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Cultura d'impresa: cos'è e come si costruisce in azienda

Cultura d'impresa: cos'è, come si riconosce in una PMI, perché pesa sui margini e come costruirla con regole, numeri condivisi e delega, partendo dal titolare.

di Redazione Imprenditore VeroL’imprenditore

La cultura d'impresa è l'insieme di valori, abitudini e modi di decidere che le persone di un'azienda danno per scontati: il «qui si fa così». Si costruisce con i comportamenti del titolare, con poche regole chiare ripetute ogni giorno e con numeri che tutti possono vedere, non con i valori scritti su un cartellone.

In una PMI la cultura d'impresa pesa sui risultati più di quanto si pensi, perché decide come lavorano le persone quando il titolare non c'è. Vediamo cos'è, come si riconosce, quanto vale in euro e come si costruisce.

Cos'è la cultura d'impresa, in parole semplici?

È la risposta a domande che nessuno fa ad alta voce. Cosa succede se un cliente chiede uno sconto e il titolare non risponde al telefono? Chi decide se un lavoro va rifatto? Si può dire al capo che ha sbagliato? Quando qualcosa va storto, si cerca la causa o il colpevole?

Lo psicologo statunitense Edgar Schein, che ha studiato le organizzazioni per decenni, descriveva la cultura su tre livelli:

  1. Quello che si vede: come sono gli uffici, come ci si veste, come si fanno le riunioni.
  2. Quello che si dichiara: i valori scritti, le regole ufficiali, quello che il titolare dice.
  3. Quello che si dà per scontato: le convinzioni che guidano davvero le scelte, anche quando contraddicono le regole ufficiali.

Il terzo livello è quello che conta. Un'azienda può avere «la qualità prima di tutto» scritto in reception e una cultura in cui si consegna comunque il venerdì, perché il titolare si arrabbia per un ritardo e non per un difetto.

Che differenza c'è tra cultura d'impresa e cultura artigiana?

Molte PMI nascono da un artigiano bravo nel suo mestiere. All'inizio la cultura dell'azienda coincide con quella del titolare: lavorare sodo, fare bene il pezzo, risolvere i problemi di persona. Funziona finché l'azienda è piccola.

Quando le persone diventano 15, 30, 50, questa cultura mostra i suoi limiti. Tutto passa dal titolare, le decisioni si prendono a sensazione, i numeri si guardano a fine anno. La cultura d'impresa aggiunge tre cose: regole che valgono anche senza il titolare, decisioni basate sui numeri, responsabilità distribuite.

Nico Brizzi, titolare di NBC Srl, ristorazione con un format proprio, lo ha detto così: «Volevo uscire da quella veste di artigiano perché mi stava troppo stretta. Volevo diventare un imprenditore vero». Si divideva tra cucina e sala e gestiva tutto alla cieca. Con il controller Francesco Boccardo ha ridefinito il piano dei conti, costruito un budget annuale e un piano industriale triennale, e ha cambiato commercialista. In 14 mesi l'EBITDA è passato da 26.558 € a 135.713 € e l'utile da 2.605 € a 122.831 €. La storia è nel caso studio di Nico.

Quanto pesa la cultura d'impresa sui numeri?

Sembra un tema morbido, ma ha effetti misurabili. Prendiamo un esempio molto comune: gli sconti.

Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 1,8 milioni con un margine di contribuzione del 35%. Nessuno ha mai detto ai commerciali quanto si può scontare, e la cultura non scritta è «il cliente va tenuto contento». In media si concede il 5% di sconto.

Senza scontoCon sconto del 5%
Prezzo di listino su 100 €10095
Costi variabili6565
Margine di contribuzione3530
Margine su 1,8 milioni di listino630.000540.000

Quei 5 punti di sconto valgono 90.000 € l'anno di margine. Per recuperarli vendendo di più bisognerebbe aumentare i volumi di circa il 17% (35 ÷ 30 = 1,17). Nessun commerciale lo sa, perché nessuno gli ha mai mostrato il conto.

Ora cambia la cultura. Il titolare spiega il calcolo, fissa una regola (sconti oltre il 2% solo con approvazione) e ogni mese mostra a tutto il commerciale il margine per cliente. Non serve un'azienda diversa, serve un'abitudine diversa. È il senso di una cultura dei numeri: le persone prendono decisioni migliori quando vedono le conseguenze delle loro scelte.

Come si costruisce la cultura d'impresa?

Non si costruisce in un giorno e non si costruisce con un documento. Ecco i passi che funzionano in una PMI.

  1. Decidi cosa conta davvero. Tre o quattro principi, non dieci. Per esempio: «si lavora sul margine, non sul fatturato», «i problemi si dicono subito», «ogni cosa ha un responsabile». Collegali a dove vuoi portare l'azienda: ne parliamo nella guida su mission e vision.
  2. Comportati di conseguenza. Le persone guardano cosa fa il titolare, non cosa dice. Se dici che i numeri contano e poi decidi a sensazione davanti a tutti, la cultura vera è la seconda.
  3. Rendi visibili i numeri. Ogni reparto deve avere due o tre indicatori che capisce e su cui può incidere. Come sceglierli lo spieghiamo nella guida ai KPI aziendali.
  4. Scrivi processi e mansionari. Chi fa cosa, come, entro quando. Una regola scritta vale anche quando il titolare è in ferie.
  5. Delega davvero. Delegare vuol dire lasciare che altri decidano, entro limiti chiari, e sbagliare qualche volta. Se ogni decisione torna sul tuo tavolo, la cultura resta quella del titolare.
  6. Assumi e premia in modo coerente. Se premi chi fattura di più anche quando vende sottocosto, stai insegnando a vendere sottocosto.

Perché la cultura d'impresa conta anche per il valore dell'azienda?

Perché un'azienda in cui tutto dipende dal titolare vale meno, per una banca, per un socio, per un compratore.

Un'imprenditrice del settore automotive, con un'azienda svizzera di ricambi per carrozzerie da oltre 8 milioni di fatturato, aveva numeri buoni ma nessun controllo di gestione, processi non strutturati e mansionari assenti. Riceveva offerte di partecipazione che non la convincevano. «Avevamo forte la numerica ma non avevamo processi, mansionari, tutto quello che è la base di un'azienda strutturata», racconta. In 6 mesi l'azienda è stata strutturata, e in 12 mesi è arrivata la vendita. Le sue parole: «Non era solo il numero l'importante. Era far percepire che c'era una struttura vera e propria». Il percorso è nel caso studio.

Quali errori evitare?

  • Scrivere i valori e fermarsi lì. Un elenco di parole belle appeso al muro non cambia nulla.
  • Cercare il colpevole invece della causa. Se ogni errore porta a una punizione, gli errori si nascondono e i numeri smettono di essere affidabili.
  • Cambiare regole ogni mese. La cultura nasce dalla ripetizione. Poche regole, sempre quelle.
  • Pensare che sia compito delle risorse umane. In una PMI la cultura la fa il titolare, ogni giorno.

Cosa fare lunedì mattina?

Prendi le ultime tre decisioni importanti prese in azienda senza di te. Chiediti: sono state prese come le avresti prese tu? Se no, cosa mancava, una regola, un numero o la fiducia per decidere? Poi scegli un solo comportamento da cambiare, il tuo per primo, e mantienilo per tre mesi.

Domande frequenti

La cultura d'impresa si può cambiare?

Sì, ma lentamente. Si cambia modificando i comportamenti quotidiani, a partire da quelli del titolare, e mantenendo le nuove regole abbastanza a lungo da farle diventare abitudine.

Una piccola azienda ha una cultura d'impresa?

Sempre. Anche un'azienda di cinque persone ha modi di fare dati per scontati. In una piccola azienda coincide quasi del tutto con le abitudini del titolare.

Come si misura la cultura d'impresa?

Non c'è un numero unico. Si vede dagli effetti: quanto le decisioni dipendono dal titolare, quanto spesso le regole vengono rispettate, se i problemi emergono presto o tardi, come si muovono margini e scostamenti.

Che rapporto c'è tra cultura d'impresa e controllo di gestione?

Il controllo di gestione rende visibili i numeri. La cultura decide se le persone li usano per decidere. Una cultura dei numeri nasce quando i numeri arrivano ogni mese e qualcuno li discute.


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