Attrattività di un settore: come capire se conviene starci
Attrattività di un settore: quali fattori guardare, come leggerli nei bilanci dei concorrenti e come decidere se entrare, restare o spostarsi. Con esempio.
di Redazione Imprenditore VeroL’imprenditore
Un settore è attrattivo quando permette a chi ci lavora bene di guadagnare in modo stabile: la domanda tiene o cresce, i margini sono buoni, i clienti e i fornitori non dettano legge e non entra chiunque domani mattina. Per capire se conviene starci si guardano questi fattori uno per uno, con i numeri, e si confrontano con quelli della propria azienda.
Vediamo quali fattori contano, dove trovare i dati senza spendere, un esempio con una scheda di valutazione e cosa fare se il tuo settore non è più quello di dieci anni fa.
Cosa vuol dire attrattività di un settore?
È la capacità di un settore di far guadagnare le aziende che ci operano. Non riguarda la tua azienda, riguarda il campo da gioco. Ci sono campi dove anche un'azienda media guadagna, e campi dove anche un'azienda ben gestita fatica a restare sopra il pareggio.
È una domanda che l'imprenditore si fa in tre momenti: quando apre, quando pensa di aggiungere una linea di business e quando i margini calano da anni senza che lui abbia cambiato nulla. In quel terzo caso la risposta spesso non è dentro l'azienda ma fuori.
Quali fattori rendono un settore attrattivo?
Il modello più usato è quello delle cinque forze di Michael Porter, professore di Harvard, che lo ha pubblicato alla fine degli anni Settanta. Dice che il guadagno di un settore dipende da cinque pressioni.
- La concorrenza tra chi c'è già. Tanti concorrenti simili, che vendono la stessa cosa, si fanno la guerra sul prezzo.
- La minaccia di nuovi ingressi. Se per entrare bastano un furgone e una partita IVA, chi guadagna attira subito imitatori.
- Il potere dei clienti. Se vendi a tre grandi gruppi della distribuzione, i prezzi li decidono loro.
- Il potere dei fornitori. Se la tua materia prima la producono in due, gli aumenti li subisci.
- I prodotti sostitutivi. Non solo i concorrenti diretti: chi risolve lo stesso problema in un altro modo.
A queste cinque, per una PMI conviene aggiungerne altre tre:
- La crescita della domanda: un mercato che cresce lascia spazio a tutti, uno fermo si divide fra chi c'è.
- La stabilità: settori legati a incentivi, a gare pubbliche o a prezzi delle materie prime possono cambiare in un anno.
- L'assorbimento di capitale: quanto magazzino, quanti crediti e quanti macchinari servono per ogni euro di fatturato.
Dove trovo i dati sul mio settore?
Non servono ricerche di mercato costose. Le fonti più utili per una PMI sono tre.
- I bilanci dei concorrenti. Le società di capitali depositano il bilancio al Registro delle Imprese, e chiunque può chiederne una copia alla Camera di Commercio. Prendine cinque o dieci del tuo settore e della tua zona e guarda fatturato, EBITDA in percentuale, utile, debiti e giorni di incasso.
- I tuoi numeri degli ultimi anni. Se il primo margine scende anno dopo anno e i prezzi d'acquisto salgono più di quelli di vendita, il settore ti sta dicendo qualcosa.
- Chi lavora nel settore. Fornitori, agenti, associazioni di categoria. Sanno chi entra, chi chiude e chi sta comprando chi.
Leggere i bilanci dei concorrenti è anche il primo passo di un'analisi della concorrenza fatta con i numeri invece che con le impressioni.
Come si misura con una scheda?
Un metodo pratico è dare un voto da 1 a 5 a ogni fattore e un peso in base a quanto conta per te. Il voto alto vuol dire «favorevole all'azienda».
Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 2,4 milioni nell'installazione di impianti termici e valuta se aprire una linea di manutenzione programmata.
| Fattore | Peso | Installazione | Manutenzione |
|---|---|---|---|
| Concorrenza tra chi c'è | 20% | 2 | 3 |
| Facilità di ingresso (alto = difficile entrare) | 10% | 2 | 3 |
| Potere dei clienti (alto = clienti deboli) | 15% | 3 | 4 |
| Potere dei fornitori (alto = fornitori deboli) | 10% | 2 | 4 |
| Sostituti | 5% | 3 | 3 |
| Crescita della domanda | 15% | 3 | 3 |
| Stabilità | 15% | 2 | 4 |
| Capitale assorbito (alto = poco) | 10% | 2 | 4 |
Il punteggio pesato si calcola moltiplicando ogni voto per il suo peso e sommando:
- Installazione: 0,4 + 0,2 + 0,45 + 0,2 + 0,15 + 0,45 + 0,3 + 0,2 = 2,35
- Manutenzione: 0,6 + 0,3 + 0,6 + 0,4 + 0,15 + 0,45 + 0,6 + 0,4 = 3,5
La scheda non decide al posto tuo, ma rende visibile una cosa: la manutenzione ha contratti ricorrenti, meno dipendenza dagli incentivi e poco magazzino. Poi bisogna fare i conti veri. Se la manutenzione ha un primo margine del 45% contro il 28% dell'installazione, e assorbe meno crediti, ogni euro venduto lì vale di più. Se invece richiede tre tecnici in più a tempo pieno, i costi fissi salgono e il pareggio si sposta.
Settore attrattivo vuol dire che conviene entrarci?
No. L'attrattività descrive il settore, non la tua capacità di starci. La domanda completa ha due assi: quanto è attrattivo il settore e quanto è forte la tua azienda lì dentro. È l'idea della matrice sviluppata da General Electric con McKinsey negli anni Settanta.
- Settore attrattivo e azienda forte: si investe.
- Settore attrattivo e azienda debole: si investe solo se si ha un modo chiaro per diventare forti, altrimenti si lascia fare a chi è già attrezzato.
- Settore poco attrattivo e azienda forte: si difende la posizione e si genera cassa, senza grandi investimenti.
- Settore poco attrattivo e azienda debole: si valuta come uscire o come cambiare nicchia.
La forza della tua azienda dipende da cose concrete: costi più bassi dei concorrenti, un servizio che i clienti riconoscono e pagano, una zona presidiata. Come trovare il proprio spazio lo spieghiamo nell'articolo sul posizionamento strategico.
Cosa faccio se il mio settore non è più attrattivo?
Raramente la risposta è cambiare settore. Più spesso conviene cambiare il pezzo di settore in cui lavori. Le mosse tipiche sono:
- Spostarsi sui segmenti migliori: certi clienti, certi prodotti, certe zone hanno margini e tempi di pagamento migliori di altri.
- Aggiungere servizi ricorrenti a vendite che oggi sono una tantum.
- Uscire dalle linee che assorbono capitale senza restituire margine.
Per farlo servono i numeri divisi per linea di business, non solo il totale. È quello che ha fatto Pieralfonso Visentin, titolare di Antenore Visentin Srl, che fabbrica macchine per l'industria alimentare. Con il controller Edoardo ha diviso le attività dell'azienda in business unit e ha scoperto un reparto in perdita, che valeva quasi il 50% del fatturato e che dal bilancio complessivo non si vedeva. In 12 mesi il fatturato è passato da 1.458.012 € a 1.865.224 € e l'utile da 138.715 € a 430.965 €. Le parole di Pieralfonso: «Abbiamo un meno 15% nel 2024 su un reparto sul quale facevamo quasi il 50% del fatturato. Nel 2025 invece di avere 15% di perdita abbiamo un EBITDA più 4%». Tutti i numeri sono nel caso studio di Pieralfonso.
Cosa fare lunedì mattina?
Tre passi concreti.
- Chiedi alla Camera di Commercio i bilanci di cinque concorrenti e mettili accanto al tuo. Guarda EBITDA in percentuale e giorni di incasso.
- Compila la scheda con i fattori e i pesi che contano nel tuo settore, sia per quello che fai oggi sia per l'idea che hai in testa.
- Dividi i tuoi numeri per linea di business. Se non sai quanto guadagna ogni linea, la scheda resta un'opinione.
Domande frequenti
Che differenza c'è tra attrattività del settore e vantaggio competitivo?
L'attrattività riguarda il settore e vale per tutti quelli che ci operano. Il vantaggio competitivo riguarda la tua azienda: è il motivo per cui guadagni più dei concorrenti nello stesso settore.
Un settore in crescita è sempre attrattivo?
No. La crescita attira nuovi concorrenti, e se entrare è facile i margini si abbassano in fretta. Un settore che cresce piano ma ha barriere alte può far guadagnare di più.
Ogni quanto va rifatta l'analisi?
Almeno una volta l'anno, quando prepari il budget, e ogni volta che valuti un investimento importante o una nuova linea.
Posso usare il codice ATECO per trovare i concorrenti?
Sì. Il codice ATECO indica l'attività economica dell'impresa ed è riportato nella visura camerale. Ti aiuta a trovare aziende simili alla tua, ma controlla sempre cosa fanno davvero, perché lo stesso codice può coprire attività diverse.
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