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Come calcolare il costo di un prodotto: un metodo semplice

Come calcolare il costo di un prodotto in quattro passi: materiali, ore di lavoro, lavorazioni esterne e quota di costi fissi, con un esempio con i numeri.

di Redazione Imprenditore VeroMargini e profitti

Il costo di un prodotto si calcola sommando quello che serve per farlo (materiali, ore di lavoro, lavorazioni esterne) e aggiungendo la sua parte dei costi fissi dell'azienda. Il primo numero ti dice sotto che prezzo perdi soldi su ogni pezzo, il secondo sotto che prezzo l'azienda non riesce a stare in piedi.

Sembra un conto da ufficio tecnico, ma è la base di ogni preventivo e di ogni listino. In questo articolo vediamo quali voci entrano nel costo, come si calcola il costo orario, come si ripartiscono i costi fissi e come si usa il risultato, con un esempio su un'azienda da 1,2 milioni di fatturato.

Perché devo conoscere il costo di ogni prodotto?

Perché il bilancio ti dice se l'azienda nel suo insieme ha guadagnato, ma non ti dice quali prodotti hanno portato il guadagno e quali se lo sono mangiato. Un'azienda può chiudere l'anno in utile con tre prodotti che rendono bene e due che vendono sotto costo da anni, senza che nessuno se ne accorga.

Conoscere il costo di ogni prodotto serve a tre cose concrete:

  • fare un prezzo o un preventivo sapendo quanto resta davvero
  • capire su quali prodotti spingere la forza vendita
  • decidere cosa fare quando un cliente chiede uno sconto

È il primo passo per lavorare sui margini, come spieghiamo nella guida su margini: come calcolarli e aumentarli.

Quali voci compongono il costo di un prodotto?

Le voci sono quattro, e vanno sommate in quest'ordine.

  1. Materiali: materie prime, componenti, imballi. Si prendono dalla distinta base o dalle fatture dei fornitori, ai prezzi di oggi e non a quelli di un anno fa.
  2. Lavorazioni esterne: tutto quello che fai fare fuori, come verniciatura, trattamenti, trasporti dedicati.
  3. Manodopera diretta: le ore che le persone passano su quel prodotto, moltiplicate per il loro costo orario.
  4. Quota di costi fissi: la parte di affitto, uffici, amministrazione, utenze generali, ammortamenti e compenso del titolare che quel prodotto deve contribuire a pagare.

Le prime tre formano il costo diretto: lo puoi attribuire a quel prodotto senza discussioni. Aggiungendo la quarta ottieni il costo pieno. La differenza fra le due famiglie di costi la trovi spiegata anche nell'articolo sul direct costing.

Come si calcola il costo orario della manodopera?

È il passaggio dove si sbaglia più spesso, perché si prende lo stipendio in busta paga e lo si divide per le ore di contratto. Il conto giusto è un altro:

Costo orario = Costo annuo del dipendente ÷ Ore produttive nell'anno

Il costo annuo comprende stipendio lordo, contributi a carico dell'azienda, TFR, ratei di tredicesima e quattordicesima, eventuali premi. Te lo dà il consulente del lavoro, ed è sempre molto più alto del netto in busta.

Le ore produttive sono quelle in cui la persona lavora davvero sui prodotti. Su un contratto a tempo pieno ci sono circa 2.080 ore teoriche l'anno. Tolte ferie, festività, permessi e malattia, le ore di presenza scendono. Tolti poi attrezzaggi, pulizie, attese e riunioni, le ore produttive scendono ancora.

Prendiamo un operaio che costa all'azienda 39.000 € l'anno e che lavora sui prodotti 1.500 ore:

Costo orario = 39.000 ÷ 1.500 = 26 € l'ora

Se avessi diviso per le 2.080 ore teoriche avresti ottenuto 18,75 €. Su un prodotto che richiede un'ora e mezza di lavoro sono quasi 11 € di differenza a pezzo, che nessun preventivo recupera.

Come si ripartiscono i costi fissi su ogni prodotto?

I costi fissi non appartengono a nessun prodotto in particolare, quindi serve una regola per dividerli. Si sceglie una base di ripartizione che rappresenti bene quanto ogni prodotto usa la struttura. Le più comuni sono:

  • le ore di manodopera diretta, quando il lavoro delle persone è il cuore della produzione
  • le ore macchina, quando pesano gli impianti
  • il fatturato, nel commercio, dove il lavoro per pezzo è simile

La formula è sempre la stessa:

Tasso di ripartizione = Costi fissi annui ÷ Totale della base nell'anno

Non esiste la base perfetta. Esiste quella che rispecchia il modo in cui lavora la tua azienda. L'importante è sceglierla, scriverla e tenerla ferma, così i costi di un anno si confrontano con quelli dell'anno dopo.

Un esempio con i numeri

Prendiamo un'azienda di esempio che produce scaffalature metalliche e fattura 1,2 milioni l'anno. Ha 8 operai da 1.500 ore produttive ciascuno, quindi 12.000 ore dirette l'anno, e 300.000 € di costi fissi di struttura.

Tasso di ripartizione = 300.000 ÷ 12.000 = 25 € per ora diretta

Il modello più venduto richiede 62 € di materiali, 18 € di verniciatura esterna e un'ora e mezza di lavoro.

Voce€ per scaffale
Materiali62,00
Verniciatura esterna18,00
Manodopera (1,5 ore × 26 €)39,00
Costo diretto119,00
Quota costi fissi (1,5 ore × 25 €)37,50
Costo pieno156,50

Lo scaffale è a listino a 175 €. Sul costo pieno restano 18,50 € a pezzo, poco più del 10% del prezzo. Ora arriva un cliente che chiede il 15% di sconto: il prezzo scende a 148,75 €, sotto il costo pieno.

Su quel pezzo l'azienda non guadagna. Copre tutti i costi diretti e paga ancora 29,75 € di costi fissi, ma meno dei 37,50 € che servirebbero. Se lo sconto diventa la regola per tutti i clienti, l'azienda lavora tutto l'anno senza arrivare a coprire la struttura.

Costo pieno o costo diretto: quale uso per fare il prezzo?

Servono tutti e due, per domande diverse.

  • Il costo pieno è la base del listino. Se in media vendi sotto il costo pieno, l'azienda non paga i suoi costi fissi e va in perdita.
  • Il costo diretto è il pavimento. Sotto quel prezzo ogni pezzo venduto fa perdere soldi anche se i costi fissi fossero già pagati.

Fra i due c'è una zona grigia. Un ordine a un prezzo fra costo diretto e costo pieno può avere senso se riempie una capacità che resterebbe ferma, per un periodo limitato e con un cliente che poi paga il listino. Non ha senso se diventa il prezzo normale.

Cosa succede quando il costo di un prodotto è sbagliato?

Si vende con fiducia qualcosa che fa perdere soldi. È la situazione in cui si trovava Gabriele Conti, titolare di Conti Srl, macchinari per laboratori di pasticceria e panificio: 2.870.000 € di fatturato e un EBITDA a zero. Con il controller Domenico Magnifico ha calcolato il costo orario e il full costing di ogni business unit, poi ha rivisto tutto il listino. «Dopo aver conosciuto il full costing di ogni business unit, siamo intervenuti sui prezzi di vendita», spiega Domenico. In 12 mesi l'EBITDA è passato da 0 € a 460.000 €. La storia è nel caso studio di Gabriele.

In Protezione Ferro Srls, zincatura a caldo e verniciatura dei metalli, il titolare Andrea Strollo e la sorella Eleonora non avevano nessun controllo sulla produzione e sulle ore lavorate. «Vagavamo alla cieca nel fare i prezzi», spiega Eleonora. Con il controller hanno calcolato il costo orario aziendale, comprensivo di manodopera, materie prime e lavorazioni, e hanno scoperto che la verniciatura aveva margini nulli. In 12 mesi, eliminata quella business unit, l'EBITDA è salito da 31.000 € a 75.500 € e il compenso di Andrea da 11.100 € a 51.250 €. I numeri sono nel caso studio di Andrea.

Cosa fare lunedì mattina?

Prendi i tre prodotti o servizi che vendi di più. Per ognuno scrivi su un foglio materiali, lavorazioni esterne e ore di lavoro. Chiedi al consulente del lavoro il costo annuo di ogni persona e stima le ore produttive in modo onesto. Poi prendi i costi fissi dell'ultimo bilancio e dividili per le ore dirette dell'anno.

Confronta il costo pieno con il prezzo medio a cui hai venduto davvero, sconti compresi. Se uno dei tre è sotto, hai trovato da dove partire.

Domande frequenti

Che differenza c'è tra costo di produzione e costo pieno?

Il costo di produzione comprende materiali, lavorazioni e manodopera, a volte anche i costi generali dello stabilimento. Il costo pieno aggiunge tutti gli altri costi fissi dell'azienda, compresi uffici, amministrazione e commerciale.

Il compenso del titolare va nel costo del prodotto?

Sì, nei costi fissi da ripartire. Se lo lasci fuori, il costo pieno sembra più basso e i prezzi vengono fatti senza pagare chi guida l'azienda.

Ogni quanto va aggiornato il costo di un prodotto?

Almeno una volta l'anno e ogni volta che cambia qualcosa di importante: un aumento dei materiali, un rinnovo contrattuale, un'assunzione, un nuovo affitto.

Per un'azienda di servizi vale lo stesso metodo?

Sì. Al posto dei materiali ci sono le spese dirette della commessa, e il peso maggiore lo fa il costo orario delle persone. La ripartizione dei costi fissi si fa quasi sempre sulle ore lavorate.


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