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Activity based costing: come calcolare i costi per attività

Activity based costing (ABC): cos'è, come si calcolano i costi per attività passo per passo e perché cambia il margine dei prodotti. Con un esempio numerico.

di Redazione Imprenditore VeroControllo di gestione

L'activity based costing, o metodo ABC, è un modo di calcolare il costo dei prodotti che assegna i costi indiretti in base alle attività che ogni prodotto consuma davvero: attrezzaggi, ordini, controlli, consegne. Al posto di spalmare i costi generali sulle ore macchina o sul fatturato, li segue fino a chi li ha causati.

Il risultato, spesso, è che alcuni prodotti che sembravano redditizi in realtà fanno perdere soldi, e il contrario. Vediamo come funziona, come si calcola passo per passo con un esempio e quando conviene usarlo in una PMI.

Cos'è l'activity based costing?

Ogni azienda ha costi diretti e costi indiretti. I diretti si attribuiscono senza dubbi a un prodotto: la materia prima che ci finisce dentro, le ore di lavoro di chi lo fabbrica. Gli indiretti servono a più prodotti insieme: l'ufficio acquisti, il magazzino, la qualità, la programmazione della produzione. La differenza è spiegata bene nell'articolo su costi diretti e indiretti.

Il problema è come dividere gli indiretti. Il metodo tradizionale usa una sola base, di solito le ore di manodopera o le ore macchina, e assegna i costi in proporzione. Funziona quando i prodotti sono simili. Diventa fuorviante quando un prodotto si fa in grandi lotti ripetitivi e un altro in piccoli lotti personalizzati, perché il secondo consuma molto più lavoro di ufficio, di attrezzaggio e di controllo di quanto dicano le sue ore macchina.

L'ABC parte da un'idea semplice: i prodotti non consumano costi, consumano attività. E sono le attività a consumare i costi. Il metodo è stato reso noto alla fine degli anni '80 da Robin Cooper e Robert Kaplan, docenti di Harvard.

Come si calcola il costo per attività?

I passaggi sono quattro.

  1. Individuare le attività. Per esempio attrezzaggio delle macchine, gestione degli ordini, controllo qualità, spedizioni.
  2. Assegnare i costi indiretti alle attività. Quante persone, quante ore, quali spazi e quali servizi servono a ogni attività.
  3. Scegliere un driver per ogni attività, cioè la misura che ne spiega il costo: il numero di attrezzaggi, di ordini, di controlli.
  4. Calcolare il costo unitario del driver e assegnarlo ai prodotti in base a quanto ne consumano.

Costo del driver = Costo dell'attività ÷ Numero totale di driver

Costo dell'attività per il prodotto = Costo del driver × Driver consumati dal prodotto

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda meccanica di esempio con due prodotti:

  • Prodotto A: 10.000 pezzi l'anno, a grandi lotti, prezzo 75 €, costi diretti 40 € a pezzo
  • Prodotto B: 2.000 pezzi l'anno, a piccoli lotti su misura, prezzo 120 €, costi diretti 60 € a pezzo

I costi indiretti di produzione sono 300.000 € l'anno.

Il metodo tradizionale. Le ore macchina sono 10.000 in tutto, 8.000 per A e 2.000 per B. Il costo indiretto è 300.000 ÷ 10.000 = 30 € per ora macchina. Ad A vanno 240.000 €, cioè 24 € a pezzo. A B vanno 60.000 €, cioè 30 € a pezzo.

Prodotto AProdotto B
Prezzo75,00120,00
Costi diretti40,0060,00
Costi indiretti24,0030,00
Costo pieno64,0090,00
Margine a pezzo11,0030,00

Il prodotto B sembra il più redditizio. Il titolare è tentato di spingerlo.

Il metodo ABC. Il controller divide i 300.000 € in tre attività e conta i driver:

AttivitàCostoDriverTotale driverCosto del driverAB
Attrezzaggi120.000n. attrezzaggi1001.2003070
Gestione ordini90.000n. ordini600150200400
Controllo qualità90.000n. controlli300300100200

I costi indiretti di A diventano 30 × 1.200 + 200 × 150 + 100 × 300 = 96.000 €, cioè 9,60 € a pezzo. Quelli di B diventano 70 × 1.200 + 400 × 150 + 200 × 300 = 204.000 €, cioè 102 € a pezzo.

Prodotto AProdotto B
Prezzo75,00120,00
Costi diretti40,0060,00
Costi indiretti ABC9,60102,00
Costo pieno49,60162,00
Margine a pezzo25,40−42,00

Il quadro si rovescia. A guadagna 254.000 € l'anno, B ne perde 84.000. Il totale è lo stesso nei due metodi, 170.000 €, perché i costi sono gli stessi. Cambia la risposta alla domanda che conta: quale prodotto guadagna?

Allora il prodotto B va eliminato?

Non subito, ed è qui che serve la testa dell'imprenditore. Molti costi indiretti sono fissi nel breve periodo: se smetti di fare B, gli addetti all'ufficio ordini e alla qualità restano, almeno per un po'. Eliminare B senza ridurre quei costi peggiorerebbe il risultato.

L'ABC dice dove agire, non cosa tagliare. Nell'esempio le leve sono chiare:

  • un costo di attrezzaggio in fattura per i lotti sotto una certa quantità
  • un lotto minimo d'ordine per B, così da ridurre il numero di ordini e di attrezzaggi
  • un prezzo diverso per le versioni su misura
  • processi più rapidi nelle attività più costose, per esempio attrezzaggi più veloci

Ogni euro risparmiato sul costo di un attrezzaggio vale cento volte nell'anno, perché gli attrezzaggi sono cento.

Che differenza c'è tra activity based costing e full costing?

Entrambi arrivano al costo pieno del prodotto, diretti più indiretti. Il full costing tradizionale ripartisce gli indiretti con una o poche basi, spesso passando per i centri di costo, cioè i reparti. L'ABC li ripartisce per attività, con un driver diverso per ognuna. È più preciso quando i prodotti consumano le attività in modo molto diverso, ed è più laborioso da tenere aggiornato.

Quando conviene l'ABC in una PMI?

Non serve a tutti. Ha senso quando ci sono tre condizioni insieme:

  • i costi indiretti pesano molto sul totale, per esempio uffici tecnici, logistica, qualità
  • i prodotti o i clienti sono molto diversi tra loro per lotti, personalizzazioni, servizi richiesti
  • i prezzi si decidono sul costo, con preventivi o listini da rivedere

Per una PMI non serve un modello con cinquanta attività. Bastano le tre o quattro più costose. Le altre si ripartiscono con una base semplice, come il fatturato o le ore. Così l'analisi resta leggibile e si aggiorna una volta l'anno, o quando cambia qualcosa di importante nei processi.

Cosa cambia quando si conosce il costo reale dei prodotti?

Lo racconta il caso di Roberta Curti, titolare di F.F.C SRL insieme al marito Mario, carpenteria metallica e meccanica impiantistica. Il controller Matteo Branchini ha trovato un'azienda con la marginalità in calo da anni e costi che nessuno attribuiva alle commesse: «Mappando meglio i costi ci si è resi conto dell'anomalia: costi da imputare alla commessa ma assorbiti dall'azienda». Con quei numeri Roberta ha inserito le trasferte nel preventivo iniziale e ha ribaltato quei costi al cliente.

In 18 mesi l'EBITDA è passato da 116.290 € a 204.718 €, con il fatturato quasi stabile, da 1.702.000 € a 1.730.000 €. La storia completa è nel caso studio di Roberta.

Cosa fare lunedì mattina?

Prendi i costi indiretti dell'ultimo anno e chiediti quali sono le tre attività che ne assorbono di più. Per ognuna cerca un driver che puoi contare: ordini, attrezzaggi, consegne, ore di ufficio tecnico. Poi conta quanti ne consuma il tuo prodotto più venduto e quanti il tuo prodotto più personalizzato. Se le proporzioni sono molto diverse da quelle delle ore di produzione, il tuo costo pieno attuale non racconta tutta la storia.

Domande frequenti

Cosa vuol dire ABC nel controllo di gestione?

ABC sta per activity based costing, cioè calcolo dei costi basato sulle attività. È un metodo per assegnare i costi indiretti ai prodotti in base alle attività che consumano.

Cos'è un cost driver?

È la misura che spiega il costo di un'attività. Per l'attrezzaggio è il numero di attrezzaggi, per l'ufficio ordini il numero di ordini, per le spedizioni il numero di consegne.

L'activity based costing si può fare in Excel?

Sì. Per una PMI basta un foglio con le attività, i loro costi, i driver e i consumi per prodotto. La parte difficile non è il calcolo, è raccogliere i dati sui driver.

L'ABC sostituisce la contabilità generale?

No. È uno strumento del controllo di gestione e lavora sui dati della contabilità generale. Il bilancio resta quello che è.


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