Flusso di cassa: perché fai utile ma non hai soldi in banca
Flusso di cassa: cos'è, come si calcola quello operativo e quello libero e perché un'azienda in utile resta senza liquidità. Con un esempio con i numeri.
di Redazione Imprenditore VeroCassa e banca
Fai utile ma non hai soldi in banca perché l'utile e la cassa misurano due cose diverse: l'utile conta le vendite quando le fatturi, la cassa conta i soldi quando li incassi davvero. In mezzo ci sono i clienti che pagano dopo, il magazzino, le rate dei mutui e gli investimenti: il flusso di cassa è il numero che mette in fila tutto questo e ti dice dove sono finiti i soldi.
In questa guida vediamo cos'è il flusso di cassa, come si calcola, che differenza c'è tra flusso operativo e flusso libero e cosa puoi fare ogni mese per non trovarti con il conto in rosso in un anno da record.
Cos'è il flusso di cassa?
Il flusso di cassa (in inglese cash flow) è la differenza tra i soldi che entrano in azienda e quelli che escono in un certo periodo. Non conta quello che hai venduto o comprato sulla carta, conta solo il movimento reale del denaro.
Flusso di cassa = Entrate di denaro − Uscite di denaro
Se a gennaio incassi 180.000 euro e paghi 200.000 euro tra fornitori, stipendi, affitto e rate, il flusso di cassa di gennaio è di −20.000 euro. Il conto economico di gennaio, nello stesso mese, può mostrare un utile.
La ragione è semplice. Il conto economico segue il principio di competenza: un ricavo si registra quando fai la fattura, un costo quando lo sostieni, a prescindere da quando arrivano o partono i soldi. La cassa invece segue solo il calendario dei pagamenti. Per questo servono entrambi i numeri: l'utile ti dice se l'azienda guadagna, il flusso di cassa ti dice se ce la fa a pagare.
Perché fai utile ma non hai soldi in banca?
Le cause sono quasi sempre le stesse, e nessuna è un errore contabile. Sono soldi che il conto economico non vede, o che vede in un momento diverso.
- I clienti pagano dopo. Se fatturi a 90 giorni, l'utile di ottobre arriva in banca a gennaio. Se nel frattempo il fatturato cresce, i crediti verso i clienti crescono con lui e la cassa resta indietro.
- Il magazzino si mangia la liquidità. La merce in giacenza l'hai già pagata, ma diventa ricavo solo quando la vendi. Più magazzino significa più soldi fermi sugli scaffali.
- I fornitori vogliono essere pagati prima. Se paghi i fornitori a 30 giorni e incassi dai clienti a 90, per due mesi finanzi tu la differenza.
- Le rate dei mutui non sono costi. Nel conto economico finiscono solo gli interessi. La quota capitale della rata esce dal conto corrente ma non abbassa l'utile, quindi l'utile sembra più alto della cassa che resta.
- Gli investimenti si pagano subito e si spesano in anni. Un macchinario da 100.000 euro pagato oggi pesa sul conto economico con l'ammortamento, un pezzo all'anno. La cassa invece esce tutta insieme.
- Imposte e prelievi. Le imposte sull'utile escono dal conto mesi dopo che l'utile è stato fatto, spesso quando quella cassa è già stata spesa. E i soldi che l'imprenditore preleva per sé escono dall'azienda anche se non toccano l'utile.
Il caso più pericoloso è proprio l'azienda che cresce in fretta. Vendi di più, assumi, compri più materiale, riempi il magazzino: tutto si paga oggi, mentre i clienti pagano domani. È per questo che molte crisi di liquidità arrivano negli anni migliori, non in quelli peggiori.
Come si calcola il flusso di cassa?
Ci sono due strade. Il metodo diretto somma entrate e uscite del conto corrente: è utile per controllare la settimana, ma non spiega perché la cassa si è mossa. Il metodo indiretto parte dall'utile e lo corregge con tutto quello che l'utile non vede. È il metodo che usano il rendiconto finanziario del bilancio e il controllo di gestione, perché fa vedere dove si sono fermati i soldi.
La formula del flusso di cassa operativo, cioè quello generato dall'attività di tutti i giorni, è questa:
Flusso di cassa operativo = Utile netto + Ammortamenti e accantonamenti − Aumento dei crediti verso clienti − Aumento del magazzino + Aumento dei debiti verso fornitori
Le voci si leggono così:
- Ammortamenti e accantonamenti si sommano perché sono costi che abbassano l'utile ma non fanno uscire soldi in quell'anno.
- Crediti verso clienti e magazzino si sottraggono quando aumentano, perché sono soldi tuoi fermi da qualche parte. Se diminuiscono, si sommano: hai incassato o hai venduto giacenze.
- Debiti verso fornitori si sommano quando aumentano, perché stai usando soldi dei fornitori. Se diminuiscono, si sottraggono.
L'insieme di crediti verso clienti, magazzino e debiti verso fornitori si chiama capitale circolante. Ne parliamo più sotto, perché è lì che di solito sparisce la cassa.
Un esempio con i numeri: utile in crescita, cassa in calo
Prendiamo un'azienda di esempio che quest'anno ha fatturato 2 milioni di euro, 500.000 euro più dell'anno prima. Ha chiuso con 120.000 euro di utile netto e l'imprenditore è contento. A dicembre però apre l'home banking e trova il fido quasi tutto usato. A gennaio aveva 150.000 euro sul conto.
Per semplicità lasciamo fuori l'IVA e consideriamo le imposte già pagate. Ecco cosa è successo alla cassa:
| Voce | Importo |
|---|---|
| Utile netto | +120.000 € |
| Ammortamenti (costi che non escono dalla cassa) | +60.000 € |
| Crediti verso clienti aumentati (si vende di più, si incassa a 90-120 giorni) | −250.000 € |
| Magazzino aumentato | −120.000 € |
| Debiti verso fornitori aumentati | +50.000 € |
| Flusso di cassa operativo | −140.000 € |
| Nuovo macchinario pagato nell'anno | −100.000 € |
| Flusso di cassa libero | −240.000 € |
| Quota capitale delle rate del mutuo | −50.000 € |
| Variazione della cassa nell'anno | −290.000 € |
L'azienda ha guadagnato 120.000 euro e ne ha bruciati 290.000. I 150.000 euro di gennaio sono spariti e altri 140.000 euro arrivano dal fido. Nessun ladro, nessun errore: i soldi sono nei crediti verso i clienti, nel magazzino e nel macchinario.
Il problema non è l'utile, che c'è. Il problema è che nessuno ha messo in fila questi numeri prima. Con un controllo mensile l'imprenditore avrebbe visto a marzo che i crediti crescevano più delle vendite, e avrebbe potuto chiedere acconti, rinegoziare i tempi o finanziare il macchinario con un mutuo invece che con la cassa.
Flusso di cassa operativo e flusso di cassa libero: che differenza c'è?
Il flusso di cassa operativo misura i soldi che produce il lavoro di tutti i giorni: vendere, produrre, pagare fornitori e personale. Se è negativo per anni, l'azienda non si mantiene da sola.
Il flusso di cassa libero (in inglese free cash flow) toglie dall'operativo gli investimenti:
Flusso di cassa libero = Flusso di cassa operativo − Investimenti
È la cassa davvero disponibile per pagare le rate dei finanziamenti, distribuire utili ai soci o mettere da parte riserve. Un'azienda sana ha un flusso operativo positivo che copre gli investimenti normali e lascia qualcosa per le rate.
Attenzione a non confondere il flusso di cassa con l'EBITDA. L'EBITDA misura quanto rende la gestione prima di ammortamenti, interessi e imposte, ed è un ottimo punto di partenza per capire se l'azienda è sana: ne parliamo nell'articolo su quanto deve essere l'EBITDA. Però l'EBITDA non sa nulla di crediti, magazzino e rate. Puoi avere un EBITDA da manuale e un flusso di cassa negativo, come nell'esempio sopra.
Capitale circolante: dove si fermano i soldi?
Il capitale circolante è il denaro bloccato nel ciclo di lavoro dell'azienda:
Capitale circolante operativo = Crediti verso clienti + Magazzino − Debiti verso fornitori
Per gestirlo conviene trasformarlo in giorni, perché i giorni si capiscono e si possono confrontare mese per mese.
- Giorni di incasso dai clienti = Crediti verso clienti ÷ Fatturato × 365
- Giorni di magazzino = Magazzino ÷ Costo del venduto × 365
- Giorni di pagamento ai fornitori = Debiti verso fornitori ÷ Acquisti × 365
Mettendoli insieme ottieni il ciclo di cassa, cioè quanti giorni passano da quando paghi a quando incassi:
Ciclo di cassa = Giorni di incasso + Giorni di magazzino − Giorni di pagamento ai fornitori
Torniamo all'azienda dell'esempio. Se incassa a 90 giorni, tiene merce per 60 giorni e paga i fornitori a 60 giorni, il ciclo di cassa è di 90 giorni. Per tre mesi l'azienda anticipa i soldi di tutto quello che vende.
Ogni giorno di ciclo ha un valore preciso. Con 2 milioni di fatturato, un giorno di vendite vale circa 5.500 euro (2.000.000 ÷ 365). Se l'azienda riesce a incassare 10 giorni prima, libera circa 55.000 euro di cassa senza vendere un pezzo in più. Lo stesso vale per il magazzino: 10 giorni di giacenza in meno sono soldi che tornano sul conto.
È qui che si vince o si perde la liquidità aziendale, molto più che sul saldo del conto corrente.
Come riconosci una crisi di liquidità prima che arrivi?
Una crisi di liquidità aziendale raramente arriva all'improvviso. Manda segnali per mesi, solo che spesso nessuno li guarda tutti insieme. Questi sono i più comuni:
- il fido è sempre usato fino al limite, anche nei mesi buoni
- usi l'anticipo fatture per pagare gli stipendi, non per finanziare la crescita
- rimandi i fornitori, poi le imposte, poi i contributi
- guardi il saldo della banca ogni mattina per decidere chi pagare
- l'utile cresce ma i debiti verso le banche crescono più in fretta
Il caso di Rocco Scutellà, titolare di una pasticceria storica attiva dal 1930, è un buon esempio. Dopo un investimento da 1,3 milioni fatto senza il supporto dei numeri, l'azienda aveva oltre 1 milione di debiti, un fatturato di 650.000 euro, nessun controllo sui flussi di cassa e crisi di liquidità stagionali ricorrenti. Rocco racconta: "Era come giocare alla roulette russa". Con il controller Stefano ha introdotto un budget di tesoreria, con un controllo settimanale dei flussi di cassa per gestire la stagionalità del settore. In 8 mesi l'EBITDA è passato da 309.233 euro a 424.474 euro e, come dice lui, "in 6-7 anni siamo passati da 1,3 milioni di debito con 650k di fatturato a 1,3 milioni di fatturato con 650k di debito". Trovi la storia completa nel caso studio di Rocco.
Se la cassa scende anche quando crediti e magazzino sono sotto controllo, il problema di solito è a monte: l'azienda guadagna troppo poco su ogni vendita. In quel caso il primo lavoro è sui margini, come spieghiamo nella guida su come calcolare e aumentare i margini. Lo dimostra la storia di Gianluca Perna, titolare di Ottatuno SRL, che partiva da un EBITDA negativo con perdite di 600.000 euro e un cash flow sul totale attivo a −44%. Lavorando sulla riclassificazione del bilancio e sul controllo di gestione, in 2 anni ha portato l'EBITDA a +600.000 euro e il cash flow sul totale attivo a +21,63% (il caso studio di Gianluca). Quando il margine torna, la cassa segue.
Come si gestisce la liquidità aziendale ogni mese?
La gestione della liquidità aziendale non richiede software complicati. Richiede un'abitudine. Ecco cosa puoi fare da lunedì mattina.
1. Guarda utile e cassa nello stesso report. Ogni mese, accanto al conto economico, metti il flusso di cassa operativo calcolato con la formula vista sopra. Se l'utile sale e la cassa scende, cerca subito la voce che si è mossa: crediti, magazzino o fornitori.
2. Misura i giorni del circolante. Calcola ogni mese giorni di incasso, giorni di magazzino e giorni di pagamento. Non serve la precisione al centesimo, serve vedere la tendenza.
3. Dai regole agli incassi. Acconti all'ordine sui lavori lunghi, scadenze scritte in fattura, sollecito il giorno dopo la scadenza e non dopo un mese. Spesso i clienti pagano tardi solo perché nessuno glielo chiede.
4. Fai girare il magazzino. Individua gli articoli fermi da mesi e smetti di riordinarli. Riordina in base a quanto vendi davvero, non a quanto hai paura di restare senza.
5. Paga gli investimenti con i soldi giusti. Un macchinario che dura dieci anni non si paga con il fido di cassa, che serve per il circolante. Si finanzia con un mutuo o un leasing di durata simile alla vita del bene.
6. Metti da parte le imposte. Ogni mese accantona una parte dell'utile per le imposte che pagherai. Così non diventano una sorpresa nel mese peggiore.
7. Guarda avanti, non solo indietro. Il passo successivo è il budget di cassa: una previsione mese per mese di entrate e uscite per i prossimi dodici mesi, che ti dice oggi in quale mese mancheranno i soldi. È lo strumento che separa chi subisce le crisi di liquidità da chi le vede arrivare, e gli dedicheremo un articolo a parte.
Il commercialista ti consegna il bilancio e le scadenze fiscali, il controllo di gestione ti dà i numeri del mese per decidere: servono entrambi. Il flusso di cassa è il punto in cui i due mondi si incontrano.
Domande frequenti
Flusso di cassa e cash flow sono la stessa cosa?
Sì. Cash flow è il termine inglese, flusso di cassa quello italiano. Indicano entrambi la differenza tra i soldi che entrano e quelli che escono in un periodo. Cash flow operativo e flusso di cassa operativo sono lo stesso numero.
Un flusso di cassa negativo è sempre un brutto segno?
No. Un anno di forte crescita o un grande investimento possono rendere negativo il flusso di cassa di un'azienda sana. Diventa un problema quando il flusso di cassa operativo resta negativo per molti mesi, perché vuol dire che l'attività di tutti i giorni consuma soldi invece di produrli.
Ogni quanto devo controllare il flusso di cassa?
Il saldo dei conti ogni settimana, il flusso di cassa operativo ogni mese insieme al conto economico, la previsione dei dodici mesi successivi ogni mese. Se l'azienda è stagionale o in tensione, conviene passare al controllo settimanale.
Dove trovo i numeri per calcolarlo?
Utile e ammortamenti sono nel conto economico. Crediti verso clienti, magazzino e debiti verso fornitori sono nello stato patrimoniale: confronti il valore di fine periodo con quello di inizio periodo. Se il bilancio contiene il rendiconto finanziario, il calcolo è già fatto per l'anno intero. Per i mesi servono una contabilità aggiornata e un piano dei conti ordinato.
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