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Costi standard: cosa sono e come usarli per controllare

Costi standard: cosa sono, come si costruisce il costo standard di un prodotto e come si confronta ogni mese con il costo effettivo. Esempio con i numeri.

di Redazione Imprenditore VeroControllo di gestione

Il costo standard è quanto dovrebbe costare un prodotto o un servizio se tutto va come previsto: materiali, ore di lavoro e quota di spese generali stabiliti in anticipo. Si usa per fare i preventivi e, soprattutto, per confrontarlo ogni mese con il costo vero e capire dove si sono persi i soldi.

Vediamo come si costruisce, come si confronta con il costo effettivo e cosa fa l'imprenditore quando i due numeri non tornano.

Cos'è un costo standard?

È un costo deciso prima, non rilevato dopo. Per ogni prodotto si stabilisce quanto materiale serve, quante ore di lavoro servono e quanto costa ogni unità di materiale e ogni ora, in condizioni di lavoro normali. Non ideali, normali: con gli scarti fisiologici, le pause, i tempi di attrezzaggio.

Il costo standard ha due componenti per ogni voce:

Costo standard = Quantità standard × Prezzo standard

La quantità standard viene dalla tecnica: la distinta base dice quanti pezzi e quanti chili servono, il ciclo di lavoro dice quante ore. Il prezzo standard viene dagli acquisti e dal costo del personale: il prezzo atteso della materia prima nell'anno, il costo orario di un operaio. Sulla distinta base abbiamo scritto un articolo a parte, la distinta base.

A cosa servono i costi standard?

A tre cose, tutte pratiche.

  • Fare i preventivi in fretta e senza sorprese. Se sai quanto ti costa un'ora di lavoro e un chilo di materiale, il prezzo minimo di un lavoro lo calcoli in dieci minuti.
  • Costruire il budget. Moltiplicando i volumi previsti per i costi standard ottieni i costi attesi dell'anno.
  • Controllare. A fine mese confronti il costo standard con quello effettivo. La differenza si chiama scostamento e ti dice dove intervenire.

Il terzo uso è quello che fa la differenza. Senza uno standard, un costo effettivo è solo un numero. Con uno standard diventa un numero giusto o sbagliato.

Come si costruisce il costo standard di un prodotto?

Prendiamo un'azienda di esempio che produce sedie in legno e ne vende 2.000 al mese. Il costo standard di una sedia è questo:

VoceQuantità standardPrezzo standardCosto standard
Legno4 kg3 € al kg12,00 €
Manodopera1,5 ore32 € l'ora48,00 €
Ferramenta e vernici1 kit6 €6,00 €
Quota spese di reparto1,5 ore10 € l'ora15,00 €
Totale81,00 €

La quota delle spese di reparto si ripartisce in base alle ore, perché è il lavoro a far girare i macchinari e consumare energia. Quale configurazione di costo scegliere, solo diretti, pieno di reparto o pieno aziendale, dipende dalla domanda a cui vuoi rispondere: ne parliamo nell'articolo sulle configurazioni di costo.

Come si confronta lo standard con il costo effettivo?

A fine mese si guarda cosa è successo davvero. Nell'esempio, per ogni sedia sono serviti 4,4 kg di legno pagato 2,90 € al kg, e 1,7 ore di lavoro a 31 € l'ora.

Per ogni voce lo scostamento si divide in due parti:

Scostamento di prezzo = (Prezzo effettivo − Prezzo standard) × Quantità effettiva

Scostamento di quantità = (Quantità effettiva − Quantità standard) × Prezzo standard

Sul legno:

  • Prezzo: (2,90 − 3,00) × 4,4 = −0,44 € per sedia. Favorevole: l'ufficio acquisti ha comprato bene.
  • Quantità: (4,4 − 4,0) × 3,00 = +1,20 € per sedia. Sfavorevole: in produzione si spreca legno.

Sulla manodopera:

  • Prezzo: (31 − 32) × 1,7 = −1,70 € per sedia. Favorevole.
  • Quantità: (1,7 − 1,5) × 32 = +6,40 € per sedia. Sfavorevole: servono più ore del previsto.

Totale su legno e manodopera: +5,46 € per sedia. Su 2.000 sedie al mese sono 10.920 € in più rispetto al previsto, oltre 130.000 € in un anno se nessuno interviene.

Il totale da solo direbbe «costi in aumento». La scomposizione dice molto di più: gli acquisti vanno bene, il problema è in reparto. Si tratta di capire se c'è un macchinario che scarta troppo, un operaio nuovo da formare o un ciclo di lavoro che lo standard ha sottovalutato. Come si leggono e si presentano questi numeri lo spieghiamo nell'articolo sull'analisi degli scostamenti.

Valgono solo per chi produce?

No. Il ragionamento funziona per qualsiasi attività dove si vende tempo o si consuma materiale. Un'impresa di pulizie ha ore standard per metro quadro. Un'officina ha tempi standard per ogni intervento. Un salone ha un costo orario per ogni trattamento.

È il caso di Simone Mazza, titolare di Benfatto SRL, impresa di pulizie, lavanderie e autolavaggi, che non aveva nessun costo orario calcolato. Con il controller Luca Andriolo ha calcolato il costo orario in full costing per le pulizie, includendo tutti i costi di struttura. «Oggi conosce il prezzo minimo di vendita di quella singola ora», spiega Luca. In 9 mesi l'EBITDA è passato da 105.823 € a 140.175 €. Il racconto completo è nel caso studio di Simone.

Cosa fare lunedì mattina?

Scegli i tre prodotti o servizi che vendi di più. Per ognuno scrivi quanto materiale e quante ore servono e quanto costano. Poi prendi i dati dell'ultimo mese e confrontali. Non serve partire da tutto il catalogo: bastano i prodotti che fanno la maggior parte del fatturato.

Domande frequenti

Ogni quanto si aggiornano i costi standard?

Di solito una volta l'anno, quando si fa il budget. Si aggiornano prima se cambia molto il prezzo di una materia prima o il modo di produrre.

Che differenza c'è tra costo standard e costo effettivo?

Il costo standard è quello previsto, deciso in anticipo. Il costo effettivo è quello che risulta a consuntivo. La differenza è lo scostamento.

Uno scostamento favorevole è sempre una buona notizia?

Non sempre. Un materiale pagato meno può essere di qualità inferiore e far aumentare gli scarti. Conviene guardare sempre prezzo e quantità insieme.

Servono per forza un software e un ufficio dedicato?

No. Per una PMI basta un foglio di calcolo con i prodotti principali e la disciplina di confrontarlo ogni mese con i dati veri.


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