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Ditta individuale: come funziona e quando conviene aprirla

Ditta individuale: come funziona, come si apre, regime forfetario o ordinario, quanto rischi con il patrimonio personale e quando conviene passare a una SRL.

di Redazione Imprenditore VeroTasse e patrimonio

La ditta individuale è la forma più semplice per fare impresa: l'azienda sei tu, con la tua partita IVA, senza soci e senza una società separata. Conviene quando l'attività è piccola, i rischi sono contenuti e vuoi partire con pochi costi e poca burocrazia.

Il rovescio è che non c'è separazione tra i soldi dell'azienda e i tuoi: rispondi dei debiti con tutto il patrimonio personale, e oltre una certa soglia di utile le tasse pesano più che in una società. Vediamo come funziona, quanto costa e quando è il momento di cambiare.

Cos'è una ditta individuale?

È l'impresa di una sola persona, l'imprenditore individuale. Il codice civile definisce imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata per produrre o scambiare beni o servizi (art. 2082 c.c.). Se quella persona lavora da sola, senza costituire una società, ha una ditta individuale.

Può avere dipendenti, un capannone, un magazzino e fatturare cifre importanti. Non è una forma solo per le attività piccolissime. Ma tutto fa capo a una persona:

  • il titolare prende tutte le decisioni
  • l'utile è reddito personale del titolare
  • i debiti dell'azienda sono debiti del titolare

Come si apre una ditta individuale?

Con una sola pratica telematica, la Comunicazione Unica, che si invia al registro delle imprese della Camera di Commercio. La stessa pratica arriva all'Agenzia delle Entrate per la partita IVA, all'INPS per i contributi e, se serve, all'INAIL e al Comune per le autorizzazioni dell'attività.

In concreto serve:

  • scegliere il codice ATECO che descrive l'attività
  • scegliere il regime fiscale
  • iscriversi alla gestione INPS giusta, artigiani o commercianti, se l'attività lo prevede
  • presentare le eventuali autorizzazioni o segnalazioni richieste per il settore

Non serve un notaio, non serve un capitale minimo. È il motivo principale per cui tante attività partono così.

Che regime fiscale ha una ditta individuale?

Due strade.

Regime forfetario. È accessibile se l'anno prima i ricavi non hanno superato 85.000 € e le spese per dipendenti e collaboratori non hanno superato 20.000 €, oltre ad altri requisiti indicati dall'Agenzia delle Entrate. Il reddito non si calcola togliendo i costi veri ma applicando ai ricavi un coefficiente di redditività fissato per ogni gruppo di attività. Su quel reddito, al netto dei contributi previdenziali, si paga un'imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se si rispettano certe condizioni. Se i ricavi superano 100.000 € durante l'anno, il regime cessa subito.

Regime ordinario o semplificato. Il reddito è la differenza tra ricavi e costi effettivi. Si paga l'IRPEF a scaglioni, che sale con il reddito, più le addizionali regionale e comunale. La contabilità può essere semplificata o ordinaria a seconda dei ricavi.

In entrambi i casi si pagano i contributi INPS, con una quota minima fissa e una parte in percentuale sul reddito.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'attività di esempio in regime forfetario, al primo anno di attività, con 70.000 € di ricavi. Supponiamo che il coefficiente di redditività del suo gruppo ATECO sia il 40% (il valore vero dipende dall'attività: va controllato prima di aprire).

VoceEuro
Ricavi70.000
Reddito forfetario (70.000 × 40%)28.000
Contributi INPS versati nell'anno (ipotesi)6.000
Reddito imponibile22.000
Imposta sostitutiva al 5% (primi cinque anni)1.100

Il fisco presume che su 70.000 € di ricavi i costi siano 42.000 €. Se i costi veri sono 30.000 €, il forfetario conviene molto. Se sono 60.000 €, paghi su un reddito di 28.000 € che in realtà è di 10.000 € e il forfetario diventa un cattivo affare.

È il motivo per cui prima di scegliere il regime serve conoscere i propri costi. E serve continuare a guardarli: il forfetario premia chi ha pochi costi, ma non dice quanto guadagni davvero, perché non obbliga a registrarli.

Quanto rischi con una ditta individuale?

Tutto. Non esiste un patrimonio dell'azienda separato dal tuo. Se l'attività ha un debito che non riesce a pagare, il creditore può rivalersi sulla tua casa, sul conto corrente personale, sull'auto. È la regola generale dell'art. 2740 c.c.: il debitore risponde con tutti i suoi beni presenti e futuri.

Finché l'attività è piccola e non ha debiti importanti, il rischio è contenuto. Diventa serio quando:

  • prendi finanziamenti o leasing consistenti
  • hai dipendenti e quindi obblighi verso di loro e verso gli enti
  • lavori in settori in cui un errore può causare danni a terzi
  • hai clienti grandi che ti pagano a 90 o 120 giorni e ti espongono a insoluti importanti

Quando conviene passare da ditta individuale a SRL?

Non c'è una soglia unica. Ci sono segnali.

L'utile cresce. Con l'IRPEF a scaglioni, più alto è il reddito, più alta è l'aliquota sull'ultimo euro. Oltre un certo livello di utile, la tassazione di una società di capitali, con l'imposta sulle società e poi le imposte sui dividendi distribuiti, può diventare più leggera, soprattutto se una parte degli utili resta in azienda. Il calcolo va fatto con il commercialista sui tuoi numeri.

L'azienda vuole crescere con la banca. Una società con un bilancio depositato e un patrimonio netto separato è più leggibile per chi presta denaro.

Vuoi separare i rischi. In una SRL, di regola, per i debiti risponde la società con il suo patrimonio, non tu. Con le eccezioni delle garanzie personali che firmi.

Vuoi entrare in società con qualcuno, o un giorno passare l'azienda a un figlio o venderla.

Il caso di Vincenzo Nardo lo mostra bene. Titolare di Golden Goal Real Estate, agenzia immobiliare nella parte nord-orientale della Sardegna, partiva da una ditta individuale con 239.000 € di fatturato e 40.000 € di EBITDA, senza distinguere tra compravendite e locazioni. In 12 mesi, con il controllo di gestione, il fatturato è arrivato a circa 480.000 €, l'EBITDA a 128.000 € e l'azienda è diventata una SRL, con un miglioramento del rating bancario. Per la prima volta Vincenzo si è messo a busta paga: «Il percorso con Imprenditore Vero mi ha permesso, a marzo, di mettermi anche io a busta paga». La storia è nel caso studio di Vincenzo.

Quanto deve guadagnare il titolare, e come si distingue il suo compenso dall'utile dell'azienda, lo spieghiamo nell'articolo su quanto guadagna un imprenditore.

Cosa fare lunedì mattina?

Se hai una ditta individuale, scrivi su un foglio tre numeri dell'ultimo anno: ricavi, costi veri, debiti verso banche e fornitori. Se sei in forfetario, confronta i costi veri con quelli presunti dal coefficiente. Se l'utile cresce da due o tre anni e i debiti aumentano, porta questi numeri al commercialista e chiedi un confronto con una SRL. Nella guida sulle PMI e micro imprese trovi le soglie per capire in che categoria sta la tua attività.

Domande frequenti

La ditta individuale può avere dipendenti?

Sì. Non c'è un limite di legge al numero di dipendenti. In regime forfetario però le spese per lavoro dipendente e collaboratori non possono superare 20.000 € l'anno.

Che differenza c'è tra ditta individuale e libero professionista?

La ditta individuale svolge un'attività d'impresa e si iscrive al registro delle imprese. Il libero professionista svolge un'attività intellettuale, spesso con un albo, e non si iscrive al registro delle imprese. Entrambi hanno la partita IVA.

Con la ditta individuale rischio la casa?

Sì. Il titolare risponde dei debiti dell'attività con tutti i suoi beni, compresa la casa. Esistono strumenti di tutela, ma vanno valutati con un professionista.

Si può trasformare una ditta individuale in SRL?

Sì, di solito con il conferimento dell'azienda in una SRL nuova, davanti al notaio. Va pianificato con il commercialista per gli effetti fiscali.


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