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Costo del capitale proprio (cost of equity): come si calcola

Cost of equity (Ke): cos'è il costo del capitale proprio, la formula del CAPM con un esempio e perché un imprenditore deve confrontarlo con il suo ROE.

di Redazione Imprenditore VeroTasse e patrimonio

Il costo del capitale proprio, in inglese cost of equity e nelle formule Ke, è il rendimento minimo che un socio dovrebbe pretendere per lasciare i suoi soldi nell'azienda invece di metterli altrove con un rischio simile. Non lo trovi scritto in nessuna fattura, ma esiste: se l'azienda rende meno di quel numero, il socio ci sta perdendo, anche quando il bilancio chiude in utile.

Vediamo come si calcola, con un esempio su una PMI, e perché è un numero da tenere vicino al ROE.

Cos'è il costo del capitale proprio?

L'azienda si finanzia in due modi. Con i debiti, che hanno un costo chiaro: gli interessi che paghi alla banca. E con il capitale dei soci, cioè il patrimonio netto: capitale versato più utili lasciati in azienda negli anni.

Sui soldi dei soci non paghi interessi, e per questo molti imprenditori li considerano gratis. Non lo sono. Quei soldi potrebbero stare in titoli di Stato, in un immobile, in un'altra attività. Il costo del capitale proprio è proprio questo: quanto rinunci a guadagnare altrove, più un premio per il rischio di tenerli in un'azienda che può andare male.

Per questo il Ke è sempre più alto del costo del debito. La banca che presta i soldi viene pagata per prima e spesso ha garanzie. Il socio viene pagato per ultimo, solo se avanza qualcosa.

Come si calcola il cost of equity?

Il metodo più usato è il CAPM (capital asset pricing model):

Ke = Rendimento senza rischio + Beta × Premio per il rischio di mercato

dove:

  • rendimento senza rischio: quanto rende un investimento considerato sicuro. In Italia di solito si prende il rendimento dei titoli di Stato a lungo termine.
  • beta: quanto è rischioso il tuo settore rispetto al mercato azionario nel suo insieme. Un beta di 1 vuol dire rischio pari alla media, sopra 1 più rischioso, sotto 1 meno.
  • premio per il rischio di mercato: quanto in più rendono in media le azioni rispetto ai titoli sicuri, su periodi lunghi.

Per una PMI non quotata si aggiunge spesso un premio dimensionale, perché un'azienda piccola, poco diversificata e legata al titolare è più rischiosa di una grande società quotata dello stesso settore:

Ke PMI = Rendimento senza rischio + Beta × Premio di mercato + Premio dimensionale

Beta e premi non si inventano: si prendono da banche dati e studi di settore, e chi fa una valutazione d'azienda indica sempre la fonte che ha usato. Due professionisti possono arrivare a valori un po' diversi. Il Ke è una stima, non un dato contabile.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio con 800.000 € di patrimonio netto, che quest'anno ha chiuso con 60.000 € di utile netto. Usiamo questi valori, scelti solo per l'esempio:

ComponenteValore
Rendimento senza rischio3,5%
Beta del settore1,1
Premio per il rischio di mercato5,5%
Premio dimensionale3%

Il calcolo:

Ke = 3,5% + 1,1 × 5,5% + 3% = 3,5% + 6,05% + 3% = 12,55%

I soci dovrebbero chiedere circa il 12,5% l'anno sui soldi che tengono in azienda.

Ora il confronto con il ROE, cioè l'utile netto diviso il patrimonio netto:

ROE = 60.000 ÷ 800.000 = 7,5%

L'azienda chiude in utile, ma rende 5 punti meno di quanto il rischio richiederebbe. In euro:

Rendimento atteso = 800.000 × 12,55% = 100.400 €

Differenza = 60.000 − 100.400 = −40.400 €

Per i soci, quest'anno l'azienda ha distrutto circa 40.000 € di valore rispetto a un investimento alternativo con rischio simile. Il bilancio dice «utile», il confronto con il Ke dice «non abbastanza». Come si calcola e come si legge il ROE lo spieghiamo nell'articolo sul ROE.

Perché il costo del capitale proprio interessa a un imprenditore?

Per quattro motivi pratici.

  1. Dice se l'azienda rende abbastanza. Un ROE stabilmente sotto il Ke vuol dire che i soldi dei soci lavorerebbero meglio altrove. Non è un invito a chiudere, è un segnale che margini o capitale vanno rivisti.
  2. Serve per valutare l'azienda. Quando si stima quanto vale un'azienda attualizzando i flussi futuri, il tasso di sconto dipende dal Ke. Più è alto, più basso è il valore. Chi pensa di vendere o di far entrare un socio se lo troverà davanti.
  3. Serve per decidere gli investimenti. Un nuovo macchinario pagato con i soldi dei soci deve rendere più del Ke, non solo più di zero.
  4. Serve a scegliere tra debito e capitale. Il debito costa meno del Ke, ma aumenta il rischio. Il mix tra i due, e il costo medio che ne esce, si chiama WACC. La leva finanziaria spiega come il debito cambia il rendimento per i soci.

Dove trovo questi numeri nel mio bilancio?

Nel bilancio trovi solo metà del conto. Il patrimonio netto è nel passivo dello stato patrimoniale, alla lettera A. L'utile netto è l'ultima riga del conto economico. Con questi due fai il ROE.

Il Ke invece non è nel bilancio: si stima con il CAPM o te lo indica chi fa la valutazione dell'azienda. Per un primo ragionamento ti basta un ordine di grandezza. Se il tuo ROE è a una cifra bassa da anni, sei quasi certamente sotto il costo del capitale proprio.

Cosa fare lunedì mattina?

Prendi gli ultimi tre bilanci e calcola il ROE di ogni anno. Poi chiediti: se avessi questi soldi liberi oggi, li rimetterei in questa azienda per questo rendimento? Se la risposta è no, guarda prima i margini, poi quanto capitale è fermo in magazzino e crediti. E se pensi di vendere o di far entrare un socio, fatti accompagnare da un professionista che faccia la stima del Ke con fonti dichiarate.

Domande frequenti

Il costo del capitale proprio è un costo che pago davvero?

No, è un costo opportunità. Non esce dal conto corrente, ma misura quanto rinunci a guadagnare tenendo i soldi in azienda invece che in un investimento con rischio simile.

Che differenza c'è tra Ke e WACC?

Il Ke è il costo dei soli soldi dei soci. Il WACC è la media ponderata tra Ke e costo del debito al netto delle imposte, in base a quanto pesano capitale proprio e debiti.

Un ROE più basso del Ke significa che l'azienda va male?

Significa che rende meno di quanto il rischio richiederebbe. Può essere un anno storto o un problema di struttura. Se succede per più anni di fila, è un segnale da prendere sul serio.

Per una PMI il Ke è più alto che per una grande azienda?

Di solito sì. Una PMI è meno diversificata, più legata al titolare e le sue quote sono difficili da vendere. Per questo nel calcolo si aggiunge spesso un premio dimensionale.


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