Metodo reddituale: come si valuta un'azienda dai suoi utili
Metodo reddituale: come si calcola il valore di un'azienda dal reddito che produrrà, quale tasso usare, un esempio con i numeri e gli errori da evitare.
di Redazione Imprenditore VeroTasse e patrimonio
Il metodo reddituale dà all'azienda un valore pari al reddito che sarà in grado di produrre in futuro, riportato a oggi con un tasso che misura il rischio. In pratica risponde a una domanda semplice: quanto pagheresti oggi per incassare quel reddito ogni anno?
Vediamo come funziona la formula, da dove arriva il reddito da mettere al numeratore, come si sceglie il tasso e perché un imprenditore che non pensa di vendere dovrebbe comunque conoscerlo.
Cos'è il metodo reddituale?
È uno dei metodi con cui un perito, un advisor o un compratore stima quanto vale un'azienda. Gli altri grandi metodi sono quello patrimoniale, che guarda a quanto valgono oggi i beni meno i debiti, quello finanziario, che guarda ai flussi di cassa, e quello misto, che mette insieme patrimonio e reddito.
Il metodo reddituale parte da un'idea che ogni imprenditore conosce: chi compra un'azienda non compra i capannoni e i macchinari, compra la capacità di guadagnare. Due aziende con gli stessi beni possono valere cifre molto diverse se una produce 300.000 € di utile all'anno e l'altra arriva a malapena in pari.
Per questo è il metodo che si usa più spesso per le aziende di servizi, di commercio e per quelle che hanno pochi beni materiali ma un buon reddito.
Qual è la formula del metodo reddituale?
La versione più semplice immagina che l'azienda produca lo stesso reddito per sempre:
Valore dell'azienda = Reddito medio normale ÷ Tasso
Se il reddito è 200.000 € e il tasso è il 10%, il valore è 200.000 ÷ 0,10 = 2.000.000 €.
Quando non è ragionevole pensare a una durata illimitata, per esempio perché l'azienda dipende da un contratto che scade o da un titolare che si ritirerà, si usa la versione a durata limitata. Si calcola il valore attuale di un reddito costante per un certo numero di anni:
Valore = Reddito × [1 − (1 + i)^−n] ÷ i
dove i è il tasso e n il numero di anni. Con 200.000 € di reddito, tasso al 10% e 8 anni, il fattore vale circa 5,33 e il valore scende a circa 1.067.000 €. È un modo per dire che un reddito che finisce vale meno di un reddito che continua.
Quale reddito si usa?
Qui sta il lavoro vero. Non si prende l'utile dell'ultimo bilancio così com'è. Si costruisce un reddito medio normale, cioè il reddito che l'azienda produce in condizioni ordinarie, ripulito da tutto ciò che non si ripete. I passaggi tipici sono questi.
- Si guardano più anni, di solito gli ultimi tre o cinque, e a volte anche i prossimi due o tre del piano.
- Si tolgono le voci straordinarie: la plusvalenza sulla vendita di un capannone, un risarcimento incassato, una causa persa una volta sola.
- Si normalizza il compenso del titolare. Se l'imprenditore si paga 30.000 € ma per il suo lavoro un direttore costerebbe 90.000 €, la differenza va tolta dal reddito. Al contrario, se si paga molto più del mercato, la parte in eccesso va aggiunta.
- Si sistemano le voci fuori mercato: l'affitto pagato a una società di famiglia, le auto personali messe in azienda, un parente assunto con un ruolo che non serve.
- Si tolgono le imposte, perché il reddito che conta è quello che resta a chi possiede l'azienda.
Per fare questo lavoro bene serve partire da un conto economico leggibile, con i costi divisi per natura e la gestione caratteristica separata dal resto. Ne abbiamo parlato nell'articolo sulla riclassificazione del conto economico.
Come si sceglie il tasso?
Il tasso è il rendimento che un compratore chiede per prendersi il rischio di quell'azienda. Si compone di due parti:
Tasso = Rendimento senza rischio + Premio per il rischio
Il rendimento senza rischio è quello di un investimento considerato sicuro, di solito i titoli di Stato a lunga scadenza. Il premio per il rischio cresce quando l'azienda è piccola, dipende da pochi clienti, ha un settore instabile o ruota tutta intorno al titolare.
Il tasso è il numero che sposta di più il risultato. Guarda cosa succede con lo stesso reddito di 200.000 € in versione illimitata:
| Tasso | Valore dell'azienda |
|---|---|
| 8% | 2.500.000 € |
| 10% | 2.000.000 € |
| 12% | 1.666.667 € |
| 15% | 1.333.333 € |
Due punti di tasso valgono centinaia di migliaia di euro. Per questo una perizia seria spiega sempre come è arrivata al tasso e non si limita a scriverlo.
Un esempio con i numeri
Prendiamo un'azienda di esempio che produce componenti meccanici, con questi utili netti negli ultimi tre anni.
| Anno | Utile netto di bilancio |
|---|---|
| Anno 1 | 210.000 € |
| Anno 2 | 340.000 € |
| Anno 3 | 250.000 € |
L'anno 2 contiene una plusvalenza di 100.000 € netti dalla vendita di un vecchio capannone. Il titolare si paga 40.000 € l'anno, mentre un direttore di stabilimento costerebbe 100.000 €, cioè 60.000 € di costo in più, che al netto delle imposte valgono circa 45.000 €.
Il calcolo del reddito normale:
- Anno 1: 210.000 − 45.000 = 165.000 €
- Anno 2: 340.000 − 100.000 − 45.000 = 195.000 €
- Anno 3: 250.000 − 45.000 = 205.000 €
La media è 188.333 €, che arrotondiamo a 188.000 €. Con un tasso del 12%, la valutazione in versione illimitata è:
Valore = 188.000 ÷ 0,12 = 1.566.667 €
Se il titolare avesse presentato l'utile medio di bilancio, 266.667 €, al 12% avrebbe ottenuto circa 2.222.000 €. Il compratore toglie subito la plusvalenza e corregge il compenso, e la distanza di oltre 650.000 € diventa una trattativa che parte in salita.
Quali sono i limiti del metodo reddituale?
Il metodo ha tre punti deboli che conviene conoscere.
- Guarda al reddito, non alla cassa. Un'azienda può avere un buon utile e assorbire liquidità con magazzino e crediti che crescono. Per questo spesso si affianca il metodo finanziario, che lavora sui flussi di cassa.
- Ignora i beni in eccesso. Un immobile che l'azienda non usa, o una liquidità parcheggiata, non producono reddito operativo ma hanno un valore. Di solito si aggiungono a parte.
- Dipende da ipotesi. Reddito normale e tasso sono stime. Due periti seri possono arrivare a cifre diverse, e lo spiegano.
Perché interessa anche a chi non vuole vendere?
Perché ogni euro di utile ripetibile, con un tasso del 10%, vale dieci euro di valore dell'azienda. Ogni euro di utile che dipende solo da te, o da un anno fortunato, vale molto meno.
La domanda da farsi lunedì mattina quindi non è «quanto vale la mia azienda», ma «quanto del mio utile è normale e ripetibile». Le leve sono quelle di tutti i giorni: margini stabili, costi fissi sotto controllo, un compenso del titolare che si vede in bilancio, un'organizzazione che funziona anche senza di te. Il punto di partenza è sapere quanto deve essere l'EBITDA nel tuo settore e se il tuo è in linea.
Per una valutazione vera, con effetti fiscali e legali, servono un perito e il commercialista. Il controllo di gestione serve a portare a quel tavolo numeri ordinati e un reddito che regge alle domande.
Domande frequenti
Il metodo reddituale usa l'utile o l'EBITDA?
Usa un reddito netto normalizzato, quindi dopo ammortamenti, interessi e imposte. I multipli dell'EBITDA sono un altro modo di valutare, più rapido e meno preciso, che si usa spesso nelle trattative.
Quanti anni di bilancio servono?
Di solito si guardano gli ultimi tre o cinque esercizi, e se c'è un piano credibile anche i prossimi anni. Un solo anno non basta a capire cosa è normale e cosa è eccezionale.
Il metodo reddituale va bene per un'azienda in perdita?
No. Con un reddito vicino a zero o negativo la formula dà un valore vicino a zero, anche se l'azienda ha beni che valgono. In questi casi si guarda al patrimonio o a metodi diversi.
Chi può fare una valutazione d'azienda?
Per un uso interno basta un professionista esperto. In alcuni casi la legge chiede di più: per esempio, se conferisci beni o un'azienda in una SRL serve la relazione giurata di un revisore legale o di una società di revisione, come prevede l'art. 2465 del codice civile. Chiedi al tuo commercialista quale caso è il tuo.
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