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Gestione caratteristica: cos'è e perché è quella che conta

Gestione caratteristica: cos'è, come si separa da quella accessoria, finanziaria e straordinaria, come si calcola il risultato con un esempio e perché conta.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

La gestione caratteristica è l'attività principale dell'azienda, quella per cui esiste: produrre e vendere serramenti, fare impianti, distribuire cosmetici. Il suo risultato misura quanto guadagna il tuo lavoro, senza affitti attivi, plusvalenze, interessi e imposte, ed è il numero che dice se l'azienda sta in piedi da sola.

Vediamo come si separa dalle altre gestioni, come si calcola con un esempio e perché un utile buono può nascondere una gestione caratteristica debole.

Cos'è la gestione caratteristica?

Ogni azienda fa più cose nello stesso anno. Per leggere il conto economico conviene dividerle in gruppi, che nell'analisi di bilancio si chiamano gestioni:

  • Gestione caratteristica: vendere, produrre, comprare, pagare il personale e la struttura che servono all'attività principale.
  • Gestione accessoria o patrimoniale: attività collaterali, come affittare un capannone che non usi o investire liquidità in titoli.
  • Gestione finanziaria: interessi pagati e incassati, cioè come finanzi l'azienda.
  • Gestione straordinaria o non ricorrente: fatti che non si ripetono, come la vendita di un macchinario con plusvalenza o un risarcimento.
  • Gestione tributaria: le imposte sul reddito.

Il codice civile non usa queste parole. Lo schema dell'art. 2425 divide il conto economico in sezioni A, B, C e D, e dal 2016 non c'è più una sezione per le voci straordinarie, che finiscono dentro le altre. La divisione per gestioni nasce dalla riclassificazione del conto economico, che spieghiamo nell'articolo sui metodi di riclassificazione.

Perché la differenza A − B non basta?

Nel conto economico civilistico, la differenza tra valore e costi della produzione sembra il risultato del lavoro. In realtà dentro ci sono anche voci che con il lavoro non c'entrano:

  • gli affitti attivi di immobili non usati nell'attività stanno nella voce A.5, altri ricavi e proventi
  • le plusvalenze dalla vendita di beni stanno anche loro nella A.5
  • l'IMU su quegli immobili sta nella B.14, oneri diversi di gestione

Il risultato A − B mescola quindi lavoro e patrimonio. Per vedere la gestione caratteristica bisogna togliere queste voci.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 2.500.000 € e possiede un vecchio capannone che non usa più e affitta a terzi. Quest'anno ha anche venduto un macchinario con una plusvalenza.

GestioneVoceEuro
CaratteristicaRicavi2.500.000
CaratteristicaCosti operativi (materiali, servizi, personale, affitti, oneri)−2.300.000
CaratteristicaEBITDA caratteristico200.000
CaratteristicaAmmortamenti−80.000
CaratteristicaReddito operativo caratteristico120.000
AccessoriaAffitto attivo del capannone, meno IMU e manutenzioni+48.000
AccessoriaInteressi su titoli+8.000
Non ricorrentePlusvalenza vendita macchinario+45.000
FinanziariaInteressi passivi−40.000
Risultato prima delle imposte181.000

L'utile prima delle imposte è 181.000 €, ma il lavoro dell'azienda ne produce 120.000. Affitto e plusvalenza valgono insieme 93.000 €, più della metà del risultato. Al netto di interessi su titoli e interessi passivi, le gestioni diverse da quella caratteristica aggiungono 61.000 €, un terzo del risultato. E la plusvalenza l'anno prossimo non ci sarà. Senza plusvalenza, a parità di tutto il resto, il risultato scende a 136.000 €.

E se il capannone venisse venduto per ridurre i debiti? Sparirebbe l'affitto, ma calerebbero anche gli interessi. Sono decisioni patrimoniali, che vanno valutate a parte rispetto a come va il lavoro.

Come si calcola il reddito operativo caratteristico?

La formula in testo semplice:

Reddito operativo caratteristico = Ricavi caratteristici − Costi caratteristici (compresi gli ammortamenti dei beni usati nell'attività)

Prima degli ammortamenti hai l'EBITDA caratteristico, il margine che il lavoro genera in cassa prima degli investimenti. Dopo gli ammortamenti hai il reddito operativo caratteristico, che è la base dell'EBIT nella sua versione più pulita. Le due misure le trovi spiegate negli articoli su quanto deve essere l'EBITDA e sull'EBIT.

Per separare bene le voci ti serve il dettaglio dei conti, non solo il bilancio depositato. In pratica si apre la voce A.5 e la B.14 e si spostano le righe che non riguardano l'attività principale.

Perché la gestione caratteristica è quella che conta?

Per tre motivi pratici.

Si ripete. Un affitto può finire, una plusvalenza capita una volta. Il lavoro, se funziona, si ripete ogni anno. È la base su cui costruire un budget credibile.

Ti dice dove intervenire. Se il risultato caratteristico è debole, il problema sta nei prezzi, nei margini dei prodotti, nei costi di struttura. Se è buono e l'utile è basso, il problema sta nei debiti o nel patrimonio.

È quello che guarda chi valuta l'azienda. Una banca o un possibile compratore cercano un margine che si ripeta. Le voci straordinarie e accessorie le tolgono.

Lo racconta bene il caso di Gianni Casamichele, alla guida di INCASMED Srl, dispositivi medicali per ospedali e case di cura. Con il controller Giuseppe Barbarani ha separato la produzione su brevetto dalla commercializzazione, ha lavorato sull'incidenza della materia prima e ha spinto il prodotto con la marginalità più alta. In 18 mesi, con il fatturato passato da 2.302.181 a 2.806.814 €, l'EBITDA è salito da 326.282 a 673.021 €, dal 14,17% al 23,98% del fatturato. Le parole di Gianni: «Per prendere decisioni giuste bisogna avere i numeri giusti». Tutti i numeri sono nel caso studio di Gianni.

Cosa fare lunedì mattina?

  1. Prendi l'ultimo conto economico e il dettaglio delle voci A.5 e B.14.
  2. Sposta fuori dalla gestione caratteristica affitti attivi, plusvalenze, rimborsi straordinari e i costi degli immobili non usati.
  3. Calcola l'EBITDA e il reddito operativo caratteristici.
  4. Confrontali con l'utile: se la differenza è grande, chiediti quanto del risultato si ripeterà l'anno prossimo.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra gestione caratteristica e gestione operativa?

Spesso sono usate come sinonimi. Quando si distinguono, la gestione operativa comprende anche quella accessoria, mentre la caratteristica riguarda solo l'attività principale.

Le plusvalenze fanno parte della gestione caratteristica?

No, nell'analisi gestionale. Nel bilancio civilistico stanno nella voce A.5, ma vanno tolte quando vuoi capire quanto rende il tuo lavoro.

Gli interessi passivi rientrano nella gestione caratteristica?

No. Appartengono alla gestione finanziaria, sezione C del conto economico. Dicono come finanzi l'azienda, non quanto rende l'attività.

Il risultato caratteristico può essere negativo con un utile positivo?

Sì. Succede quando affitti, plusvalenze o proventi finanziari coprono una perdita del lavoro principale. È il segnale da non ignorare.


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