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Capitale di terzi: cos'è il capitale di debito di un'azienda

Capitale di terzi: cos'è il capitale di debito, dove si trova nel passivo, che differenza c'è con il capitale proprio e quanto può reggerne un'azienda.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

Il capitale di terzi è l'insieme dei soldi che l'azienda usa ma che non sono suoi: debiti verso banche, fornitori, Stato, dipendenti e soci che hanno prestato denaro. Si chiama anche capitale di debito e nel bilancio sta nel passivo dello stato patrimoniale, accanto al capitale proprio.

La differenza con il capitale proprio è semplice: il capitale di terzi ha una scadenza e va restituito, spesso con gli interessi. Vediamo dove si trova nel bilancio, come si legge e quanto ne può reggere un'azienda.

Cos'è il capitale di terzi?

Ogni azienda si finanzia in due modi. Con i soldi dei soci, messi all'inizio o lasciati in azienda come utili: è il capitale proprio, cioè il patrimonio netto. E con i soldi di altri: è il capitale di terzi.

Totale delle fonti = Capitale proprio + Capitale di terzi

Le fonti finanziano gli impieghi, cioè tutto quello che sta nell'attivo: macchinari, magazzino, crediti verso clienti, liquidità. Se l'attivo vale 2 milioni e il patrimonio netto 500.000 €, gli altri 1,5 milioni sono capitale di terzi. Non c'è un terzo modo.

Il capitale di terzi non è fatto solo di debiti verso la banca. Anche il fornitore che ti lascia 60 giorni per pagare ti sta finanziando, e lo stesso fa il dipendente con il TFR che matura e che gli verrà pagato in futuro.

Dove si trova nel bilancio?

Nel passivo dello stato patrimoniale, che l'art. 2424 del codice civile divide in cinque lettere:

Voce del passivoCosa contieneÈ capitale di terzi?
A. Patrimonio nettocapitale sociale, riserve, utilino, è capitale proprio
B. Fondi per rischi e oneriaccantonamenti per spese future probabilisì
C. Trattamento di fine rapportoTFR maturato dai dipendentisì
D. Debitibanche, fornitori, soci, erario, enti previdenziali, altrisì
E. Ratei e riscontiquote di costi e ricavi a cavallo d'annosì

La voce più grande è quasi sempre la D. Al suo interno il codice civile elenca, tra gli altri, i debiti verso soci per finanziamenti, verso banche, verso altri finanziatori, verso fornitori, tributari e verso istituti di previdenza. Per ogni voce il bilancio indica quanto scade oltre l'esercizio successivo. Per una visione d'insieme del passivo c'è il nostro articolo sullo stato patrimoniale.

Che differenza c'è tra capitale di terzi e capitale proprio?

Capitale proprioCapitale di terzi
Di chi èdei socidi banche, fornitori, Stato, dipendenti
Scadenzanessunasì, va restituito
Remunerazioneutili, se ci sonointeressi, se è oneroso
Rischiodei sociin caso di crisi, chi ha prestato viene pagato prima dei soci

Il capitale proprio non ha scadenza e non chiede rate. Per questo un'azienda con molto patrimonio netto regge meglio un anno difficile.

Capitale di terzi a breve e a lungo: perché conta?

Non tutto il capitale di terzi è uguale. Quello che scade entro 12 mesi forma le passività correnti, quello che scade dopo forma le passività consolidate.

La regola di buon senso è che i tempi del debito devono assomigliare ai tempi dell'investimento. Un macchinario che lavorerà dieci anni va pagato con un mutuo di qualche anno o con capitale proprio, non con il fido di conto corrente. Se finanzi investimenti lunghi con debiti brevi, ogni anno devi trovare i soldi per rimborsare un debito che il macchinario non ha ancora ripagato.

Quanto capitale di terzi può reggere un'azienda?

Il numero da guardare è il rapporto di indebitamento:

Rapporto di indebitamento = Capitale di terzi ÷ Capitale proprio

Prendiamo un'azienda di esempio con questo passivo:

VoceEuro
Patrimonio netto500.000
Fondi per rischi e oneri20.000
TFR150.000
Debiti verso banche a breve300.000
Mutui bancari500.000
Debiti verso fornitori450.000
Debiti tributari e previdenziali80.000
Totale capitale di terzi1.500.000

Il rapporto è 1.500.000 ÷ 500.000 = 3. Per ogni euro dei soci ce ne sono tre di altri. Ma attenzione: dei 1.500.000 €, solo 800.000 € sono debiti verso banche, che costano interessi e hanno rate. I 450.000 € verso fornitori sono legati al lavoro di tutti i giorni e si rinnovano con gli acquisti.

Per questo, oltre al rapporto totale, conviene guardare il peso dei soli debiti finanziari. Un valore valido per tutti i settori non esiste: un'azienda con molti macchinari o molto magazzino ha bisogno di più debito di un'azienda di servizi. Come leggere questo rapporto e come confrontarlo lo spieghiamo nell'articolo sull'indice di indebitamento.

Il finanziamento soci è capitale di terzi?

Sì. I soldi che il socio presta all'azienda, con l'impegno di riaverli, sono un debito e stanno nella voce D, «debiti verso soci per finanziamenti». Sono diversi dal versamento in conto capitale, che entra nel patrimonio netto.

Nelle SRL c'è una regola in più. Se il finanziamento è fatto quando l'azienda ha troppi debiti rispetto al patrimonio netto, o quando sarebbe stato ragionevole un conferimento, il rimborso al socio è postergato, cioè viene dopo gli altri creditori, come prevede l'art. 2467 del codice civile. Ne abbiamo parlato nell'articolo sul finanziamento soci.

Perché l'imprenditore deve tenerlo d'occhio?

Perché il capitale di terzi decide quanto è libera l'azienda. Lo racconta Rocco Scutellà, titolare di una pasticceria storica attiva dal 1930. Aveva fatto un investimento da 1,3 milioni senza il supporto dei numeri e si era trovato con debiti per oltre un milione di euro e un fatturato di 650.000 €. Con il controllo di gestione, dice, «in 6-7 anni siamo passati da 1,3 milioni di debito con 650k di fatturato a 1,3 milioni di fatturato con 650k di debito». Il controller Stefano parla di «più risorse in azienda» e di «dipendere molto meno dalle banche». I numeri degli 8 mesi di percorso sono nel caso studio di Rocco.

Domande frequenti

Capitale di terzi e capitale di debito sono la stessa cosa?

Sì. Si dice anche mezzi di terzi. Indicano tutte le fonti di finanziamento che non sono patrimonio netto.

I debiti verso fornitori sono capitale di terzi?

Sì. Sono debiti di funzionamento, legati agli acquisti di tutti i giorni, e di solito non pagano interessi espliciti. Ma restano soldi di altri che l'azienda sta usando.

Il TFR è un debito?

Sì. È quanto l'azienda deve ai dipendenti per il lavoro già svolto e verrà pagato quando il rapporto di lavoro finirà. Nel bilancio ha una voce propria, la C del passivo.

Più capitale di terzi è sempre un male?

No. Un debito usato per un investimento che rende più di quanto costa aumenta il rendimento dei soci. Diventa un problema quando le rate superano la cassa che l'azienda genera.


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