Conto economico a valore aggiunto: come si fa e si legge
Conto economico a valore aggiunto: come si costruisce partendo dal bilancio, come si legge riga per riga e cosa dice su persone e produttività. Con esempio.
di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio
Il conto economico a valore aggiunto è un modo di riordinare il conto economico del bilancio che mostra quanta ricchezza crea l'azienda con il proprio lavoro, cioè la differenza tra quello che produce e quello che compra da fuori. Si fa spostando le voci del bilancio in quattro gradini: valore della produzione, valore aggiunto, MOL e reddito operativo.
È uno dei metodi di riclassificazione più usati dalle banche e dagli analisti, perché si costruisce con i soli dati del bilancio depositato. Vediamo come si fa, come si legge e cosa ti dice che il bilancio così com'è non ti dice.
Cos'è il valore aggiunto di un'azienda?
Ogni azienda compra qualcosa da fuori: materie prime, merci, lavorazioni, servizi, affitti. Poi ci mette sopra il lavoro delle sue persone, i suoi macchinari e le sue idee, e vende il risultato. Il valore aggiunto è la parte di valore che l'azienda ha creato da sola:
Valore aggiunto = Valore della produzione − Costi esterni
Con quella ricchezza l'azienda paga, nell'ordine, le persone, poi l'usura dei beni (gli ammortamenti), poi le banche (gli interessi), poi lo Stato (le imposte). Quello che resta è l'utile, cioè la parte che spetta ai soci.
Messa così, il conto economico diventa la storia di come si divide la torta.
Come si costruisce il conto economico a valore aggiunto?
Si parte dallo schema civilistico dell'art. 2425 del codice civile, quello che trovi nel bilancio depositato, e si spostano le voci così:
| Gradino | Voci del bilancio civilistico |
|---|---|
| Valore della produzione | A1 ricavi, A2 e A3 variazione rimanenze di prodotti e lavori, A4 incrementi di immobilizzazioni per lavori interni, A5 altri ricavi |
| − Costi esterni | B6 materie prime e merci, B11 variazione rimanenze di materie, B7 servizi, B8 godimento beni di terzi, B14 oneri diversi di gestione |
| = Valore aggiunto | |
| − Costo del personale | B9 |
| = MOL (EBITDA) | |
| − Ammortamenti, svalutazioni, accantonamenti | B10, B12, B13 |
| = Reddito operativo (EBIT) | |
| ± Gestione finanziaria | C e D |
| = Risultato prima delle imposte | |
| − Imposte | voce 20 |
| = Utile netto | voce 21 |
Il passaggio chiave è il terzo: il costo del personale viene tenuto fuori dai costi esterni. Nello schema civilistico sta in mezzo agli altri costi di produzione, qui invece diventa il primo modo in cui l'azienda «spende» la ricchezza che ha creato. Se vuoi confrontare questo metodo con gli altri, li trovi tutti nella guida sulla riclassificazione del conto economico.
Un esempio con i numeri
Prendiamo un'azienda di produzione inventata, con 13 dipendenti e 1,8 milioni di fatturato:
| Voce | Euro |
|---|---|
| Ricavi delle vendite | 1.800.000 |
| Variazione rimanenze prodotti finiti | +20.000 |
| Altri ricavi | 10.000 |
| Valore della produzione | 1.830.000 |
| Materie prime (al netto della variazione rimanenze) | −720.000 |
| Servizi | −310.000 |
| Affitti e noleggi | −60.000 |
| Oneri diversi di gestione | −20.000 |
| Valore aggiunto | 720.000 |
| Costo del personale | −520.000 |
| MOL | 200.000 |
| Ammortamenti | −70.000 |
| Reddito operativo | 130.000 |
| Oneri finanziari | −30.000 |
| Risultato prima delle imposte | 100.000 |
| Imposte | −28.000 |
| Utile netto | 72.000 |
Su 1.830.000 € di valore della produzione, l'azienda ne crea 720.000 da sola, cioè il 39%. Tutto il resto è passato ai fornitori.
Come si legge il conto economico a valore aggiunto?
Ci sono tre rapporti che un imprenditore può calcolare in cinque minuti.
Valore aggiunto su valore della produzione. Nell'esempio, 720.000 ÷ 1.830.000 = 39%. Dice quanto lavoro fai «in casa». Un'azienda che compra e rivende ha un valore aggiunto basso per natura, una che trasforma le materie con le proprie persone lo ha più alto. Il confronto che conta è con te stesso negli anni: se scende, stai comprando più caro, stai esternalizzando di più o stai vendendo a prezzi più bassi.
Costo del personale su valore aggiunto. Nell'esempio, 520.000 ÷ 720.000 = 72%. Della ricchezza creata, quasi tre quarti va agli stipendi. Resta il 28% per pagare macchinari, banche, tasse e soci. Se questo rapporto sale anno dopo anno, il personale cresce più velocemente della ricchezza che produce.
Valore aggiunto per dipendente. Nell'esempio, 720.000 ÷ 13 = circa 55.400 € a testa, contro un costo medio di 40.000 € a dipendente (520.000 ÷ 13). Ogni persona crea 15.400 € più di quanto costa. È la misura più semplice di produttività, ed è il numero da guardare prima di un'assunzione: la nuova persona porterà valore aggiunto in più o solo costo?
Che differenza c'è tra valore aggiunto, MOL ed EBITDA?
Il valore aggiunto viene prima del costo del personale. Il MOL, margine operativo lordo, viene dopo: è il valore aggiunto meno gli stipendi. Nella pratica italiana MOL ed EBITDA indicano quasi sempre lo stesso numero, cioè il risultato della gestione caratteristica prima di ammortamenti, interessi e imposte.
Il valore aggiunto dice quanta ricchezza crei, il MOL quanta ne resta dopo aver pagato le persone.
Quali limiti ha questo metodo?
Il conto economico a valore aggiunto non separa i costi fissi da quelli variabili. Nell'esempio, i 310.000 € di servizi possono essere trasporti che crescono con le vendite o consulenze che paghi comunque: lo schema li mette insieme. Per questo non ti dice il punto di pareggio, né quanto margine lascia ogni prodotto.
Per quelle domande serve il conto economico a margine di contribuzione, lo schema del controllo di gestione. Il valore aggiunto resta utile per guardare l'azienda come la guarda la banca e confrontarla con gli anni prima.
Cosa succede quando si riordinano i costi?
Gabriele Conti, titolare di Conti Srl, macchinari per laboratori di pasticceria e panificio, fatturava 2.870.000 € con un EBITDA a zero e un utile di 14.000 €. Con il controller Domenico Magnifico ha riclassificato il conto economico per aree, separato i costi fissi dai variabili e rivisto il listino. In 12 mesi l'EBITDA è passato da 0 a 460.000 € e l'utile da 14.000 a 350.000 €. La storia è nel caso studio di Gabriele.
Cosa fare lunedì mattina?
Prendi gli ultimi due bilanci e rifai la tabella dell'esempio, con le voci al loro posto. Calcola i tre rapporti: valore aggiunto su produzione, personale su valore aggiunto, valore aggiunto per dipendente. Se uno dei tre peggiora da un anno all'altro, hai trovato la domanda da approfondire.
Domande frequenti
Il conto economico a valore aggiunto è obbligatorio?
No. Il bilancio si deposita con lo schema dell'art. 2425 del codice civile. La riclassificazione a valore aggiunto è una lettura gestionale, che fai tu o chi ti segue, partendo da quei numeri.
Dove trovo i dati per costruirlo?
Tutti nel conto economico del bilancio d'esercizio. Se l'azienda redige il bilancio abbreviato, alcune voci sono raggruppate e serve il dettaglio dei conti dalla contabilità.
Quanto deve essere il valore aggiunto sul fatturato?
Non c'è un numero valido per tutti: cambia molto tra commercio, produzione e servizi. Conta l'andamento nel tempo e il confronto con aziende simili alla tua.
A cosa serve il valore aggiunto per dipendente?
A misurare la produttività delle persone. Se è di poco sopra il costo medio di un dipendente, ogni assunzione va valutata con attenzione, perché lascia poco per pagare il resto.
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