Costi fissi e variabili: differenze, tipologie ed esempi
Costi fissi e variabili: cosa sono, esempi per voce, i costi semivariabili, dove trovarli nel bilancio e perché decidono quanto rischi quando le vendite calano.
di Redazione Imprenditore VeroMargini e profitti
I costi variabili crescono e calano insieme alle vendite: materie prime, merci, provvigioni, lavorazioni esterne, trasporti sul venduto. I costi fissi restano gli stessi anche se vendi meno: affitto, stipendi, utenze di base, assicurazioni, consulenze, il compenso del titolare.
Separarli è il primo passo per sapere quanto devi vendere per guadagnare e quanto rischi se le vendite calano. Vediamo cosa sono, le voci tipiche, i casi dubbi e un esempio con due aziende che fatturano uguale ma reagiscono in modo opposto a un anno difficile.
Cosa sono i costi variabili?
Sono i costi che esistono solo se vendi o produci. Se un mese non vendi nulla, non li paghi. Se raddoppi le vendite, raddoppiano anche loro.
Esempi tipici:
- materie prime e componenti
- merci acquistate per la rivendita
- lavorazioni affidate a terzi
- provvigioni agli agenti
- trasporti e imballi legati agli ordini
- commissioni sugli incassi
Attenzione a un dettaglio: il costo variabile per pezzo resta più o meno costante, è il totale che cresce con le vendite. Se ogni prodotto richiede 30 € di materiali, a 1.000 pezzi spendi 30.000 €, a 2.000 pezzi 60.000 €.
Cosa sono i costi fissi?
Sono i costi della struttura, quelli che paghi per essere aperto. Esempi:
- affitto di capannone, negozio, uffici
- stipendi del personale, soprattutto di uffici e coordinamento
- compenso degli amministratori
- utenze di base, telefonia, software
- assicurazioni, consulenze, commercialista
- ammortamenti e canoni di leasing
- interessi sui finanziamenti
«Fisso» non vuol dire «per sempre». Vuol dire che non cambia con le vendite entro una certa capacità. Se superi una soglia e devi prendere un secondo capannone o un nuovo responsabile, i costi fissi salgono di colpo, a gradino.
Esistono costi a metà fra fissi e variabili?
Sì, si chiamano semivariabili, e sono quelli che creano dubbi quando si fanno i conti. Hanno una parte fissa, che paghi comunque, e una parte che cresce con l'attività.
- Energia: un canone fisso più i consumi, che salgono con la produzione.
- Personale con straordinari: lo stipendio base è fisso, gli straordinari seguono i picchi di lavoro.
- Auto dei commerciali: noleggio fisso, carburante variabile con i chilometri.
Per i calcoli si dividono in due: la parte fissa va con i fissi, la parte variabile con i variabili. Basta guardare le bollette o i costi di qualche mese di bassa e di alta stagione per stimare le due quote.
Una precisazione: fissi e variabili non sono la stessa cosa di indiretti e diretti. Sono due classificazioni diverse, come spieghiamo nell'articolo su costi diretti e indiretti.
Perché è importante distinguerli? Un esempio con i numeri
Perché la stessa azienda, con gli stessi ricavi e lo stesso utile, può essere molto più o molto meno esposta alle oscillazioni delle vendite, a seconda di come sono fatti i suoi costi.
Prendiamo due aziende di esempio. Tutte e due fatturano 1 milione e guadagnano 70.000 €. L'azienda A ha molti costi variabili e pochi fissi, l'azienda B il contrario.
| Azienda A | Azienda B | |
|---|---|---|
| Fatturato | 1.000.000 | 1.000.000 |
| Costi variabili | 600.000 (60%) | 400.000 (40%) |
| Margine di contribuzione | 400.000 (40%) | 600.000 (60%) |
| Costi fissi | 330.000 | 530.000 |
| Risultato | 70.000 | 70.000 |
Ora vediamo cosa succede se le vendite cambiano. I costi variabili seguono il fatturato, i fissi restano fermi.
| Variazione delle vendite | Risultato A | Risultato B |
|---|---|---|
| −20% | −10.000 | −50.000 |
| −10% | 30.000 | 10.000 |
| Situazione di partenza | 70.000 | 70.000 |
| +10% | 110.000 | 130.000 |
L'azienda B guadagna di più quando le vendite crescono, ma va in perdita molto prima quando calano. L'azienda A è più lenta a salire e più robusta in discesa. Nessuna delle due strutture è giusta in assoluto: conta saperlo prima di decidere un'assunzione, un nuovo affitto o un investimento che aggiunge costi fissi.
Lo stesso ragionamento sta alla base del punto di pareggio: costi fissi diviso margine di contribuzione in percentuale. Per l'azienda A è 330.000 ÷ 0,40 = 825.000 €, per l'azienda B è 530.000 ÷ 0,60 = 883.333 €. Con lo stesso fatturato, l'azienda B ha meno strada fra sé e la perdita.
Dove trovo costi fissi e variabili nel bilancio?
Non li trovi già divisi. Il conto economico civilistico classifica i costi per natura: materie prime, servizi, godimento di beni di terzi, personale, ammortamenti, oneri diversi. Dentro la voce «servizi», per esempio, ci sono sia le lavorazioni esterne, che sono variabili, sia il commercialista, che è fisso.
Per separarli bisogna riprendere le voci una per una e riclassificarle. È il lavoro che spieghiamo nell'articolo sulla riclassificazione del conto economico.
Si possono trasformare costi fissi in variabili?
In parte sì, e a volte conviene. Alcuni modi:
- affidare a terzi una lavorazione che oggi fai in casa con personale e macchine dedicate
- pagare la forza vendita con una parte di provvigione
- scegliere contratti di noleggio o di servizio a consumo invece di canoni fissi
Il prezzo è che su ogni vendita resta un po' meno margine. Il vantaggio è che, se le vendite calano, i costi calano con loro.
Daniele Ricceri, titolare di MAD Energia, impianti di illuminazione, partiva con costi variabili al 70% e un punto di pareggio a dicembre. Con il controller Domenico Magnifico ha ridotto i costi variabili di oltre il 15% e creato una seconda società operativa per spostare costi fissi in variabili. In 12 mesi l'EBITDA è passato da 47.000 € a 607.000 € e il punto di pareggio da dicembre a luglio. La storia è nel caso studio di Daniele.
Cosa fare lunedì mattina?
Prendi il conto economico dell'ultimo anno e scrivi accanto a ogni voce F, V o S (semivariabile). Dividi le S in una parte fissa e una variabile. Somma i fissi, somma i variabili e calcola il margine di contribuzione in percentuale. Poi rifai l'esercizio della tabella sopra con i tuoi numeri: cosa succede al tuo risultato se le vendite calano del 10%?
Domande frequenti
Il costo del personale è fisso o variabile?
In una PMI di solito è un costo fisso, perché lo stipendio si paga anche nei mesi di poche vendite. Diventa in parte variabile con straordinari, premi legati alle vendite o personale stagionale.
Le materie prime sono sempre un costo variabile?
Quasi sempre sì, perché si consumano in proporzione a quello che produci. Fanno eccezione i materiali di consumo generici, come detergenti o piccola attrezzatura, che si trattano come fissi.
Gli interessi sui debiti sono costi fissi?
Sì, perché non dipendono da quanto vendi. Nel controllo di gestione si tengono però separati dai costi della gestione, per leggere l'EBITDA.
Ogni quanto va rifatta la divisione fra fissi e variabili?
Una volta impostata, si aggiorna quando cambia qualcosa: un nuovo contratto, un nuovo fornitore, una diversa organizzazione. I numeri, invece, si guardano ogni mese.
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