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Basilea 3: come la banca decide se darti credito oggi

Basilea 3 spiegata all'imprenditore: perché la banca ti dà un rating, quali numeri guarda, cosa significa default e come migliorare il tuo merito di credito.

di Redazione Imprenditore VeroCassa e banca

Basilea 3 è l'insieme di regole internazionali che stabilisce quanto capitale proprio deve tenere una banca per ogni euro che presta. Più il cliente è rischioso, più capitale la banca deve mettere da parte e più il prestito le costa: per questo ogni banca dà alla tua azienda un rating, e da quel rating dipendono quanto credito ottieni e a che tasso.

Non devi conoscere le regole nei dettagli. Devi sapere quali numeri la banca guarda per darti quel voto, perché sono numeri che puoi migliorare. Vediamo come funziona.

Cos'è Basilea 3 in parole semplici?

Basilea è la città svizzera dove si riunisce il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, che scrive gli standard sul capitale delle banche. Il primo accordo è del 1988, poi sono arrivati Basilea 2 e, dopo la crisi finanziaria del 2008, Basilea 3. In Europa queste regole diventano legge con un regolamento e una direttiva europei, e l'ultima parte si applica dal 2025.

L'idea di fondo è sempre la stessa. Una banca presta soprattutto soldi dei depositanti. Se troppi prestiti non vengono restituiti, deve avere abbastanza capitale proprio per assorbire le perdite senza fallire. Quindi:

  • ogni prestito viene «pesato» per il suo rischio
  • per ogni prestito la banca deve tenere una quota di capitale proporzionale a quel peso
  • un prestito a un'azienda rischiosa assorbe più capitale di un prestito a un'azienda solida

Il capitale costa alla banca. Un prestito che ne assorbe molto deve rendere di più, con un tasso più alto, oppure la banca lo concede con più garanzie o non lo concede.

Cos'è il rating bancario e chi lo decide?

Il rating è il voto che la banca dà alla tua azienda e misura la probabilità che non restituisca i soldi nei dodici mesi successivi. Le banche più grandi usano modelli interni, approvati dalla vigilanza. Ogni banca ha il suo, quindi la stessa azienda può avere voti diversi da banche diverse.

Il rating mette insieme tre gruppi di informazioni:

  • il bilancio: redditività, debiti, patrimonio, liquidità
  • l'andamento dei rapporti: come usi i fidi, se sconfini, se paghi le rate in ritardo. La banca lo vede sui suoi conti e nella Centrale Rischi di Banca d'Italia, dove ci sono i dati che ti segnalano tutte le banche
  • le informazioni qualitative: settore, esperienza del management, qualità dei numeri che porti, piani per il futuro

Il bilancio arriva una volta l'anno. L'andamentale si aggiorna ogni mese. Per questo un'azienda con un buon bilancio può peggiorare il rating in pochi mesi se comincia a sconfinare sul fido.

Quando un'azienda è considerata in default?

Dal 2021 in Europa vale una definizione di default uguale per tutte le banche, spiegata da Banca d'Italia. Un'azienda è in default se la banca giudica improbabile che paghi senza escutere le garanzie, oppure se ha un arretrato da più di 90 giorni consecutivi che supera insieme due soglie:

  • una soglia assoluta: 100 € per le esposizioni al dettaglio (persone e piccole imprese) e 500 € per le altre
  • una soglia relativa: l'1% del totale delle esposizioni verso quella banca

Inoltre la banca non può più compensare lo scaduto con i margini disponibili su altre linee di credito.

Cosa significa nella pratica? Un'azienda con 200.000 € di debiti verso una banca entra nel conteggio quando ha più di 2.000 € scaduti, cioè l'1%. Se resta oltre la soglia per più di 90 giorni di fila, la banca la classifica in default, anche se nel frattempo ha soldi su un altro conto. Una rata non pagata per distrazione, lasciata lì per tre mesi, può bastare.

Quali numeri guarda la banca?

Ogni modello è diverso, ma alcuni indici tornano sempre. Prendiamo due aziende di esempio, con lo stesso fatturato di 3 milioni.

IndiceFormulaAzienda AAzienda B
EBITDAdal conto economico360.000 €150.000 €
Posizione finanziaria nettadebiti finanziari − liquidità720.000 €900.000 €
PFN su EBITDAPFN ÷ EBITDA2,06,0
Patrimonio netto su totale attivoPN ÷ Attivo32%12%
Oneri finanziari su EBITDAInteressi ÷ EBITDA8%30%

PFN su EBITDA dice in quanti anni l'azienda ripagherebbe i debiti finanziari con il margine operativo. L'azienda A ci mette circa due anni, la B circa sei. Come si calcola la PFN lo spieghiamo nell'articolo sulla posizione finanziaria netta.

Patrimonio netto su totale attivo dice quanto dell'azienda è finanziato dai soci. Con il 12%, l'azienda B si regge quasi tutta sui debiti.

Oneri finanziari su EBITDA dice quanta parte del margine va in interessi. Nell'azienda B quasi un terzo.

Con gli stessi ricavi, l'azienda A avrà un rating migliore, tassi più bassi e meno garanzie richieste. L'azienda B rischia di sentirsi chiedere una fideiussione personale per ogni nuovo fido.

A questi indici le banche aggiungono sempre di più uno sguardo al futuro: il DSCR, cioè quante volte il flusso di cassa previsto copre le rate da pagare.

DSCR = Flusso di cassa disponibile ÷ (Quote capitale + Interessi in scadenza)

Un DSCR sotto 1 vuol dire che la cassa prevista non basta a pagare le rate. Per calcolarlo serve un budget di cassa: senza, la banca lo stima da sola, con prudenza.

Come si migliora il rating?

Non con una telefonata al direttore. Con i numeri, in un tempo che si misura in anni.

  1. Non sconfinare mai. È il segnale andamentale più pesante. Se il fido non basta, chiedi un aumento prima di superarlo.
  2. Paga le rate alla scadenza. Con la definizione di default attuale anche piccoli ritardi ripetuti pesano.
  3. Lascia gli utili in azienda. Il patrimonio netto cresce e gli indici di indebitamento migliorano.
  4. Alza l'EBITDA. Migliora tutti gli indici insieme: PFN su EBITDA, copertura degli interessi, DSCR.
  5. Porta numeri prima che te li chiedano. Un conto economico infrannuale e un budget di cassa riducono l'incertezza, e la banca prezza l'incertezza.

Lo racconta Gabriele Conti, Conti Srl, macchinari per laboratori di pasticceria e panificio. Con il controller Domenico Magnifico ha portato in 12 mesi l'EBITDA da 0 a 460.000 €. Sul fronte bancario il risultato è arrivato con un orizzonte più lungo: «Abbiamo raggiunto il rating AAA dopo cinque anni». E il rapporto con le banche è cambiato: «Arrivano loro e ti propongono chirografari a tassi molto bassi». La storia è nel caso studio di Gabriele.

Francesco Manenti, CT Consulting Srl, lo dice così: «Il famoso DSCR per me prima era solo una sigla. Adesso lo padroneggio. Quando vado in banca parliamo uno a uno». Il percorso è nel caso studio di Francesco.

Cosa fare lunedì mattina?

Prendi l'ultimo bilancio e calcola i tre indici della tabella: PFN su EBITDA, patrimonio netto su totale attivo, oneri finanziari su EBITDA. Poi scarica la Centrale Rischi dell'azienda e controlla se negli ultimi dodici mesi ci sono sconfinamenti. Avrai un'idea abbastanza precisa di come ti vede la banca, prima ancora di chiederglielo.

Domande frequenti

Basilea 3 riguarda anche le piccole imprese?

Sì. Le regole sono scritte per le banche, ma valgono per ogni prestito che fanno, anche a una piccola impresa. Il rating che ti viene assegnato è una conseguenza diretta.

Posso sapere il mio rating bancario?

Puoi chiederlo alla tua banca, che però non è sempre tenuta a dartelo nel dettaglio. Puoi invece sempre consultare gratis la Centrale Rischi, che è una delle basi del rating.

Un ritardo di pagamento di pochi giorni rovina il rating?

Un singolo ritardo breve pesa poco. Ritardi ripetuti o sconfinamenti frequenti pesano molto, perché il modello li legge come segnali di tensione sulla cassa.

Avere più banche aiuta il rating?

Non direttamente. Avere più banche dà più alternative, ma ogni banca vede in Centrale Rischi tutto il tuo indebitamento. Conta quanto debito hai in totale, non quante banche te lo danno.


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