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Consulente di controllo di gestione: cosa fa e quando serve

Cosa fa un consulente di controllo di gestione, che differenza c'è con controller, CFO esterno e commercialista, da cosa dipende il costo e quando serve.

di Redazione Imprenditore VeroControllo di gestione

Un consulente di controllo di gestione costruisce insieme all'imprenditore il sistema per leggere ogni mese margini, costi, budget e cassa, e lo aiuta a decidere su quei numeri. Serve quando l'azienda fattura ma il titolare non sa quanto guadagna davvero, o scopre com'è andato l'anno solo quando arriva il bilancio.

Non è un lavoro che si fa una volta e si chiude in un cassetto. Il valore sta nella lettura mensile: guardare i numeri, capire cosa è cambiato e decidere cosa fare il mese dopo. Se vuoi prima il quadro generale, parti dalla nostra guida al controllo di gestione per le PMI.

Cosa fa un consulente di controllo di gestione?

Il lavoro segue quasi sempre gli stessi passi:

  1. Analizza i conti dell'azienda: bilanci degli ultimi anni, contabilità, estratti conto.
  2. Sistema il piano dei conti, cioè l'elenco delle voci in cui si registrano ricavi e costi. Se è troppo generico, non si capisce dove l'azienda guadagna e dove perde.
  3. Riclassifica il conto economico: separa i costi variabili da quelli fissi e calcola primo margine, EBITDA e punto di pareggio.
  4. Imposta budget e previsione di cassa, cioè gli obiettivi dell'anno e i soldi che entreranno e usciranno.
  5. Ogni mese legge i numeri con l'imprenditore, confronta il consuntivo con il budget e aiuta a scegliere cosa cambiare.

Un esempio. Un'azienda fattura 2 milioni di euro e ha due linee di prodotto. Il bilancio mostra un utile, quindi sembra tutto a posto. Il consulente divide ricavi e costi per linea e scopre che una guadagna e l'altra lavora sotto costo. Senza quella divisione l'imprenditore avrebbe continuato a spingere sulle vendite sbagliate.

Controller aziendale: cosa fa e che differenza c'è con il consulente?

Il controller fa lo stesso mestiere: tiene sotto controllo i numeri dell'azienda e prepara i report per chi decide. La differenza è il rapporto di lavoro.

  • Il controller interno è un dipendente. Ha senso nelle aziende più strutturate, che hanno abbastanza lavoro per una persona a tempo pieno.
  • Il consulente o controller esterno lavora con più aziende. Imposta il sistema e lo segue con una cadenza fissa, di solito mensile.

Per una PMI da qualche milione di fatturato il controller esterno è spesso una scelta sensata: porta il metodo e l'esperienza di molte aziende senza il costo di un'assunzione.

CFO esterno o temporary CFO: è la stessa cosa?

Non proprio. Il CFO (direttore finanziario) ha un ruolo più ampio del controller: oltre al controllo di gestione segue i rapporti con le banche, la struttura dei debiti, gli investimenti, a volte operazioni straordinarie come acquisizioni o ingressi di soci.

  • CFO esterno: un professionista che svolge questo ruolo per più aziende, qualche giorno al mese.
  • Temporary CFO: un direttore finanziario inserito in azienda per un periodo definito, ad esempio durante una crisi, una crescita veloce o un passaggio generazionale.

Il controllo di gestione è la base su cui lavora anche un CFO. Se l'azienda non sa ancora quanto margine fa ogni prodotto, il primo passo è quello. Il resto viene dopo.

Che differenza c'è tra commercialista e consulente di controllo di gestione?

Sono due lavori diversi, e servono entrambi.

CommercialistaConsulente di controllo di gestione
Cosa produceBilancio, dichiarazioni, adempimentiReport mensili, budget, previsione di cassa
QuandoSoprattutto a fine anno e alle scadenze fiscaliOgni mese
A cosa serveRispettare le regole fiscali e civilisticheDecidere: prezzi, costi, assunzioni, investimenti
Come ordina i costiPer natura, come lo schema di bilancioFissi e variabili, per prodotto o business unit

Il commercialista guarda i numeri per fare il bilancio. Il controller li analizza per migliorare l'azienda. I due lavorano meglio insieme: il consulente parte dai dati della contabilità, e una contabilità ordinata rende il controllo di gestione più preciso.

C'è anche una ragione di legge. Con il Codice della crisi d'impresa (decreto legislativo 14 del 2019) l'articolo 2086 del codice civile chiede all'imprenditore che opera in forma societaria o collettiva di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche per accorgersi in tempo di una crisi. Un controllo di gestione con budget e previsione di cassa è uno degli strumenti con cui lo si fa.

Quando serve un consulente di controllo di gestione?

Questi sono i segnali più frequenti:

  • il fatturato cresce ma in banca resta poco o niente.
  • non sai quale prodotto, servizio o cliente ti fa guadagnare e quale ti fa perdere.
  • scopri il risultato dell'anno solo con il bilancio, mesi dopo.
  • fai i prezzi «a sensazione» o guardando la concorrenza.
  • la banca ti chiede un budget o un piano e non sai da dove partire.
  • vuoi assumere o investire e non sai se l'azienda se lo può permettere.

Se ti riconosci in due o tre di questi punti, il problema non è quanto lavori. È che stai decidendo senza i numeri.

Quanto costa una consulenza di controllo di gestione?

Non esiste un prezzo unico, perché ogni azienda parte da una situazione diversa. Il costo dipende da:

  • la complessità dell'azienda: numero di società, sedi, linee di prodotto o business unit.
  • lo stato della contabilità: se i dati sono ordinati, l'impostazione è più veloce.
  • la durata e la frequenza: un'analisi una tantum costa meno di un affiancamento mensile per un anno.
  • cosa è compreso: software, formazione del personale amministrativo, incontri con l'imprenditore.

Più del prezzo, conta il confronto con quanto rende. Prendiamo un'azienda che fattura 2 milioni di euro. Un punto di margine in più vale 20.000 euro l'anno. Se il controllo di gestione ti mostra un cliente che lavori sotto costo o un costo variabile da rinegoziare, il conto si fa su quei numeri. La domanda giusta non è «quanto costa?», ma «quanto mi costa continuare a decidere al buio?».

Società di consulenza o libero professionista: come scegliere?

Che cerchi un consulente di controllo di gestione a Milano o nella tua provincia, le domande da fare sono le stesse:

  • Chi farà il lavoro? Conosci il nome della persona che seguirà la tua azienda.
  • C'è un metodo? Fatti spiegare quali numeri vedrai ogni mese e come.
  • Ti insegna a leggere i numeri? Un buon consulente ti rende autonomo nelle decisioni, non dipendente da lui.
  • Lavora con il tuo commercialista? Deve partire dai suoi dati, non mettersi contro.
  • Ha casi verificabili? Nomi, aziende, numeri prima e dopo.

Il controllo di gestione chiavi in mano di Imprenditore Vero

Nel percorso chiavi in mano di Imprenditore Vero un controller formato sul metodo costruisce il controllo di gestione dell'azienda e ogni mese lo legge con l'imprenditore. In più ci sono gli incontri di gruppo con Mirco Gasparotto e Alessandro Palumbo. Il percorso è stato seguito da oltre 1.000 aziende.

Due esempi, con i nomi dei controller che hanno seguito i clienti.

Daniele Ricceri, titolare di MAD Energia Srl, installa impianti di illuminazione e fotovoltaico. Partiva da 2.350.000 € di fatturato e un EBITDA del 2%. Con il controller Domenico Magnifico ha riclassificato il conto economico, diviso le attività in business unit e ridotto i costi variabili di oltre il 15%. In 12 mesi l'utile è aumentato di 330.000 € e l'EBITDA è arrivato al 25%. Daniele racconta: «Ho iniziato ad avere la padronanza dei numeri e questo mi ha dato la possibilità di fare delle scelte che prima faceva soltanto il commercialista» (il caso di Daniele).

Simone Mazza, titolare di Benfatto SRL (pulizie, lavanderie e autolavaggi), teneva i conti su quello che lui stesso chiamava un «file Excel ignorantello». Con il controller Luca Andriolo, nel percorso Inner Circle che comprende il chiavi in mano, ha separato le business unit e calcolato il costo orario reale. Ha lasciato i clienti che non creavano profitto: in 9 mesi il fatturato è sceso da 1.560.617 € a 1.432.896 €, ma l'EBITDA è salito da 105.823 € a 140.175 € (il caso di Simone).

Domande frequenti

Il consulente di controllo di gestione sostituisce il commercialista?

No. Il commercialista continua a seguire il bilancio e gli adempimenti fiscali. Il consulente lavora sui numeri che servono a te per decidere. Servono entrambi.

Quanto tempo serve per vedere i primi risultati?

La prima impostazione richiede qualche mese, perché bisogna sistemare il piano dei conti e raccogliere i dati. Le prime informazioni utili, però, arrivano già dalle prime letture mensili.

Una piccola azienda ha bisogno di un controller?

Sì, se vuole decidere sui numeri. Non serve per forza un dipendente: per molte PMI basta un controller esterno che legge i conti ogni mese con il titolare.

Posso fare il controllo di gestione da solo?

Sì, con i file giusti e un metodo. Ne parliamo nell'articolo sul controllo di gestione con Excel. Un consulente serve quando manca il tempo o quando vuoi qualcuno che legga i numeri con te.

Vuoi capire se un controller al tuo fianco ha senso per la tua azienda? Scopri il controllo di gestione chiavi in mano.