Webinar gratuito del 23 novembre: Mirco Gasparotto e Alessandro Palumbo mostrano come calcolare i 5 indicatori da cui dipende il 100% dei guadagni di un’azienda. Iscriviti gratis

Crediti in bilancio: come leggerli e quando preoccuparsi

Crediti in bilancio: dove si trovano nello stato patrimoniale, come leggerli voce per voce, come trasformarli in giorni di incasso e quando sono un problema.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

I crediti in bilancio sono i soldi che altri devono alla tua azienda alla data di chiusura: clienti che non hanno ancora pagato, l'Erario, i soci, altre società. Stanno nell'attivo dello stato patrimoniale e diventano un problema quando crescono più in fretta del fatturato, perché vuol dire che stai finanziando i tuoi clienti con la tua cassa.

Vediamo dove trovarli, come leggerli voce per voce, come trasformarli in giorni di incasso e quali segnali ti devono far alzare il telefono.

Dove si trovano i crediti nel bilancio?

Lo schema dello stato patrimoniale è fissato dall'art. 2424 del codice civile. I crediti compaiono in tre punti diversi dell'attivo:

  • A) Crediti verso soci per versamenti ancora dovuti: capitale che i soci hanno sottoscritto ma non hanno ancora versato. In molte PMI questa voce è vuota.
  • B.III.2) Crediti immobilizzati: crediti finanziari destinati a restare a lungo, come un prestito fatto a una società collegata.
  • C.II) Crediti dell'attivo circolante: quelli della gestione di tutti i giorni, i più importanti per te.

La voce C.II è divisa in sottovoci: verso clienti, verso imprese controllate, collegate e controllanti, verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti, crediti tributari (5-bis), imposte anticipate (5-ter) e crediti verso altri (5-quater).

Per ogni sottovoce il bilancio deve indicare a parte la quota esigibile oltre l'esercizio successivo, cioè quella che incasserai fra più di dodici mesi. Se hai un bilancio abbreviato, le sottovoci possono essere raggruppate in un solo numero, ma la separazione fra entro e oltre l'anno resta obbligatoria (art. 2435-bis). Per avere il dettaglio, cerca la tabella dei crediti nella nota integrativa.

Come si leggono i crediti verso clienti?

È la voce che pesa di più quasi sempre, e ha tre caratteristiche da tenere a mente.

Sono al netto delle svalutazioni. Il codice civile chiede di iscrivere i crediti al valore che l'azienda pensa realisticamente di incassare (art. 2426, n. 8). Se un cliente è in difficoltà, la parte che probabilmente non arriverà viene tolta con un fondo svalutazione. Il numero che leggi è già «ripulito», se chi ha fatto il bilancio ha fatto bene questa stima.

Comprendono l'IVA. I ricavi del conto economico sono senza IVA, i crediti verso clienti no: il cliente ti deve tutta la fattura. Se confronti crediti e ricavi senza tenerne conto, i giorni di incasso ti sembrano più lunghi di quello che sono.

Sono una foto al 31 dicembre. Se a dicembre fatturi molto, i crediti di fine anno sono alti anche se i clienti pagano puntuali. Se a dicembre l'azienda è quasi ferma, il numero può sembrare migliore della realtà.

Quanti giorni ci mettono i clienti a pagarti?

Il modo più utile per leggere i crediti verso clienti è trasformarli in giorni. L'indice si chiama DSO, giorni medi di incasso:

DSO = Crediti verso clienti ÷ (Ricavi × 1,22) × 365

Il fattore 1,22 aggiunge l'IVA ordinaria. Se vendi all'estero o con aliquote diverse, usa il fatturato effettivo con IVA.

Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 1.200.000 € l'anno e ha 390.000 € di crediti verso clienti a fine anno.

  • Ricavi con IVA: 1.200.000 × 1,22 = 1.464.000 €
  • DSO: 390.000 ÷ 1.464.000 × 365 = 97 giorni

Se le condizioni concordate con i clienti sono a 60 giorni, in media ti pagano con 37 giorni di ritardo. Ogni giorno di incasso vale 1.464.000 ÷ 365 = circa 4.000 € di cassa. Riportare il DSO a 60 giorni libererebbe quasi 150.000 € che oggi sono fermi nei conti dei tuoi clienti. Abbiamo approfondito il calcolo nell'articolo sul DSO e i giorni medi di incasso.

Quando i crediti devono preoccuparti?

Ci sono cinque segnali da cercare confrontando almeno due bilanci.

1. I crediti crescono più del fatturato. Ecco la stessa azienda dell'esempio su due anni:

Anno 1Anno 2Variazione
Ricavi1.100.000 €1.200.000 €+9%
Crediti verso clienti280.000 €390.000 €+39%
DSO76 giorni97 giorni+21 giorni

Le vendite sono salite del 9%, i crediti del 39%. L'azienda ha venduto di più, ma una parte di quella crescita l'ha pagata lei, aspettando i soldi tre settimane in più.

2. C'è una quota esigibile oltre l'anno nei crediti verso clienti. Di solito vuol dire che a un cliente è stata concessa una dilazione lunga, spesso perché non riusciva a pagare tutto insieme.

3. Crescono i crediti verso soci o verso società collegate. Soldi usciti dall'azienda verso persone o società vicine, che ogni anno restano lì. Chiediti se torneranno davvero.

4. I crediti tributari sono alti e fermi. Un credito IVA che si accumula anno dopo anno è cassa immobilizzata. Capita a chi vende molto all'estero o lavora con la pubblica amministrazione, dove l'IVA non viene incassata dall'azienda.

5. Pochi clienti pesano molto. Il bilancio non lo dice, ma tu lo sai. Se un cliente vale un terzo dei crediti, il suo ritardo diventa il tuo problema di cassa.

Cosa non dice il bilancio sui crediti?

Il bilancio dice quanto ti devono, non da quanto tempo. Per sapere quali crediti sono scaduti da 30, 90 o 180 giorni serve lo scadenziario clienti, aggiornato ogni mese. È lì che decidi chi sollecitare, a chi bloccare le forniture e con chi rinegoziare.

Ed è lì che si vede la differenza fra un'azienda che subisce gli incassi e una che li governa. Francesco Gelao, titolare di Tecnoeleva SRL, noleggio di attrezzature industriali, racconta così il punto di partenza: «L'azienda non aveva una politica commerciale solida, non si parlava di cassa, non si parlava di recupero crediti». Con il controllo di gestione mensile, in 12 mesi l'EBITDA è passato da 502.000 a 1.033.000 €. La storia è nel caso studio di Francesco.

Cosa fare lunedì mattina?

  1. Apri gli ultimi due bilanci e copia i crediti verso clienti, i ricavi e la quota oltre l'anno.
  2. Calcola il DSO dei due anni e confrontalo con le condizioni di pagamento che hai concordato.
  3. Chiedi all'amministrazione lo scadenziario clienti per fasce di ritardo e guarda i primi dieci nomi.
  4. Controlla crediti verso soci, collegate e crediti tributari: se crescono ogni anno, scrivi accanto a ciascuno quando pensi di incassarlo.

Se vuoi il quadro completo dell'attivo, partendo dalle rimanenze fino alla liquidità, leggi la guida sull'attivo circolante.

Domande frequenti

I crediti verso clienti comprendono l'IVA?

Sì. Il cliente ti deve l'intera fattura, IVA compresa. Per questo, quando li confronti con i ricavi del conto economico, che sono senza IVA, devi aggiungerla ai ricavi.

Che differenza c'è tra crediti e ricavi?

I ricavi sono le vendite dell'anno, nel conto economico. I crediti sono la parte di quelle vendite che a fine anno non hai ancora incassato, nello stato patrimoniale.

Dove trovo i crediti scaduti?

Non nel bilancio. Servono lo scadenziario clienti e un controllo mensile. Il bilancio mostra solo il totale alla data di chiusura.

Un DSO alto è sempre un problema?

Dipende dal settore e dalle condizioni che hai concordato. Il segnale da guardare è la distanza fra il DSO e i giorni di pagamento pattuiti, e come cambia da un anno all'altro.


Nel webinar gratuito Mirco Gasparotto e Alessandro Palumbo mostrano come leggere il bilancio partendo dai numeri che dicono quanto guadagna e quanta cassa genera l'azienda. Ricevi i file Excel per rifare i calcoli sulla tua.