I numeri della settimana: Marcegaglia, Porsche e Conad
Quattro notizie d'impresa dal 6 al 9 ottobre lette con i numeri: utile dimezzato con più volumi, il pareggio di Porsche, i piani di Conad e il private debt.
di Redazione Imprenditore VeroNews
Questa settimana i giornali economici hanno raccontato quattro storie che parlano anche a chi guida una PMI: un gruppo che vende più acciaio e guadagna quasi la metà, una casa automobilistica che vuole abbassare il proprio punto di pareggio, una catena della distribuzione che mette in fila gli investimenti dei prossimi tre anni e un mercato del debito che cresce fuori dalle banche.
Per ognuna trovi cosa è successo, i numeri con la fonte e cosa ne può trarre un imprenditore.
Marcegaglia vende più acciaio e guadagna quasi la metà
Il gruppo Marcegaglia ha chiuso l'ultimo esercizio con un utile di 64,8 milioni di euro, contro i 107,8 dell'anno prima. Lo riporta Milano Finanza dell'8 ottobre.
| Anno prima | Ultimo esercizio | Variazione | |
|---|---|---|---|
| Acciaio venduto | 5,68 milioni di tonnellate | 5,75 milioni di tonnellate | +1,2% |
| Fatturato | 7,1 miliardi | 6,6 miliardi | -7% |
| EBITDA | 469 milioni | 431,2 milioni | -8% |
| Utile | 107,8 milioni | 64,8 milioni | -40% |
| Posizione finanziaria netta (debito) | 98 milioni | 159 milioni | +61 milioni |
Cosa ci vediamo noi. Il gruppo ha venduto più tonnellate, eppure il fatturato è sceso: secondo l'articolo, solo per il calo dei prezzi di vendita. È la dimostrazione più chiara che i volumi non bastano. Se il prezzo scende, puoi lavorare di più e incassare di meno.
C'è un secondo dettaglio. L'EBITDA è calato dell'8%, l'utile del 40%. Fra i due ci sono ammortamenti, interessi e imposte, e nello stesso anno gli investimenti sono saliti a quasi 230 milioni (da 129) mentre il debito netto è cresciuto di 61 milioni. L'articolo non scompone il conto economico voce per voce, quindi non diciamo quale di queste voci pesi di più. Ma la lezione per una PMI è la stessa: un investimento si paga anche dopo, con ammortamenti e interessi, e va messo nei conti prima di firmarlo.
Se vuoi capire perché fatturato e utile possono andare in direzioni opposte, parti da questa guida.
Il commento di Mirco su Instagram
Porsche vuole abbassare il punto di pareggio sotto le 200 mila auto
Nel 2025 il margine operativo di Porsche è stato dell'1,1%. Al Capital Markets Day del 7 ottobre la casa tedesca ha fissato l'obiettivo di tornare al 15% nel lungo periodo, come racconta Milano Finanza.
Le leve annunciate sono quattro:
- punto di pareggio sotto 200 mila vetture, contro le 279.449 consegnate nel 2025
- prezzo medio dei modelli di fascia alta più alto del 20%
- varianti ridotte del 20%, per vendere il 30% in più di ogni modello
- 9 mila posti in meno entro il 2035, circa un quinto dell'organico
Cosa ci vediamo noi. Porsche non punta a vendere più auto. Punta a guadagnare anche vendendone meno: il principio, scrive l'articolo, è «value over volume». Abbassare il punto di pareggio vuol dire che l'azienda smette di lavorare per pagare i costi molto prima nell'anno.
In una PMI le leve sono le stesse, in piccolo: alzare il prezzo dove il cliente riconosce il valore, togliere i prodotti e le varianti che complicano il lavoro senza rendere, tenere i costi fissi sotto controllo. Per calcolare il tuo punto di pareggio, e il giorno del mese da cui lavori per te, c'è l'articolo dedicato.
Il commento di Mirco su Instagram
Conad Adriatico mette in fila 270 milioni di investimenti
Conad Adriatico ha annunciato 270 milioni di investimenti in tre anni, di cui 75 milioni nel 2027 per aperture e ristrutturazioni dei negozi. Lo scrive Il Sole 24 Ore del 6 ottobre.
I numeri della cooperativa: 446 punti vendita, 9 mila collaboratori, una quota di mercato del 17,6%, fatturato 2025 oltre 2,35 miliardi (+4,8%) e una previsione di 2,48 miliardi per il 2026. Negli ultimi cinque anni il fatturato è cresciuto del 27%.
Cosa ci vediamo noi. Colpisce più il metodo che la cifra. Conad dice quanto investe, in quanti anni, quanto in un singolo anno e quanto prevede di fatturare l'anno dopo. Sono i pezzi di un piano: investimenti, previsione dei ricavi e, dietro, una previsione della cassa che dice se quei soldi ci saranno quando servono.
Molte PMI investono quando il conto è pieno, senza un piano a tre anni. Il rischio è di trovarsi senza liquidità proprio quando l'investimento deve ancora rendere. Per capire come si legge la cassa, parti dalla guida sul flusso di cassa.
Il debito delle imprese cresce anche fuori dalle banche
Nel 2025 il private debt, cioè i prestiti alle imprese che arrivano da fondi e non da banche, ha finanziato 172 aziende italiane con 6,8 miliardi di euro. Il 2026 ha registrato il miglior primo semestre di sempre. Sono i dati riportati da Milano Finanza del 7 ottobre.
Cosa ci vediamo noi. Per un imprenditore è una buona notizia: ci sono più strade per finanziare la crescita. Ma ogni euro preso in prestito, da una banca o da un fondo, ha un costo e va restituito con quello che l'azienda produce. La domanda giusta non è «chi mi presta i soldi?», è «la mia azienda genera abbastanza da ripagarli?».
La risposta sta nell'EBITDA: è il numero che dice quanto produce l'attività prima di interessi, tasse e ammortamenti. Quanto deve essere, per reggere un debito, lo spieghiamo in questo articolo.
Cosa portarsi a casa questa settimana
- I volumi non bastano: se scende il prezzo, puoi vendere di più e guadagnare di meno (Marcegaglia).
- Il punto di pareggio si può spostare: prezzi, varianti e costi fissi sono le leve (Porsche).
- Gli investimenti si pianificano: quanto, quando e con quali soldi (Conad Adriatico).
- Il debito si misura sull'EBITDA: prima di chiedere un prestito, guarda quanto produce l'azienda (private debt).
Sono gli stessi numeri che Mirco Gasparotto e Alessandro Palumbo insegnano a leggere ogni mese nel webinar gratuito.