Contabilità industriale: cos'è e quando serve a un'azienda
Contabilità industriale: cos'è, che differenza c'è con la contabilità generale, come si calcola il costo di prodotti e commesse e quando serve a una PMI.
di Redazione Imprenditore VeroControllo di gestione
La contabilità industriale, chiamata anche contabilità analitica, è il sistema che calcola quanto costa e quanto rende ogni prodotto, commessa, reparto o linea di business. Non è obbligatoria per legge: serve a te, per decidere prezzi, clienti e investimenti sapendo dove l'azienda guadagna e dove perde.
La contabilità generale ti dice quanto ha guadagnato l'azienda nel suo insieme. La contabilità industriale ti dice da dove arriva quel risultato. Vediamo come funziona, con un esempio, e quando conviene farla.
Cos'è la contabilità industriale?
È un modo di organizzare i costi dell'azienda per oggetto di costo: un prodotto, una commessa, un cliente, un reparto, una business unit. Invece di chiedersi «quanto abbiamo speso di energia quest'anno?», si chiede «quanto ci costa produrre questo articolo?» o «quanto abbiamo guadagnato su questa commessa?».
Il nome viene dall'industria manifatturiera, dove è nata per calcolare il costo di produzione. Oggi si usa in qualsiasi azienda che venda più di una cosa: un'impresa edile la usa sulle commesse, un'agenzia sui clienti, un'azienda di impianti sulle linee di business. Per questo si parla più spesso di contabilità analitica, ma i due termini indicano la stessa cosa.
Che differenza c'è con la contabilità generale?
| Contabilità generale | Contabilità industriale | |
|---|---|---|
| A cosa serve | bilancio, tasse, banche | decisioni interne |
| È obbligatoria? | sì | no |
| Come classifica i costi | per natura: materie prime, servizi, personale | per destinazione: prodotto, commessa, reparto |
| Ogni quanto | l'anno, con il bilancio | ogni mese, o quando serve decidere |
| Chi la usa | commercialista, fisco, banca | imprenditore, responsabili, controller |
La contabilità generale ti dice che quest'anno il personale è costato 600.000 €. La contabilità industriale ti dice che 380.000 € li ha assorbiti la produzione, 120.000 € l'ufficio tecnico e 100.000 € l'amministrazione, e quanto di ciascuno è finito su ogni prodotto. I dati di partenza sono gli stessi: cambia il modo di leggerli. Le due contabilità non sono in alternativa, servono entrambe.
Come funziona la contabilità industriale?
I passaggi sono quattro.
- Dividere i costi in diretti e indiretti. Diretti sono i costi che si attribuiscono a un prodotto senza dubbi: la materia prima che ci entra, le ore di un operaio dedicato. Indiretti sono quelli comuni a più prodotti: affitto, amministrazione, capo reparto.
- Raccogliere i costi indiretti nei centri di costo. Un centro di costo è un'area dell'azienda di cui misuri i costi: un reparto, una macchina, un ufficio. Ne abbiamo parlato nell'articolo sui centri di costo.
- Ribaltare i centri di costo sui prodotti con una base di ripartizione sensata: le ore macchina, le ore uomo, i metri quadri, il numero di ordini.
- Confrontare il costo con il prezzo per ottenere il margine di ogni prodotto o commessa.
Ci sono due modi di fare il conto. Il direct costing attribuisce ai prodotti solo i costi variabili e guarda il margine di contribuzione, cioè quanto ogni prodotto contribuisce a pagare i costi fissi. Il full costing ribalta anche i costi fissi e calcola il costo pieno. Li trovi spiegati negli articoli sul direct costing e sul full costing. Come vedremo nell'esempio, servono tutti e due.
Un esempio con i numeri
Prendiamo un'azienda di esempio, un'officina meccanica che fattura 1,8 milioni di euro su due linee: lavorazioni conto terzi e un prodotto proprio. La contabilità generale dice che l'azienda chiude con un risultato operativo di 75.000 €. La contabilità industriale divide il conto così:
| Conto terzi | Prodotto proprio | Totale | |
|---|---|---|---|
| Ricavi | 1.100.000 | 700.000 | 1.800.000 |
| Costi variabili | 620.000 | 455.000 | 1.075.000 |
| Margine di contribuzione | 480.000 (44%) | 245.000 (35%) | 725.000 |
| Costi fissi specifici della linea | 250.000 | 190.000 | 440.000 |
| Margine di linea | 230.000 | 55.000 | 285.000 |
| Costi comuni (amministrazione, affitto, titolare) | 210.000 | ||
| Risultato operativo | 75.000 |
Se si ribaltano i 210.000 € di costi comuni in proporzione al fatturato, il conto terzi ne prende circa 128.000 € e il prodotto proprio circa 82.000 €. Con il costo pieno il conto terzi guadagna circa 102.000 € e il prodotto proprio perde circa 27.000 €.
La tentazione è chiudere il prodotto proprio. Ma guardiamo cosa succederebbe: spariscono i 245.000 € di margine e i 190.000 € di costi specifici, mentre i 210.000 € di costi comuni restano. Il risultato operativo scende da 75.000 € a 20.000 €. Il prodotto proprio, che a costo pieno sembra in perdita, porta 55.000 € l'anno a coprire i costi comuni.
Ecco perché servono entrambe le viste. Il costo pieno ti dice che il prezzo del prodotto proprio è troppo basso per stare in piedi da solo. Il margine di linea ti dice che, finché non trovi di meglio, chiuderlo peggiora il conto. La decisione giusta sta probabilmente nel mezzo: rivedere prezzi e costi della linea, non chiuderla.
Quando serve la contabilità industriale a un'azienda?
Non tutte le aziende ne hanno bisogno allo stesso modo. Una bottega con un solo servizio e due dipendenti può farne a meno. Diventa necessaria quando:
- vendi più prodotti, servizi o linee con margini diversi
- lavori su commessa e fai preventivi, e vuoi sapere se il prezzo copre tutti i costi
- il fatturato cresce ma l'utile no, e non capisci perché
- devi decidere se tenere un cliente, un prodotto o un reparto
- hai più sedi o punti vendita e vuoi sapere quale rende
- devi presentare alla banca un piano credibile
Se ti riconosci in almeno uno di questi punti, il bilancio da solo non basta più.
Quanto deve essere precisa?
Il rischio più comune è costruire un sistema troppo complicato, che nessuno aggiorna. Per una PMI conviene partire semplice:
- tre o cinque centri di costo, non trenta
- basi di ripartizione facili da misurare, come le ore lavorate
- un aggiornamento mensile, non giornaliero
L'obiettivo non è sapere il costo al centesimo. È sapere con una precisione sufficiente quali prodotti e quali clienti pagano lo stipendio dell'azienda e quali se lo mangiano.
Cosa cambia quando sai quanto rende ogni linea?
Lo racconta il caso di Pieralfonso Visentin, titolare di Antenore Visentin Srl, che costruisce macchine per l'industria alimentare. L'azienda era solida, ma il piano dei conti era generico e non c'era un controllo economico strutturato. «La difficoltà nostra era non capire bene, a tre mesi, a quattro mesi, come andava l'azienda. Dal totale non si capiva», racconta Pieralfonso.
Con il controller Edoardo il lavoro è partito dal piano dei conti e dalla divisione in business unit. È emerso un reparto in perdita del 15%, su cui l'azienda faceva quasi il 50% del fatturato. Con il costo orario effettivo sono arrivati anche preventivi più accurati. In 12 mesi il fatturato è passato da 1.458.012 € a 1.865.224 €, l'utile da 138.715 € a 430.965 € e quel reparto è arrivato a un EBITDA del +4%. Tutti i numeri sono nel caso studio di Pieralfonso.
Cosa fare lunedì mattina?
- Elenca le tue linee di business, o i tuoi cinque prodotti principali.
- Per ognuna, attribuisci i ricavi e i costi variabili dell'ultimo anno.
- Calcola il margine di contribuzione di ogni linea, in euro e in percentuale.
- Metti in fila le linee in ordine di margine e chiediti se il tuo tempo e quello dei commerciali va davvero su quelle in cima.
È già contabilità industriale. Il resto si aggiunge mese dopo mese.
Domande frequenti
Contabilità industriale e contabilità analitica sono la stessa cosa?
Sì, nella pratica sì. «Industriale» richiama le aziende di produzione, dove è nata. «Analitica» è il termine più generale, usato anche per servizi e commercio.
La contabilità industriale è obbligatoria?
No. La legge chiede la contabilità generale e il bilancio. La contabilità industriale è uno strumento interno, che l'azienda costruisce per decidere.
Serve un software dedicato?
Non per cominciare. Un foglio di calcolo ben fatto basta a molte PMI per i primi anni. Conta di più la qualità dei dati di partenza, a cominciare dal piano dei conti.
Chi se ne occupa in una PMI?
Di solito l'amministrazione raccoglie i dati e un controller, interno o esterno, li organizza e li legge con l'imprenditore ogni mese.
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