Impieghi e fonti: come leggere lo stato patrimoniale
Impieghi e fonti: come si legge lo stato patrimoniale riclassificato, quali equilibri controllare, un esempio con i numeri e cosa fare prima di crescere.
di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio
Impieghi e fonti sono i due lati dello stato patrimoniale letto con gli occhi di chi gestisce: a sinistra dove sono investiti i soldi dell'azienda, a destra da dove arrivano. I due totali sono sempre uguali, perché ogni euro investito è stato finanziato da qualcuno.
Leggere il bilancio così serve a rispondere a una domanda pratica: i soldi che uso per ogni cosa hanno la scadenza giusta? Vediamo come si costruisce lo schema, quali equilibri guardare e cosa fare con un esempio.
Cosa sono impieghi e fonti?
Gli impieghi sono gli investimenti dell'azienda: tutto quello che ha comprato o che le devono. Corrispondono all'attivo.
Le fonti sono i finanziamenti: i soldi dei soci e quelli presi a prestito da banche, fornitori, dipendenti, Erario. Corrispondono al passivo e al patrimonio netto.
Lo stato patrimoniale civilistico dell'art. 2424 del codice civile elenca già queste voci, ma le ordina per natura. Per leggerle come impieghi e fonti bisogna riordinarle in base al tempo: quanto ci mette un impiego a tornare denaro, e quanto tempo hai prima di restituire una fonte. È la riclassificazione con criterio finanziario, che abbiamo visto nell'articolo sullo stato patrimoniale riclassificato.
Come si costruisce lo schema impieghi e fonti?
Gli impieghi si dividono in due gruppi, dal meno liquido al più liquido:
- attivo fisso: immobilizzazioni materiali, immateriali, finanziarie e crediti che scadono oltre l'anno
- attivo corrente: magazzino, crediti a breve (liquidità differite) e soldi in cassa e in banca (liquidità immediate)
Le fonti si dividono in tre:
- patrimonio netto: capitale, riserve, utili non distribuiti
- passività consolidate: debiti che scadono oltre l'anno, come la quota a lungo termine dei mutui, il TFR, i fondi rischi
- passività correnti: debiti che scadono entro l'anno, come fornitori, fido, rate dei prossimi 12 mesi, debiti tributari
Patrimonio netto e passività consolidate insieme formano il capitale permanente: i soldi che restano in azienda per più di un anno.
Un esempio con i numeri
Prendiamo un'azienda inventata che fattura 1,5 milioni. Ecco il suo stato patrimoniale come impieghi e fonti:
| Impieghi | Euro | Fonti | Euro |
|---|---|---|---|
| Attivo fisso | 600.000 | Patrimonio netto | 400.000 |
| Magazzino | 250.000 | Passività consolidate | 300.000 |
| Crediti verso clienti | 350.000 | Passività correnti | 550.000 |
| Liquidità | 50.000 | ||
| Totale | 1.250.000 | Totale | 1.250.000 |
Ora leggiamolo a coppie, confrontando impieghi e fonti con la stessa durata.
Primo confronto: lungo con lungo. Capitale permanente = 400.000 + 300.000 = 700.000 €. Attivo fisso = 600.000 €. Le fonti a lungo coprono gli investimenti a lungo e avanzano 100.000 €. Bene.
Secondo confronto: breve con breve. Attivo corrente = 250.000 + 350.000 + 50.000 = 650.000 €. Passività correnti = 550.000 €. Il capitale circolante netto è di 100.000 € (lo stesso numero di prima, e non è un caso: i due conti sono legati). Bene anche qui.
Terzo confronto: liquidità contro debiti a breve. Crediti più liquidità = 400.000 €. Passività correnti = 550.000 €. Mancano 150.000 €. Il margine di tesoreria è negativo: per pagare i debiti dei prossimi 12 mesi l'azienda ha bisogno di vendere il magazzino. Se il magazzino gira in fretta non è grave, se è lento la cassa diventa stretta.
Tre righe di calcolo e hai una diagnosi: struttura sana, ma tesoreria che dipende dalla velocità del magazzino.
Cosa succede quando l'azienda cresce?
È qui che lo schema impieghi e fonti diventa utile davvero. Quando le vendite crescono, crescono anche gli impieghi: più magazzino, più crediti, a volte nuovi macchinari. Ogni euro di impiego in più deve trovare un euro di fonte in più. Se nessuno ci pensa prima, la fonte la trovano da soli i fornitori pagati in ritardo e il fido al massimo.
Lo mostra il caso di Alessandro Pizzimenti, amministratore di NES Srl, edilizia e fotovoltaico. L'azienda cresceva, ma con poca pianificazione e nessun piano industriale strutturato. «Avevamo crescita, ma non una gestione dei numeri adeguata», spiega Alessandro. Con il controller Riccardo ha costruito un piano industriale 2024-2030 e ristrutturato il debito per ottenere condizioni bancarie più favorevoli. In 10 mesi il fatturato è passato da 1.600.000 a 3.300.000 € e l'EBITDA da 146.200 a 365.500 €. Tutti i dettagli sono nel caso studio di Alessandro.
Fonti e impieghi tra due anni: il prospetto delle variazioni
Lo stesso schema si usa anche per capire cosa è cambiato da un anno all'altro. Metti a confronto i due stati patrimoniali e per ogni voce calcoli la differenza.
- Un impiego che cresce assorbe denaro: più crediti, più magazzino, un macchinario nuovo.
- Una fonte che cresce porta denaro: un nuovo mutuo, utili lasciati in azienda, fornitori pagati più tardi.
Il totale delle variazioni degli impieghi è uguale a quello delle fonti. Se i crediti sono cresciuti di 120.000 € e l'unica fonte cresciuta è il fido, hai finanziato i clienti con la banca. È la logica che sta dietro al rendiconto finanziario.
Cosa fare lunedì mattina?
Prendi l'ultimo stato patrimoniale e riempi la tabella a due colonne: attivo fisso, magazzino, crediti, liquidità da una parte, patrimonio netto, consolidate e correnti dall'altra. Fai i tre confronti. Poi rifai lo stesso con l'anno prima e guarda quale impiego è cresciuto di più e con quale fonte lo hai pagato. Se la risposta è «con il fido», è il momento di pianificare prima di crescere ancora.
Domande frequenti
Impieghi e fonti sono la stessa cosa di attivo e passivo?
Contengono le stesse voci, ma ordinate in modo diverso. L'attivo e il passivo civilistici seguono la natura delle voci, impieghi e fonti seguono la scadenza.
Il patrimonio netto è una fonte?
Sì. È la fonte che non ha scadenza: i soldi messi dai soci e gli utili che hanno lasciato in azienda.
Perché impieghi e fonti hanno lo stesso totale?
Perché ogni euro investito è stato finanziato da qualcuno. Se l'attivo cresce, cresce di pari importo il passivo o il patrimonio netto.
Qual è l'equilibrio più importante da controllare?
Il primo: gli investimenti a lungo devono essere coperti da fonti a lungo. Se l'attivo fisso è pagato con debiti a breve, basta una riduzione dei fidi per mettere l'azienda in difficoltà.
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