Piano economico finanziario: cos'è e come si fa in una PMI
Piano economico finanziario: cos'è, da quali prospetti è composto, come si costruisce passo per passo in una PMI e perché la crescita può svuotare la cassa.
di Redazione Imprenditore VeroBudget e pianificazione
Il piano economico finanziario è la previsione, anno per anno, di quanto l'azienda guadagnerà e di quanta cassa avrà, di solito su un orizzonte da tre a cinque anni. Tiene insieme tre prospetti collegati: conto economico previsionale, stato patrimoniale previsionale e flussi di cassa, e serve a capire se un progetto si regge prima di farlo.
La parola chiave è «finanziario». Un piano che si ferma al conto economico dice quanto si guadagnerà, ma non se ci saranno i soldi per pagare stipendi, fornitori e rate mentre si cresce. Vediamo come si costruisce un piano economico finanziario completo, con un esempio in cui l'azienda cresce, guadagna di più e resta comunque senza cassa.
Cos'è un piano economico finanziario?
È la parte numerica di qualsiasi progetto pluriennale. Il conto economico previsionale dice se l'azienda guadagnerà. Lo stato patrimoniale previsionale dice come cambieranno crediti, magazzino, debiti e patrimonio. Il prospetto dei flussi di cassa dice quanti soldi entreranno e usciranno davvero, e quindi se servirà altro credito.
I tre prospetti si tengono a vicenda: l'utile dell'anno entra nel patrimonio netto, l'aumento dei crediti verso clienti toglie cassa, un finanziamento aggiunge cassa e debiti. Se i numeri non quadrano tra un prospetto e l'altro, c'è un errore.
Che differenza c'è tra piano economico finanziario e business plan?
Il business plan è il documento completo: racconta il progetto, il mercato, la strategia e le persone, e poi mette i numeri. Il piano economico finanziario è il cuore numerico di quel documento. Nella pratica spesso si usano come sinonimi. Cosa deve contenere la parte descrittiva lo trovi nella guida sul business plan.
Come si fa un piano economico finanziario, passo per passo?
- Parti dal consuntivo. Gli ultimi bilanci, riclassificati separando costi variabili e fissi.
- Stima i ricavi anno per anno, con volumi e prezzi espliciti.
- Calcola i costi variabili in percentuale sui ricavi, partendo dalla percentuale storica.
- Aggiungi i costi fissi, compresi quelli nuovi che il progetto porta.
- Inserisci investimenti e ammortamenti.
- Stima il circolante: giorni di incasso dai clienti, giorni di magazzino, giorni di pagamento ai fornitori.
- Inserisci finanziamenti e rate, con capitale e interessi.
- Stima le imposte.
- Chiudi con la cassa di fine anno, e verifica che non vada mai sotto zero o oltre i fidi disponibili.
Flusso di cassa dell'anno = EBITDA − Imposte e interessi − Aumento del circolante − Investimenti + Nuovi finanziamenti − Rate in conto capitale
Un esempio con i numeri
Prendiamo un'azienda di esempio che fattura 2 milioni, con un primo margine del 35%, costi fissi per 550.000 € e un EBITDA di 150.000 €. Vuole crescere di 200.000 € di fatturato l'anno per tre anni. Per farlo compra un macchinario da 200.000 €, finanziato per 150.000 € con un mutuo a cinque anni, e aggiunge 30.000 € di costi fissi ogni anno.
Conto economico previsionale
| Anno 0 | Anno 1 | Anno 2 | Anno 3 | |
|---|---|---|---|---|
| Ricavi | 2.000.000 | 2.200.000 | 2.400.000 | 2.600.000 |
| Primo margine (35%) | 700.000 | 770.000 | 840.000 | 910.000 |
| Costi fissi | 550.000 | 580.000 | 610.000 | 640.000 |
| EBITDA | 150.000 | 190.000 | 230.000 | 270.000 |
Sul conto economico tutto va bene: l'EBITDA sale dal 7,5% a oltre il 10% dei ricavi.
Flussi di cassa previsionali
Ipotesi: i clienti pagano a 90 giorni, i fornitori a 60, il magazzino cresce di 20.000 € l'anno. Per semplicità i crediti sono calcolati sui ricavi senza IVA. Così ogni anno il circolante assorbe circa 48.000 € (crediti +49.315, magazzino +20.000, fornitori −21.370). La cassa iniziale è di 80.000 €.
| Anno 1 | Anno 2 | Anno 3 | |
|---|---|---|---|
| EBITDA | 190.000 | 230.000 | 270.000 |
| Imposte e interessi (ipotesi) | −45.000 | −55.000 | −65.000 |
| Aumento del circolante | −48.000 | −48.000 | −48.000 |
| Investimento | −200.000 | 0 | 0 |
| Nuovo finanziamento | +150.000 | 0 | 0 |
| Rate in conto capitale | −30.000 | −30.000 | −30.000 |
| Flusso dell'anno | 17.000 | 97.000 | 127.000 |
| Cassa a fine anno | 97.000 | 194.000 | 321.000 |
Nello scenario base il piano regge, ma il primo anno è stretto: la cassa sale di soli 17.000 €.
Ora cambiamo una sola ipotesi. Per vendere di più, l'azienda accetta clienti che pagano a 120 giorni invece che a 90. I crediti a fine anno 1 diventano 2.200.000 × 120 ÷ 365 = 723.288 €, cioè 180.822 € in più. Il flusso del primo anno passa da +17.000 a circa −164.000 €, e la cassa da 97.000 a circa −84.000 €. Stesso fatturato, stesso EBITDA, ma serve un fido che prima non serviva.
È il motivo per cui il piano economico non basta: senza la parte finanziaria questa azienda avrebbe scoperto il problema a metà dell'anno 1, con le rate già da pagare.
Quali numeri guarda chi finanzia il piano?
Chi presta i soldi guarda soprattutto la capacità di rimborso:
- PFN ÷ EBITDA: in quanti anni di margine operativo si ripagano i debiti finanziari, al netto della liquidità. Deve scendere negli anni del piano, non salire.
- Copertura del debito: la cassa disponibile ogni anno divisa per le rate da pagare (capitale più interessi). Sotto 1 vuol dire che le rate non sono coperte dalla cassa che l'azienda genera.
- Coerenza delle ipotesi: un primo margine o una crescita molto diversi dalla storia vanno spiegati.
L'EBITDA è il punto di partenza di quasi tutti questi conti, per questo conviene sapere quanto deve essere l'EBITDA nella tua azienda.
Quali errori si fanno spesso in un piano economico finanziario?
- Dimenticare l'IVA e i tempi di incasso, come se le vendite diventassero cassa il giorno stesso.
- Un solo scenario, quello favorevole. Ne servono almeno due: base e prudente.
- Costi fissi fermi mentre il fatturato cresce. Più vendite portano quasi sempre più persone, più spazi, più mezzi.
- Ipotesi non scritte. Chi legge deve poter vedere da dove viene ogni numero.
- Non confrontarlo mai con il consuntivo. Un piano serve se ogni mese si guarda quanto ci si sta allontanando.
Cosa cambia quando il piano è scritto e seguito?
Andrea Strollo guida con la sorella Eleonora Protezione Ferro Srls, zincatura a caldo e verniciatura dei metalli. Con il controller ha mappato la marginalità di ogni business unit, eliminato la verniciatura che aveva margini nulli e redatto un piano industriale quinquennale, un business plan 2025-2029 per ottenere i finanziamenti bancari. Il piano è stato approvato e il finanziamento ottenuto: «In banca hanno detto: Non ho mai visto un lavoro così dettagliato», racconta Andrea. In 12 mesi l'EBITDA è passato da 31.000 € (5,32%) a 75.500 € (11,31%). Il racconto completo è nel caso studio di Andrea.
Nico Brizzi è titolare di NBC Srl, ristorazione con un format proprio. Il commercialista era in ritardo di un anno e i numeri non si seguivano: «Se avessi dovuto rispondere alla domanda 'quanto guadagni tu all'anno', io non lo sapevo». Con il controller Francesco Boccardo ha ridefinito il piano dei conti, introdotto un budget annuale con monitoraggio mensile e redatto un piano industriale triennale, con un prospetto pluriennale del cash flow per anticipare le tensioni di cassa. In 14 mesi l'utile è passato da 2.605 € a 122.831 €. Tutti i numeri sono nel caso studio di Nico.
Cosa fare lunedì mattina?
Prendi il progetto principale dei prossimi due anni e scrivi le sue ipotesi in una colonna: fatturato in più, primo margine, costi fissi in più, investimento, giorni di incasso. Poi calcola il flusso di cassa del primo anno con la formula qui sopra. Rifai il conto con i clienti che pagano 30 giorni più tardi. Se la cassa va sotto zero, sai già cosa chiedere alla banca, e quando.
Domande frequenti
Quanti anni deve coprire un piano economico finanziario?
Di solito da tre a cinque. Il primo anno conviene dettagliarlo mese per mese, soprattutto per la cassa. Gli anni successivi bastano anno per anno.
Chi chiede un piano economico finanziario?
Le banche per i finanziamenti, gli investitori, i soci, i bandi di finanza agevolata. Ma il primo a cui serve è l'imprenditore, per decidere se e come fare un investimento.
Il piano economico finanziario si può fare da soli?
La struttura sì, con un foglio di calcolo e le formule giuste. Le ipotesi le conosce l'imprenditore. Per le imposte e per la forma richiesta dalla banca conviene confrontarsi con il commercialista: servono entrambi.
Ogni quanto va aggiornato?
Va confrontato ogni mese con i numeri reali e aggiornato quando un'ipotesi importante cambia: un cliente grosso, un aumento dei costi, un investimento rinviato.
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