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Fondi per rischi e oneri: cosa sono e come si leggono

Fondi per rischi e oneri: cosa sono, dove li trovi nel passivo del bilancio, quando si accantonano e cosa dicono a te e alla banca. Con un esempio numerico.

di Redazione Imprenditore VeroLeggere il bilancio

I fondi per rischi e oneri sono debiti che l'azienda sa di avere, o che probabilmente avrà, ma di cui a fine anno non conosce ancora l'importo esatto o la data. Si mettono in bilancio prima di pagarli, per non far sembrare l'anno migliore di quello che è stato.

Li trovi nel passivo dello stato patrimoniale, alla lettera B, subito dopo il patrimonio netto. Vediamo cosa contengono, quando vanno accantonati e perché ti conviene leggerli con attenzione.

Cosa sono i fondi per rischi e oneri?

La definizione è nell'art. 2424-bis del codice civile: servono a coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali alla chiusura dell'esercizio sono indeterminati l'ammontare o la data in cui si verificheranno.

In pratica ci sono due famiglie.

  • Fondi rischi: un debito che forse arriverà. Una causa in corso con un cliente, una contestazione del fisco, le riparazioni in garanzia sui prodotti già venduti.
  • Fondi oneri: un debito sicuro, di cui però conosci solo una stima. La manutenzione periodica di un impianto, l'indennità che spetterà agli agenti di commercio a fine mandato, il ripristino di un capannone in affitto alla scadenza del contratto.

In tutti e due i casi il fatto che fa nascere il debito è già successo. Il prodotto è già stato venduto, la causa è già iniziata, l'agente ha già lavorato. Per questo il costo appartiene all'anno che si chiude, anche se il pagamento arriverà dopo.

Dove li trovi nel bilancio?

Lo schema dell'art. 2424 li divide in quattro voci:

Voce del passivoCosa contiene
B.1 per trattamento di quiescenza e obblighi similiimpegni previdenziali diversi dal TFR
B.2 per imposte, anche differitetasse contestate o rimandate agli anni futuri
B.3 strumenti finanziari derivati passiviil valore negativo dei derivati, per esempio un contratto per fissare il tasso di un mutuo
B.4 altricause, garanzie, manutenzioni, ripristini e tutto il resto

Nel conto economico il costo dell'anno si chiama accantonamento. Il principio contabile OIC 31, della Fondazione OIC, chiede di metterlo dove possibile nella voce di costo per natura. Quando non si può, finisce nelle voci B.12 «accantonamenti per rischi» e B.13 «altri accantonamenti».

Attenzione a non confonderli con il TFR, che ha una voce tutta sua, la C del passivo. Lo spieghiamo nell'articolo sul TFR.

Quando si deve accantonare e quando no?

Il criterio è la probabilità che il debito arrivi davvero.

  • Probabile: si accantona una stima ragionevole di quanto si pagherà.
  • Possibile: non si accantona nulla, ma si descrive il rischio nella nota integrativa.
  • Remoto: non si scrive niente.

Non sono ammessi i fondi generici, cioè messi da parte «per sicurezza» senza un rischio preciso dietro. Un fondo che non corrisponde a niente serve solo a spostare utile da un anno all'altro, e il bilancio non lo permette.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio che produce macchine per l'imballaggio e fattura 2,5 milioni. Prima di chiudere il bilancio ha 180.000 € di utile prima delle imposte. Poi emergono due cose.

  • Un cliente le ha fatto causa chiedendo 80.000 € di danni. L'avvocato ritiene probabile una transazione intorno ai 50.000 €.
  • Le macchine hanno due anni di garanzia. Negli ultimi anni gli interventi in garanzia sono costati circa l'1% del fatturato, quindi sulle vendite dell'anno l'azienda stima 25.000 € di riparazioni future.
VoceEuro
Utile prima delle imposte, senza fondi180.000
Accantonamento per la causa− 50.000
Accantonamento per le garanzie− 25.000
Utile prima delle imposte, con i fondi105.000

Quest'anno non esce un euro dal conto corrente, eppure l'utile scende di 75.000 €. L'anno in cui la causa si chiude con 50.000 € pagati, l'azienda usa il fondo: la cassa scende, ma il conto economico non registra nessun costo nuovo, perché il costo era già stato contato. Se la transazione costa meno della stima, la differenza torna nel conto economico come componente positivo.

Senza fondi, l'azienda avrebbe mostrato un utile di 180.000 € che non era vero, e magari ci avrebbe pagato sopra dei dividendi.

Perché i fondi interessano all'imprenditore?

Dicono quanto è vero il tuo utile. Un fondo troppo basso gonfia il risultato di quest'anno e scarica il problema sul prossimo. Se sai di avere una causa in corso e nel bilancio non c'è nessun fondo, chiedi perché.

Non sono soldi in banca. È un equivoco frequente. «Abbiamo un fondo rischi da 100.000 €» non vuol dire che 100.000 € sono fermi su un conto. Vuol dire che c'è un debito stimato di 100.000 € da pagare in futuro. La liquidità per pagarlo va prevista nel piano di cassa.

Cambiano gli indici. Nella riclassificazione gestionale gli accantonamenti di solito si tolgono dall'EBITDA e si mettono insieme ad ammortamenti e svalutazioni, prima del reddito operativo. Ne parliamo nell'articolo sull'EBIT. Nello stato patrimoniale riclassificato i fondi vanno tra i debiti a breve o a lungo, secondo quando si pagheranno.

Hanno un effetto sulle tasse. Molti accantonamenti non si possono dedurre nell'anno in cui si fanno, ma solo quando la spesa diventa certa. La differenza genera imposte anticipate, come spieghiamo nell'articolo sulle imposte differite e anticipate.

La banca li legge. Un fondo rischi grande e nuovo fa domandare all'analista cosa sta succedendo. Meglio che la nota integrativa lo spieghi bene, e che tu sappia raccontarlo quando te lo chiedono.

Cosa fare lunedì mattina?

Fai una lista di tutto quello che potrebbe costarti soldi per fatti già successi: cause, contestazioni di clienti, reclami in garanzia, verifiche fiscali aperte, impegni con gli agenti, contratti che prevedono ripristini. Accanto a ogni voce scrivi quanto pensi che costerà e quanto è probabile.

Poi confronta la lista con i fondi dell'ultimo bilancio. Se trovi rischi probabili che nel bilancio non ci sono, parlane con il commercialista prima della prossima chiusura. Servono entrambi: tu conosci i fatti, lui sa come rappresentarli.

Domande frequenti

Il fondo rischi è denaro messo da parte?

No. È un debito stimato, scritto nel passivo. Non corrisponde a una somma ferma in banca. Se vuoi avere i soldi pronti quando servirà pagarlo, devi pianificarlo nel budget di cassa.

Che differenza c'è tra fondo rischi e TFR?

Il TFR è un debito certo verso i dipendenti, calcolato ogni anno con regole precise, e ha una voce propria nel passivo. Il fondo rischi copre debiti incerti nell'importo o nella data.

Si può fare un fondo rischi per prudenza, senza un motivo preciso?

No. I fondi generici non sono ammessi. Ogni fondo deve avere dietro un rischio o un onere identificato, con una stima ragionevole.

Gli accantonamenti si deducono dalle tasse?

In gran parte no, nell'anno in cui si fanno. Diventano deducibili quando la spesa è certa e definita. Le regole cambiano da caso a caso, quindi la verifica va fatta con il commercialista.


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