Autofinanziamento: cos'è e come si calcola in un'azienda
Autofinanziamento: cos'è, differenza tra proprio e improprio, la formula per calcolarlo dal bilancio, un esempio con i numeri e perché non è la cassa.
di Redazione Imprenditore VeroCassa e banca
L'autofinanziamento è la quantità di risorse che l'azienda genera da sola con la sua attività e trattiene al suo interno, invece di distribuirla ai soci. Si calcola così: utile netto meno dividendi distribuiti, più ammortamenti e accantonamenti.
È il modo più sano per finanziare la crescita, perché non costa interessi e non dipende dalla banca. Ma attenzione: è una capacità potenziale, non un saldo in conto corrente. Vediamo come si calcola, cosa lo distingue dalla cassa e come usarlo per decidere investimenti e prelievi.
Cos'è l'autofinanziamento?
Un'azienda può finanziarsi in tre modi: con i soldi dei soci, con i soldi degli altri (banche, fornitori, leasing) o con i soldi che produce lei stessa. L'autofinanziamento è il terzo modo. Ne parliamo insieme agli altri nella guida alle fonti di finanziamento.
Le risorse generate internamente vengono da due parti:
- l'utile non distribuito, che resta in azienda come riserva
- i costi che non escono dalla cassa nell'anno, come gli ammortamenti e gli accantonamenti al TFR e ai fondi
Che differenza c'è tra autofinanziamento proprio e improprio?
- Autofinanziamento proprio, o in senso stretto: è l'utile che i soci decidono di lasciare in azienda. Fa crescere le riserve e quindi il patrimonio netto.
- Autofinanziamento improprio: sono gli ammortamenti e gli accantonamenti. Sono costi che abbassano l'utile, ma nell'anno non fanno uscire soldi. L'ammortamento, per esempio, ripartisce sugli anni il costo di un macchinario già pagato, come spiega l'articolo sull'ammortamento.
Sommati, danno l'autofinanziamento in senso ampio, che è il numero più usato nell'analisi.
Come si calcola l'autofinanziamento?
La formula in testo semplice:
Autofinanziamento = Utile netto − Dividendi distribuiti + Ammortamenti + Accantonamenti
Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 2,4 milioni.
| Voce | Euro |
|---|---|
| Utile netto | 120.000 |
| Dividendi distribuiti ai soci | 50.000 |
| Utile trattenuto (autofinanziamento proprio) | 70.000 |
| Ammortamenti | 90.000 |
| Accantonamento TFR | 30.000 |
| Autofinanziamento totale | 190.000 |
Questa azienda, in un anno, ha generato 190.000 € di risorse che può usare per investire, ridurre i debiti o tenere come riserva. Se i soci avessero prelevato tutto l'utile, sarebbero stati 120.000 €.
Tutti i dati si trovano nel bilancio: utile, ammortamenti e accantonamenti nel conto economico, i dividendi nella delibera di approvazione o nella variazione del patrimonio netto.
L'autofinanziamento è cassa disponibile?
No, ed è l'equivoco più frequente. L'autofinanziamento dice quante risorse la gestione ha prodotto. Se poi quelle risorse finiscono bloccate nei crediti verso clienti o nel magazzino, in banca non arrivano.
Riprendiamo l'esempio. Nello stesso anno i crediti verso clienti sono aumentati di 80.000 € e il magazzino di 40.000 €.
Cassa generata = 190.000 − 80.000 − 40.000 = 70.000 €
L'azienda ha prodotto 190.000 € di autofinanziamento, ma solo 70.000 € sono diventati liquidità. Gli altri 120.000 € stanno nelle fatture non ancora incassate e negli scaffali. È lo stesso ragionamento del rendiconto finanziario: l'autofinanziamento al lordo dei dividendi (utile più ammortamenti e accantonamenti) corrisponde al flusso prima delle variazioni di crediti, magazzino e debiti. I dividendi pagati compaiono più sotto, tra i flussi della gestione finanziaria. Puoi calcolarlo sui tuoi numeri seguendo l'esempio del rendiconto finanziario in Excel.
Perché all'imprenditore conviene guardarlo?
Perché risponde a tre domande pratiche.
- Posso fare questo investimento senza chiedere un finanziamento? Se l'investimento costa meno dell'autofinanziamento, e la cassa c'è davvero, sì. Se costa di più, serve un finanziamento a medio termine, non lo scoperto di conto corrente.
- Quanto posso prelevare senza indebolire l'azienda? Ogni euro di dividendo è un euro di autofinanziamento in meno. Decidere i prelievi guardando la cassa di fine anno, e non l'autofinanziamento, porta spesso a chiedere fidi l'anno dopo.
- L'azienda regge da sola? Se per anni l'autofinanziamento non basta a coprire gli investimenti necessari e le rate dei debiti, l'azienda cresce solo a debito. Le banche lo guardano con attenzione.
Un caso reale: più risorse in azienda, meno banche
Rocco Scutellà è titolare della pasticceria storica Rocco Scutellà & Co. S.a.s., attiva dal 1930. Nel 2012 aveva fatto un investimento da 1,3 milioni senza il supporto dei numeri, e i debiti avevano superato il milione di euro. Con il controller Stefano ha riorganizzato il piano dei conti, introdotto un budget annuale e mensile e un budget di tesoreria con il controllo settimanale dei flussi di cassa.
In 8 mesi l'EBITDA è passato da 309.233 a 424.474 € e il profitto da 103.000 a 200.000 €. Il controller Stefano lo riassume così: «Siamo riusciti a recuperare 120.000€ di EBITDA. Questo significa più risorse in azienda e dipendere molto meno dalle banche». La storia è nel caso studio di Rocco.
Cosa fare lunedì mattina?
Prendi l'ultimo bilancio e calcola il tuo autofinanziamento con la formula. Poi guarda di quanto sono cresciuti crediti e magazzino nello stesso anno e sottrai. Se la differenza è molto più bassa dell'autofinanziamento, prima di nuovi investimenti o prelievi conviene lavorare sugli incassi.
Domande frequenti
L'autofinanziamento è sempre positivo?
No. Se l'azienda è in perdita e la perdita supera ammortamenti e accantonamenti, l'autofinanziamento è negativo: l'attività consuma risorse invece di generarle.
Che differenza c'è tra autofinanziamento e cash flow?
L'autofinanziamento non tiene conto delle variazioni di crediti, magazzino e debiti. Il cash flow sì, ed è quello che arriva davvero sul conto.
Gli ammortamenti sono davvero una fonte di finanziamento?
Non creano soldi nuovi. Però abbassano l'utile senza far uscire cassa nell'anno, e così trattengono in azienda risorse che serviranno a sostituire i beni quando saranno vecchi.
Meglio autofinanziarsi o chiedere un finanziamento?
Dipende dall'investimento. Per un bene che dura molti anni può avere senso un finanziamento a medio termine, così la cassa resta per la gestione. L'importante è che la scelta sia fatta sui numeri.
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