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Indice di autonomia finanziaria: quanto è tua l'azienda

Indice di autonomia finanziaria: la formula, dove trovi i numeri nel bilancio, come si legge e come si alza. Con un esempio su due aziende con lo stesso attivo.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

L'indice di autonomia finanziaria dice quanta parte dell'azienda è finanziata con soldi tuoi e dei soci, invece che con debiti. Si calcola dividendo il patrimonio netto per il totale delle fonti di finanziamento, cioè il totale del passivo dello stato patrimoniale.

Vediamo la formula, dove trovi i due numeri nel bilancio, come si legge il risultato e cosa puoi fare per migliorarlo.

Qual è la formula dell'indice di autonomia finanziaria?

Indice di autonomia finanziaria = Patrimonio netto ÷ Totale passivo

Il totale passivo comprende il patrimonio netto e tutti i debiti, ed è uguale al totale attivo. Per questo trovi la stessa formula scritta anche come patrimonio netto diviso totale attivo: il risultato non cambia.

Si esprime in percentuale o in decimali. Un indice del 25%, o 0,25, vuol dire che su ogni 100 € investiti nell'azienda, tra macchinari, magazzino, crediti e cassa, 25 sono dei soci e 75 sono di qualcun altro: banche, fornitori, dipendenti per il TFR, Erario.

Dove trovo i numeri nel bilancio?

Tutti e due stanno nello stato patrimoniale, il cui schema è fissato dall'art. 2424 del codice civile.

  • Patrimonio netto: è la voce A del passivo. Comprende capitale sociale, riserve, utili degli anni passati non distribuiti e utile o perdita dell'anno. Cosa c'è dentro ogni riga lo spieghiamo nell'articolo sul patrimonio netto.
  • Totale passivo: è l'ultima riga della colonna del passivo. Oltre al patrimonio netto contiene i fondi per rischi e oneri, il TFR, i debiti e i ratei e risconti passivi.

Attenzione ai finanziamenti dei soci: nel bilancio stanno fra i debiti, alla voce D, non nel patrimonio netto. Se i soci hanno prestato soldi all'azienda, l'indice non li conta come mezzi propri, anche se nella sostanza sono soldi della proprietà.

Come si legge l'indice di autonomia finanziaria?

Più è alto, più l'azienda si regge sulle sue gambe. Più è basso, più dipende da chi le ha prestato i soldi.

Non c'è un valore giusto uguale per tutti, e non c'è una soglia fissata dalla legge. Dipende molto dal settore: un'azienda che ha bisogno di impianti costosi o di un magazzino grande tende ad avere più debiti di una società di servizi. Il confronto utile è con te stesso negli anni e con aziende simili alla tua.

Il suo complemento racconta la stessa cosa dall'altro lato:

Quota di mezzi di terzi = 1 − Indice di autonomia finanziaria

Se l'autonomia è al 25%, i mezzi di terzi sono il 75% delle fonti. Come leggere quella parte lo trovi nell'articolo sul capitale di terzi.

Un esempio con i numeri

Prendiamo due aziende di esempio con lo stesso totale attivo, 2.000.000 €, e lo stesso EBITDA.

Azienda AAzienda B
Patrimonio netto700.000 €240.000 €
Debiti verso banche500.000 €1.050.000 €
Debiti verso fornitori e altri800.000 €710.000 €
Totale passivo2.000.000 €2.000.000 €
Indice di autonomia finanziaria35%12%

Il calcolo per l'azienda A è 700.000 ÷ 2.000.000 = 0,35. Per l'azienda B è 240.000 ÷ 2.000.000 = 0,12.

Ora immagina che tutte e due chiudano un anno storto, con una perdita di 150.000 €. L'azienda A scende a 550.000 € di patrimonio netto e resta solida. L'azienda B scende a 90.000 € e il suo patrimonio è quasi azzerato. Lo stesso problema, per la seconda, diventa una questione di sopravvivenza e di rapporti con la banca.

C'è anche un effetto sul conto economico. L'azienda B ha più del doppio dei debiti bancari, quindi paga più interessi ogni anno. A parità di EBITDA, le resta meno utile.

Perché interessa alla banca?

Perché il patrimonio netto è il cuscinetto che assorbe le perdite prima che tocchino i creditori. Quando la banca valuta un fido o un finanziamento guarda quanto hanno messo i soci rispetto a quanto chiedono gli altri. Un'azienda poco patrimonializzata, a parità di risultati, è considerata più rischiosa.

Lo stesso concetto, letto come rapporto fra debiti e mezzi propri, è l'indice di indebitamento. I due indici si muovono insieme: quando uno sale, l'altro scende.

Come si alza l'indice di autonomia finanziaria?

Le leve sono poche e chiare:

  1. Lasciare gli utili in azienda. Ogni euro di utile non distribuito va a riserva e fa crescere il patrimonio netto. È una strada lenta, ma sana.
  2. Aumentare il capitale. I soci mettono soldi nuovi come capitale o versamenti in conto capitale, che stanno nel patrimonio netto, invece che come prestito.
  3. Ridurre i debiti. Con la cassa generata si rimborsano i finanziamenti più cari. Il totale passivo scende e l'indice sale.
  4. Non gonfiare l'attivo. Magazzino fermo e crediti vecchi vanno finanziati da qualcuno. Se li riduci, servono meno debiti.

Nell'azienda B dell'esempio, lasciare in azienda 120.000 € di utile l'anno per tre anni porterebbe il patrimonio netto a 600.000 €. A parità di totale passivo l'indice salirebbe al 30%.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra autonomia finanziaria e indipendenza finanziaria?

Sono due nomi che trovi usati per lo stesso indice: patrimonio netto diviso totale delle fonti. Prima di confrontare due analisi, controlla sempre la formula usata.

Un indice basso vuol dire che l'azienda va male?

Non da solo. Un'azienda può avere poco patrimonio e guadagnare bene. Però è più esposta a un anno storto e dipende di più dalle decisioni della banca. Va letto insieme a redditività e liquidità.

Il finanziamento soci conta nel patrimonio netto?

No. In bilancio è un debito, alla voce D dello stato patrimoniale. Se vuoi che i soldi dei soci rafforzino il patrimonio netto, vanno versati come capitale o in conto capitale.

Ogni quanto conviene calcolarlo?

Almeno una volta l'anno sul bilancio, meglio anche a metà anno con una situazione aggiornata. Conta più la direzione negli anni che il singolo valore.


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