghi.
Cos'è l'IVA per cassa e quando conviene?
È un regime che sposta il momento in cui l'IVA è dovuta: la versi quando il cliente paga, non quando emetti la fattura. Lo prevede l'art. 132 del testo unico IVA, per le aziende con un volume d'affari fino a 2 milioni di euro che vendono ad altre imprese o professionisti, e richiede un'opzione.
Ha due condizioni da considerare:
- vale anche al contrario: l'IVA sugli acquisti la detrai solo quando paghi il fornitore
- l'IVA diventa comunque dovuta dopo un anno dalla fattura, anche se il cliente non ha ancora pagato
Conviene soprattutto a chi incassa lentamente e paga i fornitori in fretta. Se paghi i fornitori più tardi di quanto incassi, potrebbe non convenirti. È una scelta da fare con il commercialista, con i tempi medi di incasso e di pagamento della tua azienda alla mano.
Cosa succede se l'IVA a credito supera sempre quella a debito?
Succede alle aziende che comprano con aliquote più alte di quelle con cui vendono, a chi esporta molto, a chi lavora spesso con l'inversione contabile, come molti subappaltatori in edilizia, e a chi fa grandi investimenti. Il credito IVA si accumula e diventa cassa ferma.
Le strade per recuperarlo sono tre:
- riportarlo nei periodi successivi, che è la via naturale se il credito è occasionale
- compensarlo in F24 con altri tributi e contributi, rispettando i limiti e gli adempimenti previsti, come il visto di conformità oltre certi importi
- chiederne il rimborso, nei casi previsti dalla legge, per esempio per chi ha un'aliquota media sugli acquisti più alta di quella sulle vendite o fa molte operazioni non imponibili
Come si prevede l'IVA nel budget di cassa?
Due regole bastano.
- Calcola l'IVA mese per mese sulle vendite e sugli acquisti previsti, non solo l'imponibile.
- Mettila alla data giusta: il versamento al 16 del mese dopo, l'incasso dei clienti e il pagamento dei fornitori alle loro scadenze reali.
Fatto così, il budget di cassa mostra i mesi in cui l'IVA, sommata a stipendi e imposte, crea un picco di uscite. E ti spiega una parte dei motivi per cui puoi fare utile e avere poca cassa, come raccontiamo nella guida sul flusso di cassa.
Cosa fare lunedì mattina?
Prendi il totale delle fatture di vendita non ancora incassate e calcola l'IVA che contengono. Fai lo stesso con le fatture dei fornitori non ancora pagate. La differenza è quanta IVA stai anticipando oggi. Poi guarda le scadenze del 16 dei prossimi tre mesi e verifica di avere la cassa per pagarle. Se l'IVA anticipata è alta e il tuo volume d'affari rientra nei limiti, chiedi al commercialista se l'IVA per cassa ha senso per te.
Domande frequenti
L'IVA è un costo per l'azienda?
Di norma no: l'IVA a credito si detrae e quella a debito è dello Stato. Diventa un costo quando non è detraibile, del tutto o in parte, come per alcune spese sulle auto aziendali.
L'IVA si versa anche se il cliente non ha pagato?
Sì, nel regime normale l'IVA è dovuta quando si emette la fattura. Solo con l'IVA per cassa si versa al momento dell'incasso, entro il limite di un anno.
Meglio la liquidazione mensile o trimestrale?
La trimestrale richiede meno adempimenti ed è possibile solo sotto certe soglie di volume d'affari, con una maggiorazione per interessi. La mensile segue meglio l'andamento della cassa.
Cosa succede se non verso l'IVA alla scadenza?
Si pagano sanzioni e interessi, riducibili con il ravvedimento se si rimedia presto. Oltre certe soglie il mancato versamento ha anche conseguenze penali.
Nel webinar gratuito Mirco Gasparotto e Alessandro Palumbo mostrano come leggere i numeri che dicono quanto guadagna davvero l'azienda e perché utile e cassa non coincidono. Ricevi i file Excel per rifare i calcoli.


