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Equilibrio economico: come capire se l'azienda sta in piedi

Equilibrio economico di un'azienda: cos'è, che differenza c'è con quello finanziario e patrimoniale, come si misura e cosa fare se i ricavi non coprono i costi.

di Redazione Imprenditore VeroMargini e profitti

Un'azienda è in equilibrio economico quando i ricavi coprono tutti i costi, compreso il giusto compenso di chi ci lavora e di chi ci ha messo i soldi, e lo fanno in modo ripetibile, anno dopo anno. Non basta chiudere un bilancio in utile: l'equilibrio c'è se quell'utile nasce dall'attività normale e si ripete.

In questo articolo vediamo come si misura, perché va distinto dall'equilibrio finanziario e patrimoniale, quali segnali lo mettono a rischio e cosa fare se l'azienda non ci arriva, con un esempio su un'azienda da 900.000 € di fatturato.

Cos'è l'equilibrio economico di un'azienda?

Ogni azienda vive di tre equilibri che si tengono a vicenda.

  • Equilibrio economico: i ricavi pagano i costi e lasciano un margine. Si legge nel conto economico.
  • Equilibrio finanziario: gli incassi arrivano in tempo per pagare le uscite. Si legge nel flusso di cassa.
  • Equilibrio patrimoniale: le fonti di finanziamento sono adatte agli investimenti, per esempio i macchinari pagati con debiti a lungo termine e non con il fido di cassa. Si legge nello stato patrimoniale.

L'equilibrio economico è quello da cui dipendono gli altri due. Un'azienda che non guadagna può tirare avanti per un po' con i debiti o con i soldi dei soci, ma alla lunga consuma cassa e patrimonio. Un'azienda che guadagna può avere problemi di cassa, ma ha qualcosa su cui lavorare.

Che differenza c'è tra utile ed equilibrio economico?

L'utile è il risultato di un anno. L'equilibrio economico è una condizione che dura nel tempo. Le differenze pratiche sono tre.

Un utile può essere occasionale. La vendita di un capannone, un contributo a fondo perduto, un rimborso assicurativo alzano l'utile di un anno ma non dicono nulla sull'attività. Per giudicare l'equilibrio si guarda il risultato della gestione caratteristica, cioè di quello che l'azienda fa tutti i giorni.

Un utile può nascondere un titolare non pagato. In molte PMI il titolare si paga poco, o con quello che avanza. L'utile sembra buono, ma se l'azienda dovesse pagare un direttore al posto suo andrebbe in perdita. In quel caso l'equilibrio non c'è: c'è un imprenditore che lavora gratis.

Un utile deve anche remunerare il capitale. Chi ha messo soldi nell'azienda si prende un rischio. Se l'azienda rende sul capitale dei soci meno di un investimento senza rischio, il guadagno contabile c'è ma il conto per i soci non torna. È il ragionamento del ROE.

Come si misura l'equilibrio economico?

Con pochi numeri, letti insieme e confrontati negli anni.

  1. Primo margine: Ricavi − Costi variabili. Dice se ogni vendita lascia abbastanza per pagare la struttura.
  2. EBITDA: Primo margine − Costi fissi. Dice se l'attività ordinaria guadagna, prima di ammortamenti, interessi e imposte. Quanto dovrebbe essere lo trovi nell'articolo su quanto deve essere l'EBITDA.
  3. Punto di pareggio: Costi fissi ÷ Primo margine %. Dice quanto devi fatturare per non perdere. Se è vicino al fatturato reale, l'equilibrio è fragile.
  4. Utile netto: quello che resta dopo ammortamenti, interessi e imposte.

Se tutti e quattro sono positivi e stabili da almeno tre anni, con un compenso del titolare realistico nei costi, l'azienda è in equilibrio economico.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio con questi numeri annui.

VoceEuro
Fatturato900.000
Costi variabili (60%)540.000
Primo margine (40%)360.000
Costi fissi senza compenso del titolare300.000
EBITDA «di bilancio»60.000
Ammortamenti e interessi35.000
Utile prima delle imposte25.000

Sembra un'azienda in equilibrio. Ma il titolare lavora a tempo pieno e si paga attraverso l'utile, che dopo le imposte vale meno di 20.000 € l'anno. Proviamo a mettere nei costi fissi un compenso realistico di 60.000 €.

Costi fissi con compenso = 300.000 + 60.000 = 360.000

EBITDA = 360.000 − 360.000 = 0

Punto di pareggio = (360.000 + 35.000) ÷ 0,40 = 987.500 €

L'azienda dovrebbe fatturare 987.500 € per pagare tutto, compreso il titolare. Ne fattura 900.000. Non è in equilibrio economico: sta in piedi perché il titolare accetta di guadagnare meno di quanto costerebbe un suo sostituto.

Quali sono i segnali che l'equilibrio si sta rompendo?

Alcuni si vedono prima del bilancio, se guardi i numeri ogni mese.

  • Il fatturato cresce e il primo margine in percentuale scende.
  • I costi fissi crescono più del primo margine, per esempio con assunzioni fatte prima di avere le vendite.
  • Il punto di pareggio si sposta in avanti nell'anno.
  • L'utile c'è solo grazie a voci straordinarie.
  • Il titolare rinuncia al compenso per far quadrare i conti.

Nessuno di questi segnali da solo è una condanna. Due o tre insieme, per più mesi, vanno presi sul serio.

Come si ritrova l'equilibrio economico?

Le leve sono quelle del punto di pareggio, e vanno usate in quest'ordine.

  1. Il primo margine. Prezzi, sconti, mix di prodotti e clienti, costi delle materie. Nell'esempio, portare il primo margine dal 40% al 44% vale 36.000 € l'anno a parità di fatturato.
  2. I costi fissi. Si guardano voce per voce, chiedendosi quali producono margine e quali no.
  3. Il fatturato. Ultimo, perché crescere con margini bassi e costi fissi alti allarga il problema invece di risolverlo.

Nell'esempio, con il primo margine al 44% e 20.000 € di costi fissi in meno, l'azienda arriva a 396.000 € di primo margine contro 375.000 € di costi fissi, ammortamenti e interessi compresi. L'equilibrio torna, con il titolare pagato.

Si può passare dalla perdita all'equilibrio?

Marco Caporossi guida insieme ad Alessandra Alema Professional, distributore di cosmetici in Svizzera. Quando ha iniziato il percorso con il controller Giuseppe Barbarani, l'azienda aveva un EBITDA del −10%, una perdita di 71.539 € e il punto di pareggio cadeva a marzo dell'anno successivo. Il lavoro è partito dal piano dei conti diviso per canale di vendita, poi il magazzino ripulito dai prodotti fuori mercato, un budget dei costi fissi e un intervento deciso su quei costi. In 14 mesi l'azienda è passata a un utile di 24.000 €, con l'EBITDA al 3,21% e il punto di pareggio a dicembre. I numeri sono nel caso studio di Marco.

Cosa fare lunedì mattina?

Prendi gli ultimi tre bilanci. Per ognuno riclassifica il conto economico, aggiungi ai costi fissi un compenso realistico per te e calcola EBITDA e punto di pareggio. Se in uno dei tre anni il fatturato reale è sotto il punto di pareggio, l'equilibrio va ricostruito, partendo dal primo margine.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra equilibrio economico e finanziario?

L'economico riguarda costi e ricavi, cioè se guadagni. Il finanziario riguarda incassi e pagamenti, cioè se hai i soldi quando servono. Un'azienda può essere in utile e senza cassa, o avere cassa e perdere.

Un'azienda in perdita per un anno è fuori equilibrio?

Non per forza. Un anno di investimenti o un evento straordinario possono dare una perdita in un'azienda sana. Conta la tendenza su più anni e il risultato della gestione ordinaria.

Il compenso del titolare va considerato per l'equilibrio economico?

Sì. Se lo lasci fuori, l'azienda sembra in equilibrio anche quando sta in piedi solo perché tu lavori senza essere pagato.

Ogni quanto conviene verificare l'equilibrio economico?

Ogni mese, con il conto economico riclassificato. A fine anno i problemi sono già diventati perdite.


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