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Equilibrio patrimoniale: cos'è e come si calcola in pratica

Equilibrio patrimoniale: cos'è, quali indici lo misurano, come si calcola dal bilancio con un esempio e cosa fare se gli investimenti sono coperti male.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

L'equilibrio patrimoniale è la condizione in cui l'azienda finanzia i suoi investimenti di lungo periodo, come impianti, immobili e macchinari, con fonti di lungo periodo, cioè mezzi propri e debiti a più anni, senza dipendere troppo dai debiti. Si misura dallo stato patrimoniale con pochi indici: margine di struttura, indice di copertura delle immobilizzazioni e autonomia finanziaria.

Detto in parole semplici: non si compra un capannone con lo scoperto di conto corrente. In questo articolo vediamo perché, come si calcola l'equilibrio patrimoniale con i numeri del tuo bilancio e cosa fare se non c'è.

Cos'è l'equilibrio patrimoniale?

Lo stato patrimoniale ha due colonne. A sinistra gli impieghi, cioè dove sono i soldi: immobilizzazioni, magazzino, crediti, liquidità. A destra le fonti, cioè chi li ha messi: soci, banche, fornitori. Il totale è uguale per forza. L'equilibrio riguarda come le due colonne si abbinano.

La regola è di buon senso e si chiama correlazione temporale tra fonti e impieghi:

  • un macchinario che ripaghi in otto anni va finanziato con soldi che restano in azienda almeno altrettanto, cioè patrimonio netto o un mutuo a lungo termine
  • il magazzino e i crediti verso clienti, che girano in pochi mesi, possono essere finanziati anche con debiti a breve, come i fornitori o l'anticipo fatture

Quando la regola salta, l'azienda usa soldi che deve restituire entro l'anno per pagare beni che rientreranno in dieci anni. Basta un fido ridotto o un cliente che paga tardi e la cassa va in tensione, anche con i conti economici in ordine.

Che differenza c'è tra equilibrio patrimoniale, finanziario ed economico?

Sono tre fotografie diverse della stessa azienda.

  • Equilibrio economico: i ricavi coprono tutti i costi e lasciano un utile. Si legge nel conto economico.
  • Equilibrio finanziario: l'azienda riesce a pagare i suoi debiti alle scadenze. Si legge nei flussi di cassa e negli indici di liquidità, ne parliamo nell'articolo sull'equilibrio finanziario.
  • Equilibrio patrimoniale: la struttura di fonti e impieghi è solida e coerente nel tempo. Si legge nello stato patrimoniale.

Si influenzano a vicenda. Un'azienda che perde soldi per anni consuma patrimonio netto e perde l'equilibrio patrimoniale. Un'azienda con la struttura squilibrata fatica a pagare le scadenze anche quando guadagna.

Come si calcola l'equilibrio patrimoniale?

Prima di tutto lo stato patrimoniale va riclassificato secondo la scadenza: impieghi divisi tra immobilizzazioni e attivo circolante, fonti divise tra patrimonio netto, passività consolidate (oltre l'anno) e passività correnti (entro l'anno). Poi si calcolano questi indicatori.

Margine primario di struttura

Margine primario = Patrimonio netto − Immobilizzazioni

Dice se i soci da soli coprono gli investimenti fissi.

Margine secondario di struttura

Margine secondario = (Patrimonio netto + Passività consolidate) − Immobilizzazioni

È quello da guardare per primo: dice se le immobilizzazioni sono coperte da fonti di lungo periodo. Se è negativo, una parte degli investimenti fissi è finanziata con debiti a breve. Lo trovi spiegato in dettaglio nell'articolo sul margine di struttura.

Indice di copertura delle immobilizzazioni

Copertura secondaria = (Patrimonio netto + Passività consolidate) ÷ Immobilizzazioni

È lo stesso concetto del margine secondario espresso come rapporto. Sopra 1 la copertura c'è, sotto 1 no.

Autonomia finanziaria

Autonomia finanziaria = Patrimonio netto ÷ Totale fonti

Dice quanta parte dell'azienda è finanziata dai soci e quanta da terzi. Più è bassa, più l'azienda dipende da banche e fornitori.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda metalmeccanica inventata che fattura 2,5 milioni:

ImpieghiEuroFontiEuro
Immobilizzazioni1.200.000Patrimonio netto600.000
Magazzino500.000Passività consolidate (mutuo, TFR)300.000
Crediti verso clienti700.000Debiti verso fornitori700.000
Liquidità100.000Debiti verso banche a breve800.000
Altri debiti a breve100.000
Totale2.500.000Totale2.500.000

I calcoli:

  • margine primario: 600.000 − 1.200.000 = −600.000 €
  • margine secondario: 600.000 + 300.000 − 1.200.000 = −300.000 €
  • copertura secondaria: 900.000 ÷ 1.200.000 = 0,75
  • autonomia finanziaria: 600.000 ÷ 2.500.000 = 24%

La lettura è chiara. Un quarto delle immobilizzazioni, 300.000 €, è pagato con debiti che scadono entro l'anno. Probabilmente l'ultimo macchinario è stato comprato usando i fidi di cassa. Ogni anno l'azienda deve rinnovare quelle linee, e se la banca le riduce non ha come rimborsarle, perché i soldi sono dentro un impianto.

Come si ristabilisce l'equilibrio patrimoniale?

Le strade sono quattro, e spesso si combinano.

  1. Consolidare il debito. Trasformare una parte dei debiti a breve in un finanziamento a medio o lungo termine. Nell'esempio, consolidare 400.000 € in un mutuo a sei anni porta le passività consolidate a 700.000 €, il margine secondario a +100.000 € e la copertura a 1,08.
  2. Rafforzare il patrimonio netto. Lasciare gli utili in azienda invece di distribuirli, oppure un versamento dei soci. È la strada più lenta, ma migliora anche l'autonomia finanziaria.
  3. Ridurre le immobilizzazioni che non servono. Immobili non usati, macchinari fermi, partecipazioni senza scopo. Vendere libera fonti e alleggerisce il capitale investito, come spieghiamo nell'articolo sul capitale investito.
  4. Pianificare i prossimi investimenti. Prima di comprare, decidere con quale fonte si paga, per quanti anni, e con quale rata rispetto alla cassa che l'investimento genera.

Perché la banca guarda l'equilibrio patrimoniale?

Perché è uno dei primi segnali di rischio che legge nel bilancio. Un'azienda con il margine secondario negativo e poca autonomia finanziaria dipende dal rinnovo dei fidi, e ogni nuovo finanziamento la rende più fragile. Al contrario, un'azienda che si presenta con i numeri in ordine e un piano chiaro su come finanzierà un investimento parla la stessa lingua della banca.

Lo racconta Francesco Manenti, founder e amministratore delegato di CT Consulting Srl, azienda di soluzioni di pagamento digitale e ICT. Prima il rapporto con le banche lo subiva. Con il controller Riccardo ha riorganizzato il piano dei conti, introdotto budget e analisi degli scostamenti e costruito un piano industriale fino al 2029. In 12 mesi l'EBITDA è passato da 171.301 € a 212.338 €. Le parole di Francesco: «Il famoso DSCR per me prima era solo una sigla. Adesso lo padroneggio. Quando vado in banca parliamo uno a uno». La storia completa è nel caso studio di Francesco.

Quali errori rompono l'equilibrio patrimoniale?

Tre, molto comuni nelle PMI.

  • Comprare beni durevoli con il fido di cassa perché è veloce e non serve una pratica. È veloce anche a sparire.
  • Distribuire utili negli anni in cui si investe. Il patrimonio netto non cresce proprio quando servirebbe.
  • Tenere in azienda beni che non servono all'attività, come immobili o auto di famiglia. Pesano sulle immobilizzazioni e sugli indici senza produrre nulla.

Cosa fare lunedì mattina?

Prendi l'ultimo stato patrimoniale e dividi le fonti in tre righe: patrimonio netto, debiti oltre l'anno, debiti entro l'anno. La nota integrativa e il bilancio indicano le quote esigibili oltre l'esercizio. Calcola il margine secondario. Se è negativo, scrivi quale investimento lo ha reso negativo e con quale debito l'hai pagato. Da lì parte la conversazione con la banca, prima che sia la banca a cominciarla.

Domande frequenti

Quando un'azienda è in equilibrio patrimoniale?

Quando il margine secondario di struttura è positivo, cioè le immobilizzazioni sono coperte da patrimonio netto e debiti a lungo termine, e l'azienda non dipende in modo eccessivo dai finanziamenti di terzi.

Il margine primario negativo è un problema?

Non da solo. Molte PMI hanno il margine primario negativo perché finanziano parte degli investimenti con mutui. Diventa un segnale quando anche il margine secondario è negativo.

Qual è il valore giusto dell'autonomia finanziaria?

Non esiste un valore unico: dipende dal settore e da quanto l'attività richiede investimenti. Conta il confronto negli anni e con aziende simili.

L'equilibrio patrimoniale si legge nel conto economico?

No, nello stato patrimoniale. Il conto economico mostra l'equilibrio economico, cioè se l'azienda guadagna. Servono tutti e due.


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