Full costing: come calcolare il costo pieno di un prodotto
Full costing: cos'è il costo pieno, come si calcola passo per passo, come si ripartiscono i costi indiretti e quando usarlo al posto del direct costing.
di Redazione Imprenditore VeroMargini e profitti
Il full costing è il metodo che assegna a ogni prodotto o servizio tutti i costi dell'azienda, non solo quelli che gli si attaccano direttamente. Il risultato è il costo pieno: il prezzo sotto cui, venduto quel prodotto, l'azienda nel complesso non guadagna nulla.
Serve soprattutto per fare i prezzi e il listino. In questo articolo vediamo come si calcola il costo pieno passo per passo, come si dividono i costi comuni, quando conviene il full costing e quando il direct costing, con un esempio su una carpenteria che fattura 1,2 milioni.
Cos'è il full costing?
Ogni prodotto consuma due tipi di costi.
- Costi diretti: si misurano sul singolo prodotto. Il ferro di un cancello, la zincatura fatta fuori, le ore dell'operaio che lo salda.
- Costi indiretti: servono a tutta l'azienda e non si possono misurare pezzo per pezzo. L'affitto del capannone, l'energia, il capo reparto, l'ufficio, il commerciale, il compenso del titolare.
Il full costing (in italiano «costo pieno» o «costo completo») somma ai costi diretti una quota di quelli indiretti, ripartita con un criterio. Se ti serve un ripasso su come distinguere le due famiglie, lo trovi nell'articolo su costi diretti e indiretti.
La domanda a cui risponde è semplice: quanto mi costa davvero questo prodotto, se gli faccio pagare anche la sua parte di azienda?
Come si calcola il costo pieno di un prodotto?
Si sale per gradini, come su una scala. Ogni gradino aggiunge una famiglia di costi.
- Costo primo = materie prime + lavorazioni esterne + manodopera diretta
- Costo industriale = costo primo + quota dei costi indiretti di produzione
- Costo pieno = costo industriale + quota dei costi generali (amministrazione, commerciale, direzione)
La manodopera diretta si calcola così:
Manodopera diretta = Ore impiegate × Costo orario
Il costo orario non è la paga oraria in busta. È il costo annuo del dipendente per l'azienda (stipendio lordo, contributi, TFR) diviso per le ore lavorate davvero, quindi senza ferie, festività, permessi e malattia. Un operaio che costa 45.000 € l'anno e lavora 1.500 ore effettive costa 30 € l'ora, anche se in busta paga la cifra oraria è molto più bassa.
Le quote di costi indiretti si calcolano con un coefficiente:
Coefficiente = Costi indiretti dell'anno ÷ Base di ripartizione dell'anno
La base può essere le ore di manodopera diretta, le ore macchina, il costo primo o i ricavi. La scelta conta, e ci torniamo tra poco.
Un esempio con i numeri
Prendiamo una carpenteria inventata che fattura 1,2 milioni l'anno con cancelli e scale. Vogliamo il costo pieno di un cancello standard.
I dati dell'anno:
- costi indiretti di produzione (ammortamento delle macchine, energia, capo reparto, manutenzioni): 180.000 €
- ore di manodopera diretta lavorate in officina: 9.000
- costi generali (ufficio, commerciale, affitto della sede, compenso del titolare): 240.000 €
- costo industriale di tutta la produzione dell'anno: 960.000 €
Da qui i due coefficienti:
- costi indiretti di produzione: 180.000 ÷ 9.000 = 20 € per ogni ora diretta
- costi generali: 240.000 ÷ 960.000 = 25% del costo industriale
Ora il cancello:
| Voce | Calcolo | Euro |
|---|---|---|
| Materiali | 620 | |
| Zincatura esterna | 130 | |
| Manodopera diretta | 14 ore × 32 € | 448 |
| Costo primo | 1.198 | |
| Costi indiretti di produzione | 14 ore × 20 € | 280 |
| Costo industriale | 1.478 | |
| Costi generali | 1.478 × 25% | 370 |
| Costo pieno | 1.848 |
Il cancello è a listino a 1.950 €. Sembra che resti un margine di 102 €, poco più del 5%. Basta però uno sconto dell'8% per scendere a 1.794 €, cioè 54 € sotto il costo pieno. Chi fa preventivi guardando solo materiali e ore, cioè 1.198 €, crede di avere 752 € di margine a listino e quasi 600 € anche dopo lo sconto. Non li ha.
Come si ripartiscono i costi indiretti?
Ci sono due strade.
- Base unica: tutti i costi indiretti divisi con un solo criterio, per esempio le ore dirette. È veloce, ma sbaglia quando i prodotti usano le risorse in modo molto diverso.
- Base multipla: ogni famiglia di costi si divide con il criterio che la spiega meglio. L'energia e l'ammortamento delle macchine sulle ore macchina, il magazzino sul numero di movimenti, l'ufficio commerciale sul numero di ordini.
Un esempio. Se le scale passano molte ore sulla piegatrice e i cancelli quasi nessuna, dividere l'ammortamento della piegatrice sulle ore uomo fa pagare ai cancelli una macchina che non usano. Il cancello sembra più caro, la scala più conveniente, e il listino si storce.
La regola pratica: comincia con una base unica, poi separa le due o tre voci di costo indiretto più grosse e dai a ciascuna il suo criterio. In molte PMI questo basta per avere costi credibili.
Full costing o direct costing: quale usare?
Servono entrambi, per domande diverse.
Il direct costing considera solo i costi variabili e porta al margine di contribuzione: quanto lascia ogni vendita per pagare i costi fissi. È lo strumento giusto per le decisioni di breve periodo. Se l'officina ha ore libere a febbraio e un cliente chiede 20 cancelli a 1.600 €, il direct costing dice se quel lavoro aggiunge margine. Lo spieghiamo nell'articolo sul direct costing.
Il full costing serve per il lungo periodo e per il listino. Se tutti i clienti pagassero 1.600 €, l'azienda non coprirebbe i costi fissi e chiuderebbe l'anno in perdita. Il costo pieno è il prezzo sotto cui non si scende quando si costruisce il listino.
| Domanda | Strumento |
|---|---|
| Quanto devo far pagare questo prodotto a listino? | Full costing |
| Accetto un ordine extra a un prezzo più basso? | Direct costing |
| Quale linea di prodotto rende di più? | Entrambi, confrontati |
| Quanti pezzi servono per pagare i costi fissi? | Direct costing |
Quali errori evitare con il full costing?
Tre errori tornano spesso.
Costi pieni calcolati sui volumi sbagliati. I costi indiretti sono quasi tutti fissi. Se li dividi per 9.000 ore e l'anno dopo le ore sono 7.000, il costo pieno di ogni pezzo sale. Chi alza i prezzi per inseguirlo rischia di vendere ancora meno e di far salire di nuovo il costo pieno. Meglio ripartire sui volumi normali dell'azienda, non su quelli di un anno buono o cattivo.
Prendere il costo pieno come una verità. La quota di costi indiretti dipende dal criterio scelto. È una stima ragionata, utile per decidere, non un numero esatto al centesimo.
Eliminare un prodotto solo perché è sotto il costo pieno. Se lo togli, i suoi costi indiretti restano e si spalmano sugli altri prodotti. Prima di eliminarlo guarda il margine di contribuzione: se è positivo, quel prodotto sta comunque pagando una parte dei costi fissi.
Cosa cambia quando si conosce il costo pieno?
Lo raccontano due imprenditori che hanno seguito il nostro percorso di controllo di gestione.
Gabriele Conti, Conti Srl, macchinari per laboratori di pasticceria e panificio. Con il controller Domenico Magnifico ha riclassificato il conto economico, diviso l'azienda in business unit e calcolato il costo orario, poi ha rivisto tutto il listino prezzi. In 12 mesi l'EBITDA è passato da 0 € a 460.000 €. Il controller lo riassume così: «Dopo aver conosciuto il full costing di ogni business unit, siamo intervenuti sui prezzi di vendita». Il percorso completo è nel caso studio di Gabriele.
Simone Mazza, Benfatto SRL, pulizie civili e industriali, autolavaggi e lavanderie. Con il controller Luca Andriolo ha separato le business unit e calcolato il costo orario in full costing, con dentro tutti i costi di struttura. «Oggi conosce il prezzo minimo di vendita di quella singola ora per coprire tutti i costi di struttura», spiega Luca. In 9 mesi l'EBITDA è passato da 105.823 € a 140.175 €, come racconta il caso studio di Simone.
Cosa fare lunedì mattina?
- Scegli il prodotto o il servizio che vendi di più.
- Scrivi materiali, lavorazioni esterne e ore, e calcola il costo orario vero dei tuoi dipendenti.
- Prendi dall'ultimo bilancio i costi che non riesci ad attribuire a nessun prodotto e dividili per le ore dirette dell'anno.
- Confronta il costo pieno con il prezzo medio a cui l'hai venduto davvero, sconti compresi.
Se la differenza è sottile o negativa, hai trovato da dove cominciare.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra costo pieno e costo industriale?
Il costo industriale comprende i costi di produzione, diretti e indiretti. Il costo pieno aggiunge anche la quota dei costi generali: amministrazione, commerciale, direzione.
Il compenso del titolare va nel costo pieno?
Sì, nei costi generali. Se lo lasci fuori, il costo pieno risulta più basso del vero e i prezzi rischiano di non pagare il tuo lavoro.
Ogni quanto va aggiornato il costo pieno?
Almeno una volta l'anno, e ogni volta che cambiano in modo sensibile i costi delle materie, il costo del personale o i volumi.
Il full costing serve anche per le aziende di servizi?
Sì. Al posto del pezzo c'è l'ora di lavoro o la singola prestazione, e il costo orario pieno diventa la base di ogni preventivo.
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