Diritti di brevetto e opere dell'ingegno: come si leggono
Diritti di brevetto e opere dell'ingegno nella voce B.I.3 del bilancio: cosa ci va, come si ammortizzano e come capire se il brevetto fa guadagnare l'azienda.
di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio
I diritti di brevetto industriale e di utilizzazione delle opere dell'ingegno sono la voce B.I.3 dello stato patrimoniale: raccolgono i brevetti, i modelli e il software che l'azienda possiede o ha il diritto di usare. Si iscrivono al costo sostenuto per acquistarli o per ottenerli e si ammortizzano, al massimo, per la durata legale del diritto.
Come per i marchi, anche qui il bilancio racconta solo una parte della storia. Un brevetto che regge metà del fatturato può valere poche migliaia di euro in bilancio. Vediamo cosa c'è nella voce, come si legge e come capire se il brevetto rende davvero.
Cosa c'è nella voce diritti di brevetto e opere dell'ingegno?
La voce B.I.3 dello schema dell'art. 2424 del codice civile si chiama per intero «diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell'ingegno». In una PMI ci trovi di solito:
- brevetti per invenzione e modelli di utilità, registrati dall'azienda o acquistati da altri
- licenze per usare il brevetto di un altro, quando sono pagate con una somma iniziale
- software, tutelato dal diritto d'autore, sia quello comprato a tempo indeterminato sia quello sviluppato e protetto dall'azienda
- know-how tutelato, cioè processi e formule protetti dalla legge
Le regole di dettaglio sono nel principio contabile OIC 24, sul sito della Fondazione OIC. Il quadro di tutte le voci immateriali è nella guida sulle immobilizzazioni immateriali, e la voce gemella, quella di marchi e licenze, è spiegata nell'articolo su concessioni, licenze e marchi.
Quanto vale un brevetto in bilancio?
Vale il costo sostenuto, non il valore commerciale. Le situazioni sono due.
Brevetto acquistato. Entra in bilancio al prezzo pagato, più gli oneri accessori come le spese legali per il trasferimento.
Brevetto ottenuto in casa. Entrano i costi per ottenerlo e tutelarlo: deposito della domanda, consulenti brevettuali, tasse di registrazione. Il lavoro che ha portato all'invenzione segue un'altra strada. I costi di ricerca restano costi dell'anno. I costi di sviluppo, se rispettano requisiti precisi, hanno una voce propria, la B.I.2.
Per questo un brevetto nato in azienda di solito vale poco in bilancio. Il suo valore vero sta nei margini dei prodotti che protegge.
Come si ammortizza un brevetto?
Lungo la sua vita utile, che non può superare la durata legale del diritto. Per un brevetto per invenzione la durata è di vent'anni dalla data di deposito della domanda (art. 60 del Codice della proprietà industriale). Ma la vita utile economica è spesso più breve: una tecnologia può essere superata molto prima della scadenza.
Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 2 milioni e compra un brevetto per 150.000 €. Al brevetto mancano 12 anni di protezione, ma l'ufficio tecnico stima che tra 6 anni la tecnologia sarà superata.
Ammortamento annuo = 150.000 ÷ 6 = 25.000 €
Si usano 6 anni, non 12, perché conta per quanto tempo il brevetto porterà margine all'azienda. Il fisco ha regole proprie sulla quota deducibile ogni anno, che il commercialista applica a parte.
Se la tecnologia diventa obsoleta prima del previsto, il valore residuo va svalutato (art. 2426 del codice civile, numero 3).
Come capisci se il brevetto fa guadagnare l'azienda?
Separando i suoi numeri dal resto. Un'azienda che produce su brevetto proprio spesso fa anche altro: commercializza prodotti di terzi, offre assistenza, vende ricambi. Se guardi solo il totale, i margini alti dei prodotti brevettati possono pagare in silenzio le attività che rendono poco.
Gianni Casamichele, titolare di INCASMED Srl, dispositivi medicali per ospedali e case di cura, si trovava proprio in questa situazione. Il controller Giuseppe Barbarani racconta: «La commercializzazione assorbiva moltissimo rispetto ai prodotti su suo brevetto». Il lavoro è partito dalla divisione in business unit, separando la produzione su brevetto dalla commercializzazione, e dalla spinta sul prodotto che margina di più. In 18 mesi l'EBITDA è passato dal 14,17% al 23,98% e l'utile da 290.054 a 633.735 €. Tutti i numeri sono nel caso studio di Gianni.
La voce B.I.3 ti dice quanto hai speso per il brevetto. Il conto economico per business unit ti dice quanto ti rende.
Perché questa voce interessa all'imprenditore?
Perché la scadenza è una data da segnare. Quando il brevetto scade i concorrenti possono copiare il prodotto. Se una parte importante del margine dipende da quel brevetto, quella data va nel piano dei prossimi anni.
Perché i costi per mantenerlo sono costi fissi. Le tasse annuali di mantenimento e le spese legali per difenderlo sono costi di quella linea di prodotti.
Perché chi ti valuta guarda i flussi, non il bilancio. Una banca o un investitore daranno valore al brevetto in base ai margini che genera, non al numero scritto nella voce B.I.3.
Cosa fare lunedì mattina?
Fai l'elenco dei brevetti e del software che l'azienda possiede o usa. Per ogni brevetto scrivi tre cose: quando scade, quali prodotti protegge, quanto fatturato e quanto primo margine fanno quei prodotti. Poi guarda il valore in bilancio nella nota integrativa. Se il margine dei prodotti brevettati non lo conosci, il primo passo è separarlo dal resto.
Domande frequenti
Il software va tra i diritti di brevetto e opere dell'ingegno?
Spesso sì, perché è tutelato dal diritto d'autore. Dipende però dal contratto: alcune licenze software possono andare tra concessioni e licenze, e gli abbonamenti periodici sono costi dell'anno.
Quanto dura un brevetto?
Un brevetto per invenzione dura vent'anni dalla data di deposito della domanda. Per l'ammortamento conta però la vita utile, che può essere più breve.
I costi di ricerca si possono capitalizzare nel brevetto?
No. I costi di ricerca restano costi dell'anno. Nel brevetto entrano i costi per ottenerlo e tutelarlo, mentre i costi di sviluppo hanno una voce propria con regole proprie.
Un brevetto fatto in casa vale poco in bilancio: è un problema?
Per il bilancio no, è la regola. Per te è un motivo in più per conoscere i margini dei prodotti brevettati, perché il loro valore è lì.
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